Talento Italiano — Prezzi bassi e qualità artigiana E’ la formula di Lind’Ora

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A Firenze dura da un quarto di secolo la storia delle lavanderie aperte da Antonio D’Acunto all’interno dei centri commerciali Esselunga. Ma senza mai rinunciare a sfide “da bottega”, come lavare le uniformi dell’esercito italiano, o i 150 costumi pronto uso per il Carnevale di Venezia

 

“Da bambino dormivo sotto l’asse da stiro” esordisce Antonio D’Acunto, sciorinando la sua fluente parlata fiorentina. E, con questa frase, già ti chiarisce che se al giorno d’oggi ti punge la voglia di fare due chiacchiere su presente, passato e futuro delle lavanderie italiane, hai di fronte l’uomo giusto, cresciuto non invano fra le centrifughe e i mangani di un’impresa di famiglia.

Tanto che, nel 1992, non appena il mercato ammicca in una certa direzione, Antonio D’Acunto inizia l’avventura di Lind’Ora, avviando un primo esercizio all’interno dell’ipermercato Esselunga di via Canova, a Firenze. Semplice, quanto vitale punto di partenza per un’avventura di impresa che tuttora poggia su basi così solide per affrontare qualsiasi sfida all’insegna della qualità- “Come le uniformi da parata che laviamo regolarmente per il ministero della difesa – racconta il titolare – o i 150 costumi consegnati in tutto il loro splendore per la sfilata dell’ultimo carnevale di Venezia. Quello di Casanova, in particolare, ha richiesto tutta la nostra arte, mi viene da dire, considerando la nostra formazione di artigiani del pulito”.

Esempi che ci dicono come dal 1992 a oggi, acqua d’Arno ne è passata un oceano sotto le arcate di Ponte Vecchio, e Lind’Ora non solo è ancora lì, ma ha pure raddoppiato, aprendo una seconda sede all’Esselunga di via Gramsci, a Sesto Fiorentino. “E, punti di raccolta a parte – chiarisce Antonio D’Acunto – è stata una storia fatta di continue conquiste, alimentate da una passione scritta nel mio dna. Se ho fatto nascere Lind’Ora, è anche perché con quest’impresa posso continuare lungo il solco di un cammino che inizia negli anni ’50, a Ischia, dove la lavanderia di famiglia lavora per il Regina Isabella”. Così si chiama il magnifico albergo su cui l’editore e produttore Angelo Rizzoli pone le basi del boom turistico dell’isola, legato in buona parte al suo protagonismo. Per cui, quando, negli anni ’70, Luigi D’Acunto trasferisce l’attività a Firenze, il figlio Antonio ha già per le mani parecchi elementi sui quali impostare il proprio futuro.

Tutto a Firenze si declina in rapporti profondi con il territorio: l’acquisizione di due negozi con una loro tradizione in centro storico, il know how del trattamento delle pelli perfezionato lavorando per conto dello stilista Roberto Cavalli e, non da ultima, un’attività sempre più capillare di consegne a domicilio. “Quando nel ’92 decido che è il momento di provare a fare da solo – rileva Luigi D’Acunto – sapevo che la clientela stava cambiando in modo radicale, assorbita da nuovi bisogni: qualità sì, ma anche ritmi veloci, flessibilità, e una crescente sensibilità in tema di ambiente”.

“Con Lind’Ora – continua – che già nel nome significa pulizia in tempi rapidi, noi giravamo pagina rispetto al negozio di quartiere. Al quale abbiamo sostituito questi punti di raccolta e consegna realizzati in seno alla grande distribuzione, ma senza rinunciare alle relazioni con la clientela ereditate dalla tradizione artigiana, ragione per cui proponiamo un servizio a domicilio continuativo quanto rigoroso”.

L’inserimento della struttura nella grande distribuzione alleggerisce il prezzo dei servizi, con offerte tipo cinque camicie a dieci euro, ma garantiti dal personale a cui si affida Antonio D’Acunto per lavaggi a percloro o a idrocarburi, a seconda delle necessità, memore della grande lezione appresa non solo da papà Luigi, ma anche dalla madre, Mara D’Ambra. “Coach” non solo in negozio, ma anche fuori, a disposizione dei clienti, i quali, nel sito di Lind’Ora trovano i video in cui il titolare dell’azienda ammannisce utili consigli sulla gestione degli armadi di casa, sul montaggio delle tende e su altri argomenti di notorio interesse.

Con attenzione spesso dedicata a profumi e deodoranti. Chi è cresciuto dormendo a volte sotto l’asse da stiro, sa che anche il naso fa la sua parte nel riconoscere un capo lavato a regola d’arte.

di Stefano Ferrio

Detergo Rivista Giugno 2017