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REPORTAGE — Dimmi che lavatrice usi e ti dirò che futuro avrai

Da qualche anno il mercato sta registrando una moltiplicazione continua delle tipologie di queste macchine, sempre più differenziate all’interno delle categorie “secco” e “acqua”. Con conseguenze sulle scelte che ogni impresa compie sulle proprie prospettive di sviluppo all’interno di un indotto in continua trasformazione, dove la parola chiave è variabilità, e dove la programmazione è sempre meno standardizzata e sempre più “personalizzata”. Eppure, confrontando passato e presente, si osserva che è “tutto scritto”, come in un album di figurine

 

“Nulla come una lavatrice ci rivela da quale passato arrivino le lavanderie dei nostri giorni, e verso quale futuro abbiano l’opportunità di andare, soprattutto se intendono rimanere sul mercato” esordisce Eugenio Boni, direttore commerciale della bolognese Italclean che, come tutte le aziende coinvolte in questo reportage, produce macchine per lavanderia. E così precisa, Boni: “Perché c’è ancora tanta, troppa confusione in giro, come ad esempio sulla distinzione fra generico lavaggio ad acqua e Wet Cleaning. In quest’ultimo, a suo tempo introdotto come alternativa al lavaggio a secco, l’acqua è una componente fondamentale, ma inserita in un contesto di procedure e tecnologie rigorose, dove occorre misurarsi con programmi e quantità specifiche di saponi, come se si trattasse di ricette di alta cucina. Non tutti sembra che l’abbiano ancora compreso”.

Queste parole ci ricordano che talmente complesse e sfaccettate sono le lavanderie dei nostri giorni, da poterci anche far dimenticare di come, nel loro “cuore” operativo, continuino a vorticare le centrifughe di milioni di lavatrici: una buona parte funzionanti ancora a percloroetilene, secondo il corso intrapreso dal lavaggio a secco nel XX secolo, e in numero crescente orientate, magari in ordine sparso ma vitale, verso lavaggi ad acqua del più vario tipo, a cui contribuisce un’ampia varietà di prodotti per il lavaggio cosiddetti “alternativi”. Siamo nel pieno di un processo così potente e multiforme che rischiamo di non cogliere come in realtà le lavatrici siano radicalmente cambiate nel corso degli ultimi anni, fino a differenziarsi in una gamma sempre più estesa e articolata, arricchendosi di funzioni, e moltiplicando le possibilità del loro utilizzo.

Cosicché, nell’anno 2019, le lavatrici concorrono in modo essenziale a caratterizzare le scelte compiute dalle aziende della manutenzione del tessile in tema non solo di aggiornamento tecnologico, ma anche di impostazione dei propri programmi espansivi, delle proprie linee di budget, del proprio approccio a un mercato che, essendo in continua trasformazione, invita a usare attenzione e duttilità, oltre a dosi variabili, quanto inevitabili, di creatività.

“Le lavatrici ci dimostrano che oggi anche nelle lavanderie italiane è finito il tempo del dilettantismo e dell’improvvisazione – esordisce Marco Niccolini, direttore commerciale della Renzacci di Città di Castello. – Per decenni molti hanno pensato di poter avviare un’azienda della manutenzione del tessile con le stesse macchine domestiche usate a casa, privandosi così del know-how che, assieme alle lavatrici, giunge dall’azienda che le fornisce. In pieno XXI secolo ciò non è più possibile, perché chiunque si accorge di come, per restare saldamente sul mercato, le lavanderie debbano essere competitive in ambiti come il risparmio energetico, o come quel Natural Cleaning professionale a cui le lavatrici domestiche non sono predisposte. Diventa quindi indispensabile il sostegno di un’azienda fornitrice in grado di indicare le soluzioni giuste per specifiche dimensioni di impresa e prospettive di sviluppo”. “Si parla cioè di capacità prestazionali e di sistemi gestionali – conclude Niccolini – nel cui ambito le lavatrici assumono un’importanza fondamentale per le potenzialità competitive che offrono a lavanderie chiamate oggi a concorrere al benessere, e non solo alla pulizia, dei propri clienti”.

“Al giorno d’oggi il valore aggiunto di una lavatrice professionale si chiama versatilità, che può dipendere solo dalla massima facilità d’uso. E’ esattamente come avessimo a che fare con uno Smartphone” spiega Patrizia Terribile, Managing Director di Grandimpianti Ali di Sospirolo, in provincia di Belluno. E precisa: “E’ un aspetto, la versatilità, che si intreccia con quello dell’accessibilità, anche da remoto, al mezzo, per la quale le competenze possono essere diversissime: dall’approccio basico di chi deve solo avviare un lavaggio al know how di chi invece intende programmare la macchina per le sue specifiche esigenze di produzione. Ognuno deve poter accedere alla macchina secondo le sue necessità e capacità, ragione per cui abbiamo previsto fino a sei livelli di utenti/interfacce configurabili. Ovvio che in questo quadro, una lavatrice deve essere necessariamente duttile, in grado di soddisfare pienamente entrambe le esigenze di versatilità e accessibilità.

“L’altro fattore di differenza delle lavatrici dei nostri giorni – continua Patrizia Terribile – risiede proprio nella loro accessibilità. Tramite password o card, la macchina riconosce l’utente e quindi il suo livello di accesso. L’accessibilità non riguarda solo l’utilizzo o la programmazione, il sistema di una lavatrice entra infatti in relazione con community più o meno grandi di utenti.  Se un detersivista crea uno nuovo ciclo di lavaggio, con il nostro software di programmazione può renderlo pubblico, cioè disponibile a tutte le apparecchiature connesse al cloud e collegate al suo account”.

“Le lavatrici sono la chiave del futuro. Se un imprenditore della lavanderia vuole esserci, avere un proprio posto, in questo futuro, è obbligato a prenderne atto” argomenta con utile senso della provocazione Mirco Mongillo, direttore commerciale della Firbimatic di Sala Bolognese. E continua: “Il quadro è davanti agli occhi di tutti. Da una parte quello che è ormai l’imperativo della sostenibilità sta impegnando tutte le aziende di eccellenza a limitare l’impatto ambientale delle emissioni di percloroetilene. Dall’altra, si pone la scelta dei nuovi solventi, dai quali deriva molto spesso una progettazione o un ripensamento globale della propria lavanderia, soprattutto per quanto riguarda gli effetti che questi prodotti sortiscono sul tessile”. “Non si limitano cioè a una loro manutenzione – specifica Mongillo – ma operano in direzione di una completa rigenerazione, restituendo ad esempio morbidezza e lucentezza al capo. Risultati che, oltre agli imprenditori della lavanderia, iniziano a comprendere quelli del settore tessile, con effetti a catena su tutto l’indotto. Fino a qualche anno fa le calze da uomo restavano quasi sempre fuori dalle lavanderie, mentre oggi hanno iniziato a fare il loro ingresso in quelle che, grazie ai nuovi solventi, si sono attrezzate per il loro trattamento, e lo fanno sapere: all’utenza e alle aziende tessili”.

“Esiste una parola chiave per centrare in quale punto ci troviamo nella storia delle lavatrici” annuncia Francesco Ciaponi, general manager della Aga C.O.M. di Massa Carrara. “Questa parola è customizzazione – rivela Ciaponi – praticamente sconosciuta in Italia fino a una decina di anni fa, e oggi dominante, anche nel mondo della lavanderia. Customizzazione sta per personalizzazione, adeguamento del prodotto alle singole necessità del cliente, e noi la vediamo diffondersi ovunque, compreso il mondo dei self service: basta che ci sia concorrenza fra due lavanderie automatiche distanti mezzo chilometro l’una dall’altra, e di certo entrambe vorranno distinguersi anche nel display delle lavatrici, con il fine di renderle più accessibili da parte dell’utenza”.

“Passando alle lavanderie artigiane – conclude Ciaponi – è interessante notare come ognuna si differenzi anche nella conquista di importanti mercati di nicchia. Succede, ad esempio, nelle lavanderie delle località di mare, che ogni anno si contendono i teli da spiaggia dei vari stabilimenti balneari, in una guerra del prezzo dove entrano in gioco le lavatrici con i loro programmi di risparmio energetico, i loro saponi, le loro capacità di carico”.

“E’ una competition fra lavandai che si sfidano a usare meglio le proprie lavatrici – aggiunge sullo stesso tema Eugenio Boni, direttore commerciale della bolognese Maestrelli – dove nell’approccio alla macchina, oltre alle cognizioni tecnologiche, conta in modo determinante il know how, il percorso professionale maturato nell’esperienza quotidiano, nel continuo contatto diretto con i clienti”.

Concludiamo questo reportage con una nota scritta sul tema “lavatrici”, appositamente inviataci dall’Imesa di Cessalto (Treviso). “Gli anni dieci, la cui fine è ormai all’orizzonte – vi si legge – sono stati gli anni dei tablet e degli Smartphone i cui consumi hanno subìto un’impennata rapidissima e ripidissima, condizionando usi e abitudini quotidiane di ognuno di noi. I social network si sono affermati come i servizi internet più utilizzati, divenendo potenti mezzi di comunicazione trasversali.  Tutto questo non poteva non sfiorare il mondo della lavanderia. Ad esempio nelle lavatrici. Parliamo di una macchina ormai irrinunciabile che, semplificando la vita e il lavoro di milioni di persone, ha subìto negli anni molteplici trasformazioni, non solo nella meccanica di funzionamento, ma soprattutto nel suo utilizzo”.

“Possiamo parlare di cesto, di velocità di centrifuga, di acciaio inox, di oblò e di decine di altre caratteristiche di lavatrici che negli anni hanno subito modifiche e migliorie – continua la nota di Imesa – ma quello che più conta è avere annullato la distanza spazio/tempo tra azienda e cliente.  Ecco perché, come in un vecchio album di figurine, osservando l’evoluzione delle lavatrici, dalla più piccola di 6 kg alla più grande di 125, si può cogliere perfino lo spazio per il futuro che verrà. Molto presto”.

 

di/by Stefano Ferrio

 

 

 

 

 

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