Nonostante il periodo di crisi pandemica che stiamo attraversando, e che non pochi problemi ci sta causando, ci siamo resi conto che l’attenzione alla sensibilità ambientale soprattutto dei consumatori ma anche delle imprese non si è allentata. Non possiamo dire che ci sia un effetto distrazione, dovuto all’attenzione riservata al COVID-19, anzi, sembra quasi che l’attenzione alla sanificazione abbia come portato un valore aggiunto di consapevolezza collettiva anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Negli ultimi anni, il problema dell’inquinamento ambientale si è aggravato e parallelamente, la sensibilità ecologica dei consumatori è cresciuta, tanto che oggi possiamo identificare con il nome di green customer quella porzione di clienti che ritengono fondamentali le variabili ambientali nella scelta dei propri acquisti. Conseguenza di questa situazione è la crescente diffusione delle iniziative di politica ambientale e la parallela rilevanza che va assumendo nel mercato il concetto di “sviluppo sostenibile” e di “economia compatibile”, ossia lo sviluppo controllato in grado di garantire un’adeguata qualità della vita e il rispetto per le generazioni future. Le imprese come quelle che afferiscono al nostro mercato della manutenzione tessile si trovano così ad affrontare difficoltà crescenti, dovendosi adeguare a una legislazione in evoluzione, spesso incompleta e mal coordinata, a livello nazionale e internazionale. E la difficoltà è crescente proprio perché le nostre aziende operano in un villaggio globale in cui economicamente i confini sono permeabili ma in cui le regolamentazioni hanno confini ben delineati. Per questo, è necessario un approccio proattivo nella gestione delle problematiche ecologiche, che individui le soluzioni strategiche e operative più adatte. L’ambiente va concepito non solo come un vincolo, come un limite, ma anche come un’opportunità, un fattore attraverso cui acquisire quote di mercato. Da questo punto di vista e dal monitoraggio che abbiamo condotto tra le nostre aziende risulta piuttosto chiaro come le imprese siano preparate sia in termini di prodotti sia di processo alla sfida dell’economia ecocompatibile.

Ruggero Sammarco, Technical and Business Development Supervisor di Christeyns Italia, azienda chimica la cui sede italiana è a Pessano con Bornago in provincia di Milano ci illustra il profilo green dell’azienda: “siamo un’azienda che opera nell’ambito della detergenza, in particolare negli ultimi anni abbiamo sviluppato
nuovi concetti di lavaggio che si basano sia sullo sviluppo di nuovi prodotti ecocompatibili sia anche sulla corretta messa in uso del processo con le macchine disponibili e i tessili da trattare. Nell’ottica di garantire standard qualitativi molto alti di detergenza in un quadro di massimo rispetto per l’ambiente Christeyns possiede due sistemi di lavaggio con certificazione Ecolabel europea ed una gamma di altri prodotti con certificazione ambientale di tipo 1 in relazione alla UNI EN ISO 14024″. In questo senso il lavoro di ricerca e sviluppo ma anche la produzione per la nostra azienda ha comportato un notevole sforzo di adeguamento ma anche un cambio di passo nella direzione della sostenibilità ambientale. Il Cool Chemistry e il sistema PureSan rappresentano in sintesi l’obiettivo raggiunto. Questi sistemi consistono in prodotti innovativi, in particolare per tipologie di tensioattivi o altre componenti chimiche come enzimi o antidepositanti che sono stati oculatamente ricercati e utilizzati per ridurre l’impatto ambientale. Per ridurre l’inquinamento si tende a facilitare il lavoro degli impianti di depurazione per la degradazione di alcune componenti minimizzando il rischio che le acque reflue possano impattare negativamente. La certificazione europea Ecolabel garantisce questi processi e questi prodotti. Prodotti differenti nei sistemi di lavaggio di cui abbiamo detto, lavorano in sinergia anche per allungare la vita dei tessuti. Ridurre i consumi di energia, di acqua e di detergente utilizzato, questa è la partita. Siamo intervenuti massicciamente anche nel taglio dei costi di logistica e trasporto, incentivando il trasporto in cisterna riducendo l’utilizzo dei contenitori di plastica ma anche quando il loro uso è inevitabile li si realizza con materiale riciclabile. Sempre nell’ottica della sostenibilità ambientale Christeyns ha sviluppato una linea di singoli prodotti Nordic Swan che sono dotati di una certificazione Ecolabel per ogni singolo prodotto. Infatti, questi prodotti possono essere utilizzati in autonomia qualora non fosse necessario l’impiego di un intero sistema di lavaggio.

“Per la Renzacci il fattore bio nella lavanderia è caratterizzato dai natural solvents (alternativi ai solventi clorurati) utilizzati nelle macchine con le tecniche natural cleaning”, ci dice Marco Niccolini Direttore Commerciale della Renzacci S.p.A., azienda di Città di Castello (PG) che si occupa di macchine professionali per il lavaggio. E aggiunge: i “natural solvents” interpretano la domanda del presente e del futuro della lavanderia e costituiscono una tappa obbligata essenzialmente per due motivi:
• il primo di carattere tecnico: queste nuove tecniche di lavaggio hanno permesso l’estensione della platea dei capi che possono essere trattati. Basti pensare ai  nuovi materiali utilizzati ma anche al modo in cui sono confezionati gli stessi capi, ormai rendono necessario l’utilizzo di queste nuove tecniche di lavaggio a secco;
• il secondo elemento essenziale è legato al cambiamento dei valori con cui oggi il consumatore si accosta al processo di acquisto di beni e servizi in tutti i settori più importanti della sua vita.
Oggi più che mai infatti i concetti di biocompatibilità, sostenibilità e biodegradabilità sono percepiti dal cliente come inscindibilmente connessi alla sua salute ed al benessere, e fa di questi concetti i fattori chiave che orientano i suoi processi decisionali quando sceglie i prodotti e/o i servizi che acquista. E questo è fondamentale per il nostro settore perché: dopo ciò che mangiamo e beviamo, che cosa c’è di più intimo e personale di ciò che indossiamo? I risultati di mercato ci danno ragione infatti le lavanderie che stanno seguendo le nostre indicazioni hanno rivitalizzato il lavaggio a secco, rendendo quest’ultima, una tecnica di lavaggio molto utilizzata e redditizia. Questo modello di lavanderia non parla più genericamente di pulito ma diventa un centro che eroga servizi legati alla sanificazione, all’igiene e alla cura della persona. Con le macchine Renzacci siamo giunti alla quadratura del cerchio, i costi di manodopera professionale sono ridotti al lumicino, i costi di installazione nella sostanza inesistenti, (essendo macchinari monofase) e anche i costi operativi sono tendenti a zero. Per quanto riguarda le linee bio per il lavaggio a secco abbiamo Nebula ed Excellence che completano l’offerta eco compatibile Renzacci, mentre, le macchine per il lavaggio professionale in acqua della serie Oceano, sono tutte dotate di sistemi per la riduzione delle microplastiche nell’ambiente e quindi con un elevato grado di ecocompatibilità”.
Marco Vaccari, co-titolare della Surfchimica, azienda che realizza prodotti chimici a Peschiera Borromeo alle porte di Milano, precisa, “in questo momento molto particolare stiamo puntando moltissimo sul lavaggio con l’ozono. Abbiamo un macchinario che produce ozono direttamente dall’ossigeno atmosferico. A differenza di altri sistemi in commercio noi iniettiamo l’ozono direttamente nel cestello della lavatrice, quindi laviamo con l’ozono e non semplicemente con acqua ozonizzata che perde di efficacia. Noi con l’ozono laviamo con acqua completamente fredda, quindi, non abbiamo consumo energetico. Si usano pochi detergenti in quanto l’ozono ha caratteristiche sbiancanti ed allargando la fibra ha anche un’azione ammorbidente. I cicli di lavaggio sono più brevi rispetto a quelli normali e anche nello scarico non usando prodotti chimici non vengono impiegati sistemi di depurazione. Questo sistema di Surfchimica è denominato OZOSTAR. Inoltre, Surfchimica già da un paio di anni nel proprio corredo ha una gamma di prodotti vegetali denominata NAT
minimizzando la presenza di tensioattivi sotto la soglia dell’1%. Prodotti biodegradabili senza alcuna gestione degli scarichi. Tutti questi prodotti non necessitano neanche di etichette di pericolo”.
Mirco Mongillo, Sales Manager di Firbimatic S.p.A., azienda produttrice di macchine per il lavaggio, di Sala Bolognese, vicino a Bologna, sottolinea come, “in azienda ci siamo trovati qualche anno fa di fronte ad un bivio, continuare ad utilizzare il percloroetilene o scegliere, come abbiamo fatto, di optare per un nuovo solvente della grande famiglia degli idrocarburi, diminuendo così l’impatto ambientale concependo e realizzando nuove macchine. Sono macchine bio perché utilizzano solventi alternativi a basso impatto ambientale, perché hanno possibilità di raggiungere ottime qualità di detergenza e perché riducono i consumi all’osso. La serie Eco Green Firbimatic (macchine da 10 a 80 kg) è una linea di macchine a solventi alternativi che ha una serie di accorgimenti strutturali con un ridotto impatto ambientale non solo per l’utilizzo del solvente, ma anche per la riduzione di utilizzo dell’acqua di raffreddamento che è all’interno del circuito. Chi tratta maglieria, per avere ottimi risultati, doveva prima dell’avvento di queste nuove tecniche di lavaggio, trattare il capo sia a secco che ad acqua, oggi, con l’utilizzo di solventi ad idrocarburo si riducono i costi di trattamento, eseguendo un unico lavaggio. Il settore moda è il più ricettivo in Italia a questo tipo di lavaggio e l’effetto cascata arriverà in tutti gli altri ambiti. Molto interesse per questi nuovi metodi di lavaggio è stato riscontrato in Cina ed anche nei paesi dell’est europeo, senza considerare il mercato degli Stati Uniti che è il nostro mercato di riferimento” aggiunge Mongillo.
“Nel tessile per quanto riguarda il bio esiste la certificazione Gots rilasciata dall’Icea, noi ci siamo certificati nel 2009”, racconta Marco Gastaldi, Ceo presso Industria Tessile Gastaldi di Merone alle porte di Como. “Nel tessile per la lavanderia non ha un grande seguito la ricerca e la realizzazione di prodotti bio, in quanto non esiste una certificazione ad hoc. Manca una certificazione per le lavanderie è questa la vera lacuna. Quest’anno abbiamo lanciato come Gastaldi un nuovo prodotto che abbiamo chiamato Acero, certificato Gots, fatto all’80% di cotone biologico e per il 20% di poliestere riciclato. Questa collezione ha un ottimo riscontro in nord Europa in quanto richiedono capi customizzati Gots, mentre in Italia l’attenzione di questi prodotti è ancora un po’ tiepida. Nel tessile c’è una grande attenzione alla sostenibilità ambientale. Per essere certificato il prodotto deve avere una materia prima che deve essere certificata dovendo derivare da coltivazione biologica, e poi deve essere certificato tutto l’iter produttivo. Il prodotto certificato biologico ha necessariamente costi più elevati, prevalentemente per quanto riguarda la materia prima, circa 50% in più rispetto alla produzione ordinaria e questo, senza dubbio, rappresenta un disincentivo all’acquisto. L’auspicio è che ci si spinga verso una sensibilizzazione anche nell’ambito delle lavanderie industriali per ottenere una sorta di linea guida alla certificazione per il lavaggio bio in modo tale da offrire al cliente finale un prodotto certificato per tutta la filiera”.

“Bio è una bella parola molto usata nel marketing e da questo punto di vista riscuote anche un buon successo”, ci dice Gabriele Cuppini, Direttore Commerciale di Union S.p.A., azienda che produce macchine per il lavaggio di Sala Bolognese (BO). “Nell’ambito della lavanderia a secco, però, il prodotto bio non è al primo posto nella scala dei criteri di scelta da parte dell’utente finale e non parlo solo dell’Italia ma è una valutazione estendibile a molti altri paesi. Noi come produttori di hardware della lavanderia a secco con le nostre linee di prodotti biocompatibili, siamo, senza dubbio, più avanti rispetto ai produttori del lavaggio ad acqua, basti pensare che sul “fronte acqua” gli scarichi vanno trattati, filtrati per renderli riutilizzabili. Mentre con il lavaggio a secco non si ha nessuno scarico inquinante, così che l’acqua di contatto del separatore o i residui di distillazione in nessun caso vengono dispersi nell’ambiente. Pensi alle microplastiche disperse nell’ambiente
che danno ecologico procurano alle acque…”

“Il benessere dell’ambiente sarà considerato ancora di più elemento essenziale ed imprescindibile per lo sviluppo di qualsiasi impresa”, sottolinea Stenilio Morazzini, General Manager di Montega S.r.l., azienda chimica di Misano Adriatico nei pressi di Rimini. “Siamo sicuri che l’impronta che lasciano le nostre lavanderie e i nostri prodotti siano inferiori ai limiti supportati dal pianeta? Il Footprint di acqua e anidride carbonica, ossia “l’impronta” prodotta da un lavaggio in termini di acqua e di energia, è un parametro essenziale nel calcolo della tutela dell’ambiente. Montega può calcolare anticipatamente questo parametro grazie ad un programma messo a punto dal suo R&D, inserendo i prodotti, dosaggi, temperature e rapporto di bagno. Un prelavaggio con lo Yanus System, sostitutivo al cloro, un lavaggio con Top level Nature e Clean SG nature, realizzati con profumi anallergici e tensioattivi vegetali, e un finissaggio con Soft Nature, ammorbidente concentrato profumato, comportano nell’insieme un lavaggio a basse temperature e con un risparmio di acqua altissimo. In conclusione, il Footprint può essere calcolato a partire dal prelavaggio fino ad arrivare all’asciugatura del prodotto, avendo così una completezza di assistenza che da sempre contraddistingue il team di Montega”.

Concludendo interpelliamo Eugenio Boni, Direttore Commerciale di Italclean S.r.l., azienda produttrice di macchine per il lavaggio di San Giorgio in Piano (BO). “Le macchine lavasecco sono per loro natura bio perché non hanno consumo di acqua in quanto l’acqua utilizzata entra pulita ed esce pulita. L’acqua recuperata dal lavaggio in alcuni Paesi in cui c’è una maggiore sensibilità ecologica viene, addirittura, riutilizzata anche per altri lavaggi ad acqua, sfruttando la temperatura più alta di uscita e permettendo un ridotto consumo di energia. Nel corso degli anni sono state apportate delle migliorie alle nostre macchine per quanto riguarda l’ecocompatibilità, ad esempio abbiamo applicato dei controlli alla fase di asciugamento e questo ci ha permesso di ridurre l’utilizzo di solvente ma anche la pulizia del distillatore che è possibile farla risparmiando sul consumo di solvente e quindi riducendo l’esposizione all’esterno della sostanza. Le nostre macchine a percloro della serie Premium e Liberty ma anche tutta la linea ad idrocarburo, utilizzano queste tecnologie volte alla riduzione dei consumi e quindi ecocompatibili”, aggiunge e conclude Boni.

Un’ampia platea di imprese produttrici, che utilizzano e credono in tecniche di lavaggio anche molto diverse tra loro ma tutte accomunate dalla volontà di garantire e combinare la qualità con il rispetto per l’ambiente.

di Marzio Nava

DETERGO

OTTOBRE 2020