Così è dal 1982, quando la signora Valli apriva la sua attività artigiana a Gambettola, vicino a Forlì, coinvolgendo presto nell’impresa il marito Ezio. Oggi è il loro figlio Christian Biondi a mandare avanti la premiata ditta nel segno di una continuità che è anche adeguamento alle trasformazioni del mercato. Da qui le macchine a idrocarburi, il business delle camicie, il negozio aperto tutto l’anno per nove ore e mezza al dì. In modo da guardare avanti, facendo felici clienti vecchi e nuovi

Quale lavoro farà la piccola Emma, alunna di quarta elementare, che avrà 49 anni nel 2060? Fra le venti camicie da consegnare a un singolo cliente e il piumone che gli ha appena portato la signora Luisa, trova modo di chiederselo il padre di Emma, Christian Biondi. Uno che un quarto dei suoi 49 anni li ha già trascorsi nell’impresa di famiglia, la Lavanderia Adriana. È quella che sua madre, Adriana Valli, ha aperto nel 1982, a Gambettola, paese di 10mila anime in provincia di Forlì-Cesena, coinvolgendo in seguito anche il papà Ezio Biondi.
“Mi faccio domande sul futuro di Emma anche perché io da ragazzo pensavo ad altro, per la mia vita – racconta dietro il banco del negozio di Via del Lavoro – tanto è vero che, appena diventato adulto, sono entrato in fabbrica. Poi, con il passare del tempo, ho iniziato a capire meglio il valore di quest’attività e così, mentre mamma si accingeva alla sua meritata pensione, ho deciso di lasciare la fabbrica per rilevarla. Una svolta importante, positiva
Di sicuro, crescendo, Emma, anche dovesse fare la biologa marina o l’avvocato in un grande studio legale, acquisirà sempre di più il valore di questa svolta compiuta da suo padre, che si è dimostrato in grado di continuare nel modo migliore l’attività avviata con tanta passione e spirito di sacrificio da nonna Adriana.
D’altra parte, il cartello degli orari parla chiaro: 7,30-12,30, 14,30-19, nove ore e mezza al dì e sabato mattina aperto. Numeri che testimoniano di un’attività svolta mettendo in campo tempo, dedizione, capacità di soddisfare le più varie e minuziose richieste.
“Oggi è il servizio che cerca il cliente – conferma Christian Biondi – perché sono passati da un pezzo i tempi in cui la lavanderia era un punto fermo nell’economia domestica di una famiglia italiana.
Quando mamma apriva il negozio, a Gambettola ce ne erano altri cinque, e lavoro ce n’era per tutti. Oggi siamo aperti ancora in tre”.
“È anche vero che il mercato della manutenzione del tessile non è più strettamente locale – continua il titolare di Lavanderia Adriana. – Un esempio è quello del servizio camicie, 2 euro e 20 a capo, fatto per coprire una specifica domanda di lavaggio e di stiro sempre più diffusa. Qui funziona da oltre tre anni, e ha avuto un tale successo che sono stati acquisiti clienti fissi anche da paesi distanti venti chilometri. Questo perché al giorno d’oggi la lavanderia non è più un’impresa statica, dove si entra e si esce per abitudine, ognuno con il suo pacco di vestiti, ma un’attività fortemente dinamica, rivolta a intercettare bisogni in tempo reale”.
“E con l’avvertenza fondamentale – aggiunge Biondi – di operare bene e presto, perché al giorno d’oggi ogni cliente richiede a una lavanderia artigiana il tempo più breve possibile perché sia risolto
il suo problema, avvisato via sms quando il capo è pronto. Ovviamente, dove la macchina non arriva, si interviene a mano, si procede a un nuovo lavaggio, si mette in campo tutto ciò che il mestiere artigianale insegna”.
Assieme a mamma Adriana, rimasta a dargli una mano per amore di questo mestiere, e a tre collaboratrici part-time, Christian Biondi traduce questi suoi principi in un’interazione continua con la clientela. Sono relazioni da cui nulla viene escluso, nemmeno la tecnologia. “Attualmente – spiega l’imprenditore – per il lavaggio operiamo con quattro macchine ad acqua, a cui abbiamo affiancato due macchine a secco Firbimatic da 15 chili, entrambe funzionanti a idrocarburi. E il grande impatto del servizio-camicie discende anche da queste due lavatrici che restituiscono capi particolarmente morbidi e vestibili, senza più tracce di odori. Ciò ci consente di aumentare la quantità di capi lavati a secco, in particolare quelli resi delicati da stampe, paillettes e applicazioni varie, tutti accessori che con il percloro non sempre era possibile lavare. Inoltre, i clienti sono particolarmente a loro agio dentro un
negozio luminoso e profumato, dove quasi toccano con mano la pulizia del servizio, il benessere garantito da questa tecnologia”.
Il parco macchine della Lavanderia Adriana si completa con due banchi da stiro, un bancone per lo stiro speciale e la macchina stira- camicie, oltre a un “topper” per il servizio di stiro pantalone sportivo modello jeans, sempre al prezzo 2 euro e 20. Quel che ci vuole per garantire servizi che spaziano da tutto il guardaroba classico a piumoni, tende, oggetti di casa destinati alla sanificazione. “Affidiamo a terzi solo tappeti e capi in pelle – precisa Christian Biondi – ma sempre garantendo in prima persona la qualità del servizio”.
Ecco perché la piccola Emma, se anche nel 2060 sarà occupata come astronauta su Marte o come conservatrice di archivi virtuali, avrà fatto tesoro dei valori della lavanderia aperta da nonna Adriana e presa poi in mano da papà Christian. Che è un negozio aperto “per servire”. Possibilmente sempre. “Sì, anche d’estate – spiega Christian Biondi – perché le tre settimane di chiusura non sono più pensabili in una realtà di ferie più turnate e spezzettate rispetto a un tempo, con la conseguenza che c’è sempre qualcuno in cerca di una lavanderia. Così chiudiamo una settimana sola, e per il resto
del periodo-ferie ci organizziamo secondo turni ben precisi”.
Solo così oggi ci si prenota un po’ di futuro. •

di Stefano Ferrio
Detergo Rivista Marzo 2020

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