Per questo mese abbiamo pensato ad un reportage insolito e l’idea, appunto, è stata quella di scattare una fotografia della realtà dello stato di salute delle tintolavanderie. Detergo Magazine ha organizzato un confronto ad ampio raggio, una tavola rotonda, con le rappresentanze delle Associazioni della lavanderia artigianale. Al dibattito hanno partecipato per Assosecco (Confcommercio), la Presidente Gabriella Platè, per CNA, la Responsabile di CNA Servizi alla Comunità, Antonella Grasso e, infine, per Confartigianato la Presidente Carla Lunardon.

Il confronto si è focalizzato sui problemi, sulle aspettative e sulla volontà di rinascita e di riscatto di un esercito di 36 mila addetti, che ha prodotto un fatturato, nel 2019, di 1,3 miliardi di Euro, questi sono i dati e questo è il perimetro della categoria. Un mercato con mille sfaccettature in cui indubbiamente le attività tradizionali segnano il passo, ma nel quale si trovano anche attività che investono, innovano e scommettono sulla crescita in un periodo oggettivamente complicato ma che lascia spazio anche a prospettive di rilancio.
Ma lasciamo spazio al confronto e al dibattito.

La pandemia dopo quasi un anno e mezzo ha stravolto i bilanci delle attività, vite personali e lavorative. Oggi la diffusione dei vaccini alla popolazione lascia presagire qualche speranza in più, può fare un primo bilancio ma soprattutto come vede la seconda parte dell’anno? Possiamo parlare di ripartenza?

Gabriella Platè (Assosecco): la pandemia ha generato un radicale cambio nelle nostre vite ma non nelle nostre speranze e sogni che restano fissi, ancorché rimandati. Da un punto di vista pratico, la perdita di fatturato è stata piuttosto generalizzata anche se le lavanderie non rientravano tra le categorie sottoposte a chiusura. Alcune attività, specializzate nei servizi alle imprese o servizi di laboratorio verso terzi, hanno avuto la capacità e possibilità di attutire, se non assorbire, le perdite. Le lavanderie “su strada” e quelle nei Centri Commerciali hanno subito maggiormente le comunicazioni ondivaghe succedute nei vari Decreti e che, duole dirlo, hanno complicato anziché semplificare la situazione. Il cambio di stagione, atteso sempre con grande entusiasmo, nel 2020 è stato più “una rinfrescata” e nel 2021 si osserva ancora una certa timidezza che si spera venga superata in autunno, con il piano vaccinale del Governo interamente consegnato e somministrato. Una parte di questo cambiamento nell’atteggiamento del consumatore, ritengo, sia dovuto al fatto che l’utilizzo dei capi più complicati e “rotativi” da lavare in casa quali abiti, capi spalla e camicie, si sia molto ridotto e, in aggiunta a questo fenomeno, abbia anche imparato a lavare da solo quei capi per i quali si rivolgeva al professionista. Diciamo, una nuova auto consapevolezza che a noi del settore fa male. Il desiderio di tornare “ad una vecchia normalità” e quindi ai consumi, tipo 2019, non è garantita ma fortemente auspicata (forse) da tutti.

Come nuovo trend positivo cito invece la forte richiesta, da parte del cliente, della garanzia di un elevato servizio di igienizzazione/disinfezione, che veniva già fatto, e forse dato per scontato, mentre ora viene esplicitamente richiesto. In sintesi, rispetto al 2019, il settore ha perso in media tra il 40 ed il 50% del fatturato. Il lavoro agile, le chiusure di bar e ristoranti, dei luoghi di spettacolo e di ritrovo, le limitazioni di spostamento e le chiusure dei Centri Commerciali nei fine settimana, hanno fortemente penalizzato il nostro settore. Non bisogna tuttavia scoraggiarsi perché questi sono dati medi e quindi la sfida sarà riuscire ad intercettare la fascia di clientela che è ancora disposta a spendere per il servizio di lavanderia e, allo stesso tempo, cercando di offrire nuovi servizi intercettando nuova clientela. Sicuramente, il Comparto delle lavanderie, già in una fase storica di contrazione in atto da tempo è stato messo duramente alla prova dalla pandemia. La crisi, tuttavia, è un’occasione per pensare al “mondo che verrà”, alle opportunità che si possono cogliere. Bisognerà approcciarsi al lavoro con modalità e strategie diverse ma soprattutto competenza e ne parlerò meglio nella domanda due.

Antonella Grasso (CNA): nei quindici mesi di pandemia possiamo delineare un quadro della lavanderia tradizionale totalmente ferita, con bilanci ridimensionati da perdite importanti e significative (30 – 65%), questo fattore ha stravolto non solo la vita degli imprenditori ma anche dei loro collaboratori. Tante micro realtà sono state costrette a chiudere, alcune per la totale mancanza di lavoro, attività posizionate in piccoli centri dove tutta la vita sociale di paese si è fermata, e tante trovatosi in crisi di lavoro e in prossimità alla pensione hanno colto l’occasione e chiuso evitando una lenta agonia. La lavanderia media a gestione famigliare e/o con qualche addetto è l’impresa che meglio a retto la crisi dovuta alla pandemia, anche qui purtroppo registriamo notevoli cambiamenti sia organizzativi che di gestione. Un rilevante colpo lo hanno subito anche le grosse lavanderie posizionate nei centri commerciali, con la sola distribuzione dei generi alimentari aperte e le tante attività commerciali chiuse le perdite sono importanti, avendo costi fitto molto alti la crisi ha fortemente pesato. Con la vaccinazione di massa i presupposti di una ripresa ci sono tutti, il ritorno a una vita sociale lascia ben sperare a un aumento di fatturato. Altro importante supporto sarebbe la ripresa del wedding, dietro gli eventi per le lavanderie tradizionali girano numeri importanti. Ho sempre sostenuto che la pandemia ha prodotto sì perdita di fatturato ma non una crisi economica come nel 2007, se alla popolazione si dà la possibilità di vivere normalmente, spende e lo abbiamo notato dopo la prima ondata e lo stiamo notando in queste ultime settimane con le regioni in arancione e giallo. Certo che per ritornare al fatturato del 2019 ci vorranno un paio di anni, ma comunque un futuro positivo lo si intravede.

Carla Lunardon (Confartigianato): non vi è dubbio che la recessione, scatenata dalla pandemia da Covid-19, abbia avuto pesantissimi effetti per le quasi 12mila 500 imprese artigiane di tintolavanderia attive in tutta la penisola ed i loro 36 mila addetti. Il nostro ufficio studi ha stimato che nel 2019, il nostro mondo abbia generato un fatturato valutato pari a 1,3 miliardi di euro, quasi dimezzato (-37,1%) nel 2020 causa lockdown e restrizioni imposti causa Covid-19. Parliamo di 499 milioni di euro di minori ricavi. Un’apocalisse che non ha trovato riscontro nei ristori del Governo. Dopo la delusione della nostra esclusione dal decreto ristori ter, che aveva però inserito le nostre “sorelle” industriali, anche le speranze nel decreto sostegni, con il superamento dei codici ATECO, non ha portato gli aiuti sperati. Eppure il nostro mondo -rimasto sempre aperto perché considerato “essenziale”- ha dovuto fare i conti con: il dimezzamento delle presenze turistiche associato a restrizioni sulla mobilità delle persone che hanno influito sulla manutenzione di capi di abbigliamento e accessori professionali. La chiusura degli impianti sciistici che ha ridotto la manutenzione dell’abbigliamento tecnico, il diffuso utilizzo di smart working e la cancellazione di eventi e cerimonie che ha ridotto l’utilizzo del vestiario di più elevata qualità.

Ci auguriamo tutti che con il procedere della campagna vaccinale e la conseguente diminuzione dei contagi permettono al Paese ed all’economia di rientrare nella normalità. I primi segnali ci sono e le indicazioni che arrivano dai nostri soci sono di una ripresa dell’attività. Ma sono anche certa che non tutte le attività potranno riprendere a lavorare come nulla fosse stato. Serve progettare un nuovo futuro.

Per una lavanderia artigianale quali potrebbero essere le opportunità da sfruttare per un proficuo rilancio? In sintesi, quali sono i consigli che si sentirebbe di dare ai colleghi che vogliano e possano investire per avere un aumento dei volumi di lavoro e una maggiore redditività della propria attività? Quale modello di lavanderia è più spendibile? Da dove ripartire per la seconda metà dell’anno ed il prossimo futuro?

Antonella Grasso (CNA): Dopo la pandemia, anche la lavanderia tradizionale ne uscirà totalmente diversa e molto più attenta a diversificare i propri servizi allargando gli orizzonti su una diversa clientela. Come sempre il futuro è nelle nostre mani, e noi saremo i protagonisti di un prossimo futuro molto legato all’innovazione e alla tecnologia, avremo la necessità di essere impresa senza trascurare nulla. Importante non sarà solo essere bravi nel proprio lavoro ma soprattutto sapersi vendere, essere presenti con un sito internet e curare una pagina social Facebook, Instagram, coccolare i propri clienti con supporto non solo logistico e/o servizio a domicilio, ma mettere i clienti al centro dell’organizzazione, fare notare al cliente che il nostro obbiettivo è offrire servizi per il benessere della persona.

Carla Lunardon (Confartigianato): sono convinta che il nostro mestiere non possa non raccogliere quanto questa emergenza sanitaria, del tutto straordinaria, ha portato in termini di consapevolezza: le lavanderie professionali sono strategiche nella lotta alla diffusione del COVID-19 e non solo. D’altro canto, la manutenzione e la pulizia dei capi di abbigliamento è un servizio decisamente essenziale, specie in periodo di pandemia, sia per il lavaggio dei capi in acqua, sia per la manutenzione dei capi che possono essere lavati solo a secco. Dobbiamo come categoria valorizzare, in termini di marketing, quanto ribadito -in tema Covid19- nella circolare n.17644 del 22 maggio 2020 della D.G. Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute: il lavaggio, sia in acqua con normali detergenti, oppure a secco, presso le lavanderie professionali, è certamente una buona prassi, in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione. Dobbiamo anche spazzare via l’immagine anacronistica del vecchio lavandaio e dare una nuova identità agli operatori: qualificarli come i professionisti del pulito, coloro che, oltre a trattare macchie, garantiscono l’igiene del capo. Una igiene dimostrata da Test microbiologici, curati da due Centri di Analisi Ritex e Laboratorio Fratini.

Gabriella Platè (Assosecco): in questi ultimi quattordici mesi si è potuto notare come le attività più reattive e che hanno ampliato parte dei servizi siano sopravvissute meglio di altre che, rimaste legate ad un approccio più tradizionale, sono ora in grande difficoltà. È importante sottolineare, tuttavia, che agire sotto pressione, in taluni casi, ha prodotto reazioni più istintive che ragionate e non sempre a conto economico positivo. Certo, non è banale mettersi in gioco e cercare soluzioni, fa sempre bene e rende più flessibili ed adattabili al Mercato, qualità oggi indispensabili. Con la specifica di “lavanderia artigianale” possiamo definire quelle lavanderie rivolte al privato e che non lavorano con appalti privati o pubblici. A questo tipo di lavanderie il consiglio è quello di investire in tecnologia e cercare di allargare il nostro orario di servizio. Ad esempio, la consegna automatica h24 permette di abbattere i costi fissi.

Del resto, la pandemia ha impresso un’accelerazione a tutti quei processi di cambiamento che già prima si stavano profilando, ma con un orizzonte a tre/cinque anni. Questo spazio temporale oggi è stato azzerato. È molto probabile che l’intero comparto si muoverà verso prodotti “indossabili”, meno curati, ma anche più economici ed appetibili alle nuove generazioni ed alle loro tendenze. Pertanto, gli investimenti dovranno essere in sintonia con questo nuovo percorso produttivo/commerciale. Proprio in quest’ottica, diventa fondamentale considerare la produttività e, quindi, la redditività come fili conduttori di una seria analisi dei propri punti di forza e debolezza. Altro elemento molto importante è la ricerca della sostenibilità ambientale, il Mercato è sempre più sensibile a questo argomento e, probabilmente, già in un futuro immediato, disposto a premiare gli sforzi fatti in questa direzione.

Un altro punto che possiamo qui solo accennare è quello legato ai diversi servizi resi dalle lavanderie. Per analogia, la domanda da porsi è: come mai nel mondo Horeca Food sono stati così bravi a segmentare l’offerta dei servizi con prezzi adatti alle diverse tasche mentre il nostro Comparto è quasi interamente schiacciato sulla leva prezzo, indipendentemente dai servizi resi?

Ancora una volta, si è cercato di professionalizzare il comparto – con la L. 84/2006- ma un sano investimento in formazione consentirebbe di far accedere al Settore solo persone preparate e competenti, con una ricaduta benefica complessiva sull’intero Comparto. Il prezzo non è la variabile unica sulla quale incidere, bisogna lavorare sulla comunicazione e consistenza dei servizi, siamo del resto una categoria di primaria importanza. Pulito, igiene e freschezza devono essere alla base delle nostre azioni.

La vostra Associazione di rappresentanza quali iniziative ha messo in campo per supportare gli associati e quali soprattutto adotterete in questi e nei prossimi mesi?

Carla Lunardon (Confartigianato): Confartigianato si sta muovendo su tre fronti. Il primo legislativo. Stiamo arrivando alla fine di una battaglia, iniziata il giorno dopo l’approvazione della legge 22 febbraio 2006, n. 84 “Disciplina dell’attività professionale di tintolavanderia”, per distinguere in modo coerente e preciso -nel rispetto dei ruoli e delle competenze- il servizio tradizionale di lavanderia da quello self service.

Il secondo di supporto comunicativo. Cito solo come esempio, la recente campagna nazionale “Fallo Secco” che supporta una azione social dei nostri soci sul valore del lavaggio a secco nella lotta alla pandemia, oppure la bella campagna “Questo è un capo sicuro” promossa dalla comunità pulitintolavanderie di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Un’iniziativa che, attraverso un video emozionale pensato per i social, valorizza il ruolo chiave dei professionisti del pulito nella lotta al Covid.

Infine il terzo, in prospettiva, su un nostro nuovo ruolo nell’ottica dell’Agenda 2030. Ritengo infatti che le tintolavanderie siano una forma di “condivisione” antesignana per un futuro più sostenibile di cui prendere tutti coscienza e di cui dare conto.  In Italia (ISTAT anno 2019), sono 25 milioni le famiglie che possiedono una lavatrice. Più di quelle che hanno una automobile, 24.237 e anche di chi ha almeno un cellulare 24.474. Si tratta dell’elettrodomestico più diffuso con il 97,6% delle famiglie italiane che lo possiede. Ebbene ovviamente non è immaginabile un Paese in cui non sia presente questo prezioso elettrodomestico ma che lo si usi un po’ meno (e meglio) sì. Si ridurrebbero i consumi di energia e acqua. Ma anche l’inquinamento calerebbe dato che noi usiamo prodotti professionali, nella quantità giusta senza esagerare. Lo facciamo con le auto, le moto, le bici e i monopattini, Lo facciamo con le camere d’albergo e addirittura i vestiti. Perché non valorizzare la più grande piattaforma di lavaggio condivisa che si possa avere?

Gabriella Platè (Assosecco): l’Associazione, attraverso la Segreteria, ha svolto costantemente un lavoro di informazione puntuale, fornendo chiarimenti in merito ai molteplici DPCM che, con frequenza eccezionale, venivano emanati, talvolta anche in contraddizione tra loro, tanto che all’inizio non si capiva se le lavanderie potessero rimanere aperte o no. In condizioni di emergenza ha rappresentato più che mai un punto di riferimento. Per i prossimi mesi stiamo sviluppando i contenuti per tenere dei seminari formativi on line e stiamo sondando il terreno per introdurre ottimizzazioni sull’impatto ambientale, tema quanto mai attuale.

Antonella Grasso (CNA): L’esperienza della pandemia ha fatto sì che CNA emergesse con tutta la sua forza, non solo con un canale social rivolto alle imprese con un fiume di informazioni sui vari DPCM e Decreti di non facile interpretazione, ma anche con il supporto dei vari consulenti. Siamo molto soddisfatti poiché la pagina Facebook ad oggi è seguita da circa milleduecento imprese, con 4000/5000 visualizzazioni mensili, circa 26mila visualizzazioni sul video emergenza Covid-19 e oltre 80mila persone raggiunte. Le iniziative sono state diverse e possiamo dire che quasi tutte le sedi regionali hanno supportato i propri associati e non, tramite webinar mirati a un supporto normativo, protocollo di sicurezza e le diverse professionalità scese in campo ad indicare percorsi idonei per meglio contrastare la pandemia. Particolare attenzione la CNA ha dedicato alla costruzione di un protocollo di sicurezza dedicato al settore. Le Tintolavanderie si occupano da sempre di pulizia e igienizzazione dei capi, ma la pandemia ha fatto emergere l’importanza di comunicare, in modo chiaro ed inequivocabile, con i clienti relativamente alle procedure di sicurezza adottate, a tutela della salute propria e degli stessi clienti.

L’emergenza sanitaria ci ha insegnato un modo diverso di fare associazionismo, che il distanziamento non necessariamente significa isolamento, che la collaborazione tra imprese e tra livelli associativi e inter-associativi, nei momenti più difficili, possono fare la differenza. Abbiamo scoperto il valore del digitale come strumento di comunicazione e aggregazione.

In collaborazione con CNA Nazionale molte CNA territoriali hanno organizzato momenti seminariali e di confronto online gratuiti, con l’obiettivo di mantenere alto il livello di attenzione e suggerire possibili soluzioni per fronteggiare l’emergenza. Tanti gli argomenti toccati: nuovi servizi proiettati al cliente, nuove strategie aziendali, maggiore attenzione ai costi di gestione, maggiore attenzione alla comunicazione con il cliente. CNA Nazionale ha appena ultimato un percorso formativo gratuito per i propri associati, che a breve verrà presentato e promosso alle imprese. Un percorso realizzato in modalità e-learning che verrà caricato sulla nostra piattaforma e messo a disposizione delle imprese, nel rispetto dei tempi di lavoro. Il settore ha sempre dimostrato un grande interesse per la formazione in presenza, le numerose iniziative organizzate negli anni passati sono sempre state molto partecipate. La situazione attuale al momento non ci consente di fare iniziative in presenza, e poiché la formazione è una leva di crescita e sviluppo fondamentale, nella vita di un’impresa, abbiamo fruttato il digitale per stare al fianco delle imprese e guardare avanti sempre.

Misure a favore delle piccole attività artigianali, defiscalizzazione, crediti d’imposta, incentivi alle assunzioni, cosa avete chiesto (e ottenuto) e cosa chiederete al governo per favorire la crescita delle attività del nostro settore?

Gabriella Platè (Assosecco): bisogna trovare un modello di maggiore sostenibilità rispetto a quello implementato fino ad oggi. Parto da una critica verso il nostro Settore che, in troppi casi, ha distrutto valore inseguendo politiche di prezzi al pubblico non sostenibili nel medio termine. Da qui, nasce anche una congenita riduzione di liquidità che affligge non solo il nostro mondo. Dopo questa importante premessa, la defiscalizzazione, anche attraverso la riduzione dell’aliquota IVA, andrebbe accompagnata da crediti d’imposta legati agli investimenti tecnologici a minor impatto ambientale. I crediti d’imposta già esistono ma, dopo questi incredibili quattordici mesi, è necessario reintrodurre liquidità, da qui la richiesta di riduzione, anche temporanea, dell’aliquota IVA. Sostenere che i ristori o devoluzioni una tantum abbiamo lavorato in questo senso, sarebbe quanto mai inesatto.

Per la parte molto rilevante legata al personale -ricordiamo che le lavanderie si basano sul lavoro umano ed il peso sul fatturato arriva anche al 40%- auspichiamo sgravi per assunzioni a tempo indeterminato ma anche una maggiore flessibilità per le assunzioni a tempo determinato, necessarie durante i cambi di stagione. Con le attuali leggi, una persona assunta una volta, non può essere riassunta se non con contratto a tempo indeterminato e questo produce una continua ricerca di personale stagionale inesperto. Le lavanderie sono un’attività stagionale ma pare non lo si voglia capire.

Per accompagnare la fase di ritorno alla normalità, serve mantenere la Cassa integrazione che ha evitato dolorosi licenziamenti. Forse questa occasione offerta da Detergo può diventare un ponte tra le varie Associazioni di categoria che, con una sola voce, potrebbero giungere ai ministeri per istituire tavoli di confronto. Torno in conclusione sul tema della riduzione dell’IVA. Considerando che la nostra attività rientra nella categoria dei servizi alla persona, potremmo avere qualche possibilità se tutte le associazioni di categoria si presentassero unite in questo obiettivo.

Carla Lunardon (Confartigianato): come Associazione di categoria, siamo presenti in moltissimi tavoli ed abbiamo interlocuzioni costanti con i Ministeri e le figure tecniche di Governo. Negli ultimi due anni abbiamo concentrato il nostro lavoro istituzionale per ottenere alcuni, importanti risultati quali:

Credito di imposta per transizione ecologica. La Legge di Bilancio del 2020 (L160/2019), ha introdotto il concetto di “Transizione Ecologica” che vuole premiare gli investimenti delle aziende che comportano migliorie in materia di efficienza, durabilità, riduzione di impatto ambientale.

Il decreto del 26 maggio 2020, pubblicato nella gazzetta ufficiale il 21 luglio 2020, stabilisce che il beneficio fiscale per le aziende che adottano soluzioni “Ecologiche” è pari al 10% del valore dell’investimento.

Questo beneficio è stato aumentato al 15% nella legge di bilancio 2021 (L178/2020): Per gli investimenti in Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design e Green: il credito d’imposta riconosciuto passa dal 12% al 20%, con massimale da 3 milioni a 4 milioni di euro; per gli investimenti in innovazione tecnologica, design e ideazione estetica il credito d’imposta riconosciuto è del 10% con massimale di 2 milioni di euro; per gli investimenti in innovazione tecnologica finalizzati alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi allo scopo di ottenere una transizione ecologica (Green) e digitale, il credito d’imposta riconosciuto è del 15% con massimale di 2 milioni di euro (art.1 comma 1064 L178/2020).

Investimenti in macchinari, impianti, software Beni strumentali – Nuova Sabatini. La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese.

La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali. Questa misura è quella di riferimento per le imprese artigiane del nostro settore e delle nostre dimensioni pertanto, attraverso i nostri uffici competenti, abbiamo collaborato con il MiSE affinché le erogazioni avvenissero in modalità semplificata, in tempi ristretti ed in un’unica soluzione.

Selfiemployment. Stiamo diffondendo la conoscenza di SELFIEmployment la misura che finanzia, con prestiti a tasso zero, l’avvio di piccole iniziative imprenditoriali, promosse da giovani NEET. Il Fondo è gestito da Invitalia nell’ambito del Programma Garanzia Giovani, sotto la supervisione del Ministero del Lavoro.

Antonella Grasso (CNA): La crisi pandemica ha fatto sì che il governo mettesse in atto diverse iniziative con incentivi per supportate e innovare le imprese artigiane, dal credito d’imposta alla transizione 4.0. Certo che il momento è ottimale per rinnovare le varie tecnologie e mai come in questo periodo è stato così favorevole, basso costo di interessi porta vantaggi notevoli per investimenti importanti. Quello che oggi chiedono le imprese al governo è soprattutto di lavorare ed essere sostenuti, capitolo di notevole importanza è argomento mutui, da più di un anno sospesi come quota capitale, ma con una quota interesse galoppante, chi al 28 febbraio aveva un mutuo per ipotesi di centomila euro, oggi si ritrova con una quota capitale sospesa e una quota interessi che cresce in modo esponenziale, pertanto con un debito cresciuto di circa sei/settemila euro in più, e diverse piccole e medie imprese potrebbero essere a rischio default.

 

di Marzio Nava

Detergo 2021