Grazie ai suoi standard di assoluta eccellenza nella sanificazione, la lavanderia industriale chiamata con l’antico nome greco della città sicula ha concorso in modo determinante al funzionamento delle strutture sanitarie e assistenziali del territorio. La sua è una leadership che si spiega con il continuo dinamismo tecnologico e con una profonda conoscenza dei mercati, in grado di garantire una produzione da 27 quintali al dì in alta stagione

Se si ferma la lavanderia industriale Himera, vuol dire che a Termini Imerese si è fermato tutto, ma proprio “tutto”. Lo si è visto più che mai durante la quarantena per la pandemia da Covid-19, lockdown durante il quale la Himera ha continuato a funzionare a pieno regime nella sua parte sanitaria, riservata a ospedali e case di riposo, mentre è rimasto giocoforza bloccato il capannone riservato ad alberghi, ristoranti e strutture di accoglienza,

La Lavanderia Industriale Himera si è così confermata come una delle pochissime realtà imprenditoriali ancora vive e pulsanti in questa cittadina sicula, in provincia di Palermo, affacciata sul Mediterraneo.

Ora, in piena Fase 2 dell’emergenza nazionale, tutto sta tornando ai ritmi abituali e la lavanderia è già pronta a svolgere il proprio ruolo cruciale, quanto a servizi di prima necessità, durante la stagione balneare di Termini. D’altra parte, già il nome, Himera, indica una relazione a dir poco “stretta” con il territorio, visto che è stato scelto in omaggio all’antica Imera, colonia greca risplendente di templi e monumenti distrutta dai cartaginesi nel quinto secolo avanti Cristo.

Entrando nei dettagli, Himera Srl, di cui è titolare unico Domenico Di Stefano, acquisisce l’attuale denominazione nel 2016, a coronamento di poco più di mezzo secolo di storia d’impresa iniziata nel 1968 con l’apertura di una lavanderia artigiana gestita dalla famiglia Di Stefano. Un primo passo importante si registra quando la Fiat avvia, a partire dal 1970, uno dei suoi più importanti stabilimenti a Termini Imerese, attivo fino al 2011; nasce di conseguenza un nuovo indotto produttivo, dove la lavanderia Di Stefano si immette da protagonista, traslocando all’epoca in una sede situata proprio dirimpetto all’azienda automobilistica, a cui fornisce servizi.

Si snoda così attraverso gli anni, passando dal secco al trattamento ad acqua, la progressiva trasformazione dalla lavanderia artigiana delle origini all’attuale struttura industriale, che acquisisce forma definita una decina di anni or sono con l’attivazione di due capannoni, uno di 1.500 metri quadrati destinato alle strutture sanitarie, e un altro, grande il doppio, riservato ad accoglienza alberghiera e ristorazione. La loro somma significa lavorazioni affidate a una trentina di dipendenti che in alta stagione trattano fino a 27 quintali di biancheria al giorno, e frutta un fatturato annuo attorno ai due milioni e mezzo di euro. Stiamo parlando di una lavanderia che attualmente gestisce 430 tonnellate di capi all’anno, grazie a questa dotazione: cinque linee stiro, tre lavacontinue, tre centrifughe, tre linee per le spugne e dodici essiccatoi nel capannone destinato all’alberghiero; due linee stiro, una lavacontinua, due centrifughe e sei essiccatoi nella struttura riservata al settore sociosanitario.

“La forza di Himera – spiega Domenico Di Stefano – poggia anche su questo suo dinamismo continuo, in grado di adeguarsi a ogni trasformazione sensibile del mercato”. Ultimo esempio, in ordine di tempo, l’introduzione del nuovo sistema di trasporto dei capi, comprensivo di piegatrice e impacchettatrice, con regolazione in automatico del calore generato da una caldaia interna in grado di annullare qualsiasi dispersione energetica, secondo un modello della più avanzata sostenibilità. Inoltre, si sta provvedendo alla tracciatura in automatico di ogni capo tramite chip elettronici applicati dall’inizio alla fine del percorso nel ciclo produttivo. La filosofia aziendale che anima tutto ciò si basa su un continuo, necessario arricchimento di competenze, comprese quelle riguardanti i mercati di riferimento. Se cambiano ad esempio gli standard dei materassi, quanto a dimensioni e componenti ergonomiche, ciò si rifletterà anche nella produzione, e quindi nel trattamento, dei copri-materasso; solo l’aggiornamento costante in materie del genere garantisce alti livelli di competitività a una lavanderia industriale del XXI secolo.

Questa vocazione innovativa diventa ora più che mai premiante per Himera, che non si è fatta certo trovare impreparata dall’emergenza COVID-19, a cominciare dall’aspetto, d’ora in poi “vitale”, della sanificazione, adeguata agli standard d’eccellenza della certificazione UNI/EN 14065. Ne consegue quella comprovata affidabilità senza la quale, per una lavanderia del post-pandemia, diventa assolutamente impossibile relazionarsi con alberghi e ristoranti a loro volta costretti a offrire garanzie di sanificazione integrale ai propri clienti. In particolare, per quanto riguarda la manutenzione del tessile, vanno rispettate nel modo più rigoroso le procedure di separazione fra biancheria pulita e sporca, secondo standard che Himera applica a tutta la propria produzione.

Ne consegue che potrà solo accentuarsi, da parte di Himera, quella relazione di partnership-consulenza con il cliente albergatore o ristoratore di importanza essenziale in un settore trainante dell’economia italiana come l’accoglienza turistica. “Tanto è vero – conclude in proposito Domenico Di Stefano – che quando instauriamo un rapporto con un nuovo cliente, il preventivo economico è solo uno degli aspetti trattati. Altrettanto importante è confrontarsi sulla scelta dei tessuti, sulle procedure adottate, sul know how aziendale. Perchè, più che mai nella realtà del post-coronavirus, la crescita della lavanderia e quella dei suoi clienti devono correre di pari passo”.

Ecco perché, come detto all’inizio, per il bene di tutto l’indotto di Termini Imerese, Himera non può fermarsi mai.

di  Stefano Ferrio

Rivista Detergo Giugno 2020