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REPORTAGE — Tintorie, lavanderie a secco e artigiane: analisi della domanda di mercato

Al termine del 2018 Expo Detergo ha commissionato, alla società di ricerche di mercato Cerved, il compito di tratteggiare il quadro della realtà economica e organizzativa di tintorie, lavanderie a secco e artigiane in Italia

Approssimativamente il perimetro di mercato individuato presenta un numero di strutture qualificate come tintoria/lavanderia tradizionale compreso tra i 12000 e 14000. Il 78% delle aziende si può definire lavanderia tradizionale e la stragrande maggioranza
ha un numero di dipendenti tra 2 e 3. Il lavaggio a secco tradizionale e quello ad acqua sono nella sostanza presenti in tutte le attività, anche se quest’ultimo risulta essere più consistente tra le strutture di più grandi dimensioni e di più recente apertura. Dalla ricerca si evince che nel lavaggio a secco le nuove tecniche di pulitura alternative al percloro costituiscono una sorta di “riserva indiana” e i solventi naturali sono dunque conosciuti da non più del 10%. Passando poi al parco macchine, mediamente il numero delle attrezzature presenti nelle lavanderie si colloca tra 2 e 3, e la quasi totalità sono state acquistate. Il mercato italiano dei macchinari per il secco, come rilevato dalla ricerca, risulta essere piuttosto statico, e i dati lo confermano in modo cristallino, infatti, la media statistica ci dice che la più recente macchina sia stata acquistata 7 anni fa, dato che viene rilevato al centro nord, mentre la percentuale subisce addirittura un ulteriore peggioramento al Sud e nelle isole in cui mediamente l’acquisto più recente risale addirittura a 9 anni fa. Lo stiro a mano tradizionale è onnipresente ma almeno per un quarto delle strutture l’offerta viene arricchita con servizi di igienizzazione, sartoria e servizio a domicilio. Il driver principale per l’acquisto di un macchinario risulta il rapporto qualità/prezzo, il rapporto di fiducia con il provider risulta abbastanza importante ma il supporto tecnico e l’assistenza post vendita risultano essere sorprendentemente sottovalutati (soprattutto al nord). Sul fronte “formazione” quasi la metà delle strutture coinvolte ha partecipato a giornate di apprendimento organizzate dai provider e i 2/3 del totale ritengono molto utile l’organizzazione di incontri a tema. Per quanto riguarda il futuro e le previsioni di investimento 9 aziende su 10 hanno in programma di effettuare investimenti nel corso del 2019 (stragrande maggioranza macchinari) e in particolare le attività più strutturate e più economicamente solide.
In questo pullulare di dati che danno però l’idea di una direzione di marcia, per avere un quadro più puntuale ed esaustivo, è necessario calarci nella realtà produttiva ed ascoltare la voce degli addetti ai lavori.

“Dalla ricerca emerge una certa resistenza al cambiamento da parte delle lavanderie, tuttavia, ciò che ci fa ben sperare è che si stia facendo largo, pur tra mille difficoltà, una minoranza di strutture che voglia investire nell’innovazione”.
Esordisce Paolo Fumagalli Presidente della Pony S.p.A. di Inzago alle porte di Milano che produce macchine per lo stiro. E così precisa, Fumagalli “le lavanderie che hanno maggiori opportunità di guadagno sono quelle che acquistano macchine da stiro automatiche riducendo il costo del lavoro. Ma anche guardando alla competizione con gli altri Paesi noi possiamo dire la nostra spingendo sempre più sull’automazione dei prodotti.” Ritornando ai dati della ricerca Fumagalli si dice “piuttosto stupito dalla scarsa importanza riscontrata soprattutto al nord per i servizi post vendita (11%). Il parco macchine, inoltre, risulta essere un po’ vecchiotto e a suffragare questo dato è sufficiente considerare che per una lavanderia il periodo di ammortamento di una macchina da stiro è di 7/8 anni, se acquistata direttamente dal proprietario, ma aumenta sensibilmente se l’attrezzatura è acquistata in leasing”.
“Il quadro del settore tratteggiato dalla ricerca denota una certa pigrizia a volere investire soprattutto in quanto le strutture sono molto piccole, spesso condotte da persone di una certa età, che hanno resistito ad un decennio di crisi economica che ha lasciato il segno”. Così ci spiega Walter Cividini amministratore delegato di Fimas azienda che produce macchine per lo stiro a Vigevano (PV). Cividini, inoltre, sostiene che “le lavanderie come altre attività devono essere gestite in modo manageriale, cosa che in questo mercato fa fatica ad imporsi. I nuovi macchinari automatizzati determinano un risparmio sia di manodopera sia dei consumi di energia. La ricerca tuttavia ci segnala una certa riduzione (come numero) delle attività di lavanderia e ciò denota una razionalizzazione delle attività presenti nel mercato; ci sono lavanderie che assomigliano sempre più a delle “boutique”. Sono piuttosto ottimista per il futuro del nostro mercato che vedo in ripresa, anche se lieve…”.

“Siamo convinti che i margini di crescita e di sviluppo ci siano sia per le lavanderie industriali che per quelle a secco e che i mercati stiano reagendo in maniera diversa a seconda delle differenti aree geografiche” sostiene
Giacomo Fontana, Sales Manager di Maestrelli S.r.l. di San Giorgio di Piano nei pressi di Bologna, che produce macchine per lavanderia. Fontana poi aggiunge, “il mercato è complesso: da una parte il lavaggio ad acqua si sta sviluppando e perfezionando sempre di più e sicuramente oggi si possono lavare ad acqua capi che solamente 10 anni fa non si potevano prestare a determinati trattamenti di lavaggio. Dall’altra parte, però, i capi più delicati (dalla seta, alla pelle, fino agli scamosciati) e nuovi tessuti con inserti (per esempio) in plastica o poliuretano, richiedono una sempre maggiore professionalità e competenza e devono essere lavati a secco con l’utilizzo di solventi alternativi. La Maestrelli sta notevolmente rafforzando la propria posizione in India ed il mese scorso eravamo presenti con le nostre macchine sia al Laundrex di Bangalore che al Garment Technology Expo (GTE) di Delhi. In questo mercato, molte piccole lavanderie stanno introducendo anche il lavaggio a secco (e sempre più spesso con solventi alternativi) per offrire un servizio davvero completo, mentre il nostro distributore locale da sempre orientato a lavorare con le grandi industrie tessili, si sta adesso aprendo concretamente al mercato del “retail” vero e proprio, ritenendolo in grande crescita e con grandi margini di sviluppo.
In conclusione, vendere una macchina (soprattutto a secco) vuol dire sempre di più vendere un servizio completo, un suggerimento, un’assistenza tecnica, capire le vere esigenze del cliente, essere flessibili, offrire macchine pratiche, resistenti e davvero user friendly”. “C’è ancora molta strada da fare, il parco macchine è obsoleto e da rinnovare, ma bisognerebbe capire, anche, se le nostre offerte sono realmente allettanti”. Rincara la dose Daniele Battistella dell’azienda Battistella B.G. S.r.l. di Rossano Veneto (VI) che opera nelle macchine da stiro “consideri che un risparmio di costi tra il 30% e il 40%, in virtù dell’automazione dei macchinari, per le lavanderie dovrebbe essere un incentivo ad investire nell’innovazione, ma forse noi costruttori non siamo stati in grado di comunicare in modo opportuno”. E poi aggiunge, “è necessario garantire un’offerta ampia ed efficiente al cliente, la velocità di manutenzione nei confronti delle lavanderie dei centri commerciali che hanno la fila di gente davanti alla loro attività è essenziale; faccio un esempio piuttosto eloquente, una lavanderia di un centro commerciale ha acquistato una macchina da stiro ad ottobre 2018 e a marzo 2019 dopo cinque mesi aveva già 2.200 ore di lavoro se non è produzione intensiva questa… Per quanto riguarda il mercato la nostra azienda sta riscuotendo ottimi risultati nella vendita delle sanificatrici, le produciamo da quattro anni e le lavanderie hanno capito che un ciclo produttivo di questo tipo combina un basso costo di manodopera a bassi consumi di elettricità”.
Il direttore vendite Gabriele Cuppini di Union S.p.a. produttori di macchine a secco con sede a Sala Bolognese (BO), sottolinea, come i risultati della ricerca rappresentino una fotografia del mercato italiano abbastanza chiara e completa. “Union lavora prevalentemente con i paesi esteri. Negli USA, Union è il punto di riferimento del mercato macchinari a secco da molto tempo. Non si può non fare un parallelo tra i mercati esteri e quello italiano; dal confronto emerge che il livello di investimenti in Italia è più basso, il supporto economico, i finanziamenti e le agevolazioni in Italia sono nella sostanza assenti e di conseguenza lo sviluppo stenta a decollare. All’estero, dove gli investimenti sono più alti, i finanziamenti e le sovvenzioni più accessibili, il volume degli affari è maggiore”. “Questo è un fattore che si riflette anche sul servizio” aggiunge Cuppini, “in molti Paesi un mercato più dinamico favorisce gli investimenti a favore di impianti più moderni, questo si riflette anche su una maggiore efficienza e qualità del servizio di pulitura; impianti più moderni progettati per nuovi solventi offrono una maggiore compatibilità con i capi e con gli attuali tessuti, aiutando a semplificare il lavoro. Nonostante il mercato nazionale sia storicamente un mercato ricco di eccellenze che lavorano per offrire un servizio di qualità, la piccola pulitintoria resta la maggioranza, con limitate possibilità di investimento.

Inoltre, l’ingegnere Corinna Mapelli contitolare di Trevil S.r.l. di Pozzo d’Adda nel milanese e produttore di macchine da stiro precisa, “il settore dello stiro in assenza di normative che impongano un cambiamento è limitato ad un “mercato di sostituzione” per naturale obsolescenza. All’estero, invece, stiamo riscontrando grandi potenzialità di crescita, ad esempio in India (in cui siamo presenti da trent’anni) si sta verificando un forte sviluppo del lavaggio a secco. Invece, in Italia come è riscontrabile dalla ricerca c’è una presenza di macchine datate e anche un consistente mercato dell’usato. È nella sostanza un mercato piccolo e affollato (di competitor) con qualche limitato segnale di innovazione. Ci sono trend sociali che incidono sul mercato e il dato delle camice, rappresentato dalla ricerca, è eloquente e determinato da stili, ritmi di vita e composizione familiare molto differenti rispetto al passato; l’incremento nella società dei single e dei single di ritorno a seguito di fallimenti matrimoniali è sotto gli occhi di tutti. Le lavanderie dovrebbero avere una puntuale conoscenza del trattamento dei tessuti e lo stiro in questo “percorso” rappresenta il fiore all’occhiello del prodotto trattato. Noi siamo presenti”, aggiunge Mapelli, “sia nelle lavanderie tradizionali che in quelle gestite in modo manageriale e lascia molto perplessi il dato della scarsa considerazione del supporto tecnico nella prevendita (solo il 3,2% degli intervistati lo ritiene importante) in questo modo viene immiserita la professionalità di chi produce e di chi vende”.

“Al di là delle zone d’ombra che andrebbero approfondite ed esplicitate meglio dalla ricerca, emerge come tra numeri si possa leggere in modo inequivocabile un profondo cambiamento del modo in cui viene offerto un servizio che è sempre più inadeguato in quanto fatto con macchinari sempre più obsoleti. La lavanderia si sta trasformando perché il passaggio al natural solvent dà la possibilità di rivitalizzare enormemente il lavaggio a secco, in primo luogo, perché la gamma di prodotti che possono essere lavati con questa tecnica è molto ampio e di conseguenza il mercato si estende, in secondo luogo , l’offerta anche delle lavanderie non può non mettersi in sintonia con il sentiment sempre più diffuso della sostenibilità ambientale, della biodegradabilità, e quindi di un benessere sempre più diffuso che genera inevitabilmente, anch’esso domanda di mercato e tutto questo un circuito virtuoso di mercato” sostiene Marco Niccolini Direttore commerciale della Renzacci di Città di Castello. C’è un altro elemento che fa ben sperare per il futuro, “ci sono grandi aziende nel mercato mondiale che si sono messe ad investire in modo corposo nello sviluppo dei solventi naturali e a bassissimo impatto ambientale, se non ci fosse mercato nel medio periodo che senso avrebbe investire tutte queste risorse? Sono le grandi industrie della moda che utilizzano nuovi tessuti e nuove tecniche di confezionamento che stanno determinando questa svolta del mercato ad ogni livello” aggiunge Gabrio Renzacci, Presidente della Renzacci SpA.

La ricerca di mercato integrale può essere acquistata.
Per informazioni rivolgersi a:
Expo Detergo Srl – Tel. 02 39314120
expo@expodetergo.com

 

di Marzio Nava

DETERGO APRILE 2019

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