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REPORTAGE – Alta tecnologia e fattore umano misurano la competitività in lavanderia

 

Viaggio in un mercato soggetto a frenetiche trasformazioni. Dove le lavanderie industriali si adattano al cliente e quelle artigiane acquisiscono mentalità e processi di tipo industriale. E dove lo spirito di squadra trasmesso ai propri dipendenti può ancora rivelarsi un asso nella manica. L’importante è avere contezza del valore sociale di queste aziende, self service compresi

 

Racconta Gerardo Delli Bovi, titolare della D.B.G. SERVICE LABORATORIO, tintoria-lavanderia di Sedriano, nel Milanese: “Due anni fa, visto che l’azienda perdeva utili, ho convocato tutti i dipendenti, e ho spiegato loro, per filo e per segno, i motivi a causa dei quali il fatturato calava assieme alla nostra capacità di essere competitivi. In particolare, emergevano due fattori di crisi, fra loro intrecciati: un calo di produttività, e una scarsa capacità di adattabilità al mercato, e alle sue nuove richieste in termini di servizio, prima ancora che di costi”.

Due anni dopo, quella crisi è dietro le spalle, al punto che nel 2017 Delli Bovi così può parlare della sua azienda: “Una volta compreso che stavamo tutti sulla stessa barca, siamo stati in grado di fare squadra e di voltare pagina. Oggi i livelli di produttività vanno di nuovo al passo con la qualità, che D.B.G. ha l’obbligo, ma anche il piacere, di garantire alla sua clientela. Che intanto è aumentata grazie ad alcuni accorgimenti, primo fra tutti il cambiamento di orari. Apriamo alle 6 di mattina, e lo facciamo perché, trovandoci lungo uno stradone di grande scorrimento, contavamo di intercettare molti pendolari in partenza per i loro posti di lavoro. Così è stato: fra le 6 e le 7 arriva puntualmente in negozio una decina di clienti, in buona parte abituali. E’ un ottimo modo di cominciare la giornata”.

Iniziando il focus dedicato da Detergo al quesito “Come aumentare la competitività in lavanderia?”, ci è sembrato opportuno scegliere questa testimonianza, resa da un probante “addetto ai lavori”, in quanto sottolinea il peso che ancora può avere il fattore umano, tradotto in coinvolgimento e in spirito di squadra, nella buona gestione di un’azienda proiettata nel futuro. L’altra, fondamentale variabile è costituita dalla tecnologia che, facendo leva sull’abbattimento dei costi e l’acquisizione delle mansioni, non sempre si coniuga con la creazione o la conservazione di posti di lavoro.

 

Tenendo in massimo conto anche una linea di pensiero qui sintetizzata da Giuseppe Conti, titolare di A13 (accessori per le lavanderie): “La competitività oggi si alimenta di collaborazione, di partnership. Solo una stretta relazione tra cliente e fornitore consente risultati in base a cui considerare un prodotto o un servizio competitivi”. La concorrenza virtuosa – precisa Conti – non scaturisce dalla possibilità di entrare in un mercato costando meno e rifilando qualsiasi cosa pur di rubare un cliente a un competitor, ma consiste invece nel fornire quello di cui il cliente ha veramente bisogno a costo di rinunciare al profitto facile e immediato”.

 

Anche alla luce di queste parole, il focus-reportage che vi accingete a leggere, si gioca in buona parte su una dialettica uomo-macchina a dir poco appassionante in termini di futuro per tutto l’indotto della Lavanderia. Con una ricchezza di risposte che ha reso necessario dividere il lavoro in tre capitoli, ognuno dedicato a uno dei comparti che costituiscono il settore.

LAVANDERIA ARTIGIANA

La definiamo così non tanto in ossequio a una tradizione, di tintorie a conduzione familiare, ormai prossime a estinguersi, a parte gloriosi negozi storici, ma perché questa parola, “artigiana”, non solo conserva, ma proietta nel futuro, tutto un suo insostituibile valore di creatività, dinamismo, capacità di interagire con la realtà. “Infatti – argomenta in proposito Andrea Corazza, direttore commerciale di ELECTROLUX ITALIA (macchine per il lavaggio) – oggi una lavanderia artigiana funziona sul piano della comunicazione gestendo una pagina Facebook con cui connettersi a clienti effettivi e potenziali”.

“Si sente la necessità di studi di fattibilità che riguardino un possibile sviluppo delle lavanderie artigiane – precisa Livio Bassan, amministratore delegato di CHRISTEYNS ITALIA (prodotti chimici per la lavanderia) – perché in realtà esse oggi costituiscono un ‘unicum’: da una parte devono dotarsi di una mentalità di impresa necessaria per programmare investimenti e obbiettivi, ma nello steso tempo stanno sul mercato in base a una profonda conoscenza del territorio fisico in cui si trovano a operare. A poco serve essere competitivi acquistando la nuovissima lavatrice a idrocarburi, se non so per quali clienti la utilizzerò, ed entrando in competizione con quale altra lavanderia che offre il medesimo servizio? Distante quanto dalla mia sede? Con quale storia alle spalle?”.

Il territorio è chiave fondamentale anche nell’analisi di Corinna Mapelli, co-titolare di TREVIL (macchine per lo stiro). “Dove opero, quali potenziali clienti abitano nei pressi del mio negozio, e con quali competitor ho a che fare? Sono efficaci domande da cui partire – argomenta l’ingegner Mapelli. – Se parto da queste consapevolezze, al momento di effettuare un investimento, avrò capito se mi conviene finalizzarlo a una macchina per la pulizia dei tappeti, perché magari è un servizio assente nel raggio di dieci chilometri, oppure se è meglio potenziare la logistica, in modo da ritirare e consegnare biancheria nei nuovi centri commerciali della zona”.

“Certo, tutto ciò è possibile contando anche sulla professionalità dei dipendenti – continua Corinna Mapelli – perché in certe fasi della lavorazione diventa decisiva, come nel passaggio dalla stazione di stiro al sistema di trasporto”.

“Vedo lavanderie industriali che si specializzano puntando verso nicchie di mercato, e vedo nel contempo lavanderie artigiane ampliarsi fino ad assumere dimensioni da piccola industria – aggiunge Carlo Miotto, direttore commerciale di IMESA (macchine per il lavaggio). – E’ un indotto fatto apposta per accogliere la nascita di nuovi ibridi, che trovo molto stimolanti. Ottimizzando risorse oggi disponibili, come la completa tracciabilità dei capi – anche una lavanderia artigiana dotata della mentalità, e non solo delle macchine giuste, può servire in modo concorrenziale una piccola casa di riposo, dove c’è bisogno di riportare a ognuno dei cento degenti il proprio paio di calzettoni elastici perfettamente lavati. Con grande soddisfazione dell’ente proprietario, che cerca l’affidabilità di fornitori con cui mettersi in relazione”.

Marco Boccola, direttore commerciale di ILSA (macchine per il lavaggio) compie una scelta originale. “Preferisco dare voce a un cliente dell’azienda – spiega – perché esiste una sinergia profonda fra la nostra mission aziendale e il suo alto tasso di competitività”. Il cliente in questione si rivela essere, Roberto Agostinetto, titolare del Centro Lavasecco Agos. “Il nostro marchio – chiarisce Agostinetto – raggruppa otto negozi più due sartorie situate nel Nordest d’Italia. Nuclei artigianali inseriti in una struttura industriale, come certificato dai 40 fra titolari, dipendenti e collaboratori, e dal costante aggiornamento tecnologico, a cominciare dagli sms che inviamo ai clienti da ormai 15 anni segnalando i capi in ritiro, per passare alla totale tracciabilità del capo, e all’alta tecnologia dello stiro”.

“Ciò ci consente traguardi come la sinergia con un colosso svedese del calibro di Ikea – continua Agostinetto – nei cui centri commerciali garantiamo servizio di lavanderia, come al Le Tiare di Villesse, con i suoi 180 negozi. Ciò avviene nel segno di un condiviso low cost, per cui io riesco a garantire stiro di qualità di un paio di pantaloni a 3 euro, ottimizzando forza lavoro e alta tecnologia in puro stile Ikea”.

Locale e globale assieme, nota ormai come filosofia “glocal”. La promuove in pieno anche Walter Cividini, Amministratore Delegato di FIMAS (macchine per lo stiro), quando rammenta che “è anche per l’artigiano lavandaio è diventato necessario acquisire competitività da impresa, pur restando piccola realtà di provincia. Ciò significa occupare spazi lasciati vacanti dal mercato del proprio territorio, garantendo piccola sartoria, o servizi speciali, come il lavaggio delle scarpe, all’estero ormai di norma. Per macchine che risistemano tacchi e suole di scarpe, e all’occorrenza fanno pure le chiavi, ci vogliono tre, quattromila euro di investimento, destinati a rientrare in un paio d’anni”.

Sulle lavanderie ormai post-artigiane chiude Marco Niccolini, direttore commerciale di RENZACCI (macchine per il lavaggio). “La competitività ha fatto crescere gli investitori, rendendo più performanti strutture e cicli di lavorazione – asserisce Niccolini. – Oggi si rivelano vincenti servizi accessori, come la disinfezione e l’eliminazione degli odori, strettamente connessi a un globale e omnicomprensivo concetto di Pulito, di cui dà testimonianza anche il successo degli armadi per il trattamento a ozono”.

“In un tale contesto, – continua Niccolini – il bio-lavaggio a secco, tramite tecniche innovative di natural cleaning, oggi garantisce fatturati confortanti. Se così non fosse, i campus dimostrativi sul fattore “bio” sarebbero disertati, quando invece fanno regolarmente registrare il pienone”.

 

LAVANDERIA INDUSTRIALE

E’ sempre Marco Niccolini (RENZACCI) a introdurre, sulla competitività, il capitolo delle lavanderie industriali. “In questi imponenti trasformazioni del mercato – spiega – anche la lavanderia industriale sta mutando fisionomia, magari in modo meno visibile rispetto agli esercizi artigiani, ma in senso altrettanto radicale. I margini di utile crescono soprattutto sulla capacità di fornire noleggio sicuro, tempestivo, nonché a misura di cliente: volumi meno corposi, e nello stesso tempo più significativi sul piano della qualità del servizio”.

A proposito di noleggio interviene Andrea Perata, Division Manager, Textile Care di ECOLAB (prodotti chimici). “Un settore dove la competitività si rivelerà sempre più decisiva è quello degli abiti da lavoro, in rapida espansione in Italia e in Europa – chiarisce Perata. E così prosegue: “In questo ambito le lavanderie potranno misurarsi nella pulizia delle macchie più ostinate, come quelle prodotte dagli oli minerali dell’industria alimentare, rispettando sia le fibre dei capi più delicati che le parti rifrangenti o ignifughe degli abiti protettivi”.

“Un altro campo di gara, per usare termini sportivi – continua Perata – riguarda le disinfezioni certificate a basse temperature; parliamo di 55 gradi per gli abiti da lavoro, e di 40 per il settore alberghiero. In questa direzione le lavanderie potranno migliorare i consumi energetici riducendo contemporaneamente lo stress dei tessuti, con il doppio risultato di preservare le necessarie proprietà tecniche più a lungo nel tempo, e di esaltare la qualità al tatto e la vestibilità dei capi lavati”.

“In una lavanderia industriale la sfida si vince coniugando qualità di servizio e gestione delle risorse” è il punto di vista di Livio Bassan (CHRISTEYNS), che così esemplifica: “Lo si coglie in modo chiarissimo nell’ambito sanitario, dove un’azienda deve affrontare il rompicapo di gare al ribasso effettuate salvaguardando principi di qualità irrinunciabili, dato che si parla di igiene. Per quanto riguarda la ristorazione, la competitività spinge le lavanderie alla maggiore dinamicità possibile, come risulta dalla gamma dei colori dei capi oggi disponibile sul mercato. Qui, chi sceglie tinte originali che siano anche gradite e, soprattutto, di facile lavaggio, viaggia con una marcia in più”.

Su questa scia si inserisce Carlo Miotto (IMESA) quando asserisce che “fra le lavanderie industriali si avvantaggia quella che sceglie la strada più semplice dell’aggiornamento tecnologico: soluzioni ergonomiche, costi alla portata, rientri plausibili. Ma è fondamentale sapere che ogni cambiamento non è mai né definitivo, né l’ultimo, e che in tal senso occorre finalizzare risorse a quello successivo, senza farsi cogliere impreparati”.

Stenilio Morazzini, ceo di MONTEGA (soluzioni chimiche per il tessile) detta una linea precisa in termini di competition. “Oggi il mercato – dichiara – offre tutto ciò che serve per abbattere sensibilmente le temperature di lavaggio, contare su tempi di asciugatura ottimali, e affidarsi al miglior impianto di depurazione possibile”. “Attualmente il lavaggio green – precisa Morazzini – non ha più costi superiori: basse temperature e bassa alcalinità garantiscono inoltre longevità al tessuto. C’è quindi la possibilità di essere forti e belli nello stesso tempo, esercitando un dominio integrale sulla concorrenza”.

“Fermo restando – aggiunge sul tema Claudio Montanari, titolare della MONTANARI (sistemi di trasporto) – che la competitività è data sì dal prodotto, ma anche dal costo, formulato grazie alla conoscenza profonda del mercato in cui si opera. Oggi una lavanderia industriale non può più fare tutto, dividendosi fra ristorazione, case di riposo, alberghi”. “In tal senso – puntualizza Montanari – risulta fondamentale la programmazione. E’ vero che i nuovi mangani di una linea di stiro oggi stirano e piegano il doppio rispetto a pochi anni fa, ma l’importante è ottimizzare queste macchine avendole sempre pronte, in automatico, senza carrelli a mano e personale”.

 

SELF SERVICE

Quando infine si parla di self service, Andrea Corazza (ELECTROLUX ITALIA) torna sottolineare tematiche di tipo sociale. “Una località turistica di massa – dichiara – è completa se dotata di un numero adeguato di lavanderie self service turistico, capaci magari di garantire servizi di lavanderia anche ad alberghi. Ma anche nei centri urbani la competition fra “self” si vince puntando su servizi inevasi, come ad esempio il lavaggio dei capi usati dagli animali, tipo le coperte per cavalli”

“In ogni caso e in ogni luogo – conclude Corazza – i self service funzionano se offrono accoglienza a utenti che lì si soffermano per la mezz’ora del loro lavaggio, e devono quindi essere dotati di wi-fi, piccola biblioteca che incentiva i liberi scambi di libri, distributori automatici”.

“Quando un gestore di self service – aggiunge Carlo Miotto (IMESA) – capisce di avere a che fare non con utenti, ma con clienti da soddisfare tramite servizi, la sua competition si rivelerà vincente”.

 

RIVISTA DETERGO – MARZO 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

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