Continua la panoramica, iniziata sul numero precedente della rivista Detergo, (dicembre 2021, pag. 50), sui filati ecologici con un tessuto ottenuto addirittura dal riutilizzo di materiale di scarto di natura alimentare. Se i tessuti derivati dal mondo vegetale sono più che comuni, ancora insoliti sono i filati che provengono dagli scarti industriali alimentari. Tra questi vi è:

ORANGE FIBER® che deriva dalla trasformazione dei materiali vegetali della filiera agrumicola
La cellulosa, estratta dagli scarti delle arance utilizzate negli stabilimenti che producono succhi e profumi per l’ambiente, viene trasformata in rocchetti di filo per creare tessuti. Lo scopo è quello di creare qualcosa di utile partendo dagli scarti vegetali, che risultano essere difficili e onerosi da smaltire: un problema che diviene risorsa per i materiali di origine vegetale.

Lanciato nel lontano 2008, questo materiale altamente versatile ha ottenuto subito un enorme successo al punto che alcuni dei più grandi marchi della moda mondiale, sia low cost che di lusso, lo hanno impiegato fin da subito per creare capi denim, tute sportive, borse e scarpe. I primi tessuti, introdotti nel 2014, sono composti da acetato di agrumi siciliano e seta e possono essere in pizzo o tinta unita.

SOYBEAN PROTEIN FIBER: fibra tessile innovativa derivata dalla soia.
Si tratta di una fibra tessile botanica derivante dalla soia post-oliatura. Il processo di produzione di questo tessuto è ecologico al 100% e prevede che la proteina base venga estrapolata dalla soia distillata e raffinata. Il liquido estratto viene prima sottoposto ad operazioni di polimerizzazione che ne modificano fortemente la struttura compositiva e poi viene cotto per produrre il filato ad umido. Infine, il materiale ottenuto viene tagliato e termoformato.

Le sostanze ausiliarie di polimerizzazione del materiale base sono naturali e gli scarti che ne derivano vengono utilizzati come mangime. Il tessuto innovativo ottenuto è morbido, lucido, con elevata permeabilità e ridotto assorbimento dell’umidità.

CORN FIBER: derivata da un polimero naturale dalle proprietà isolanti
Da particolari lavorazioni dello zucchero rilasciato da mais, amidi e da alcuni legumi, si ottiene un polimero chiamato PLA (acido polilattico) che viene filato ottenendo il Corn Fiber, un materiale ecologico ad alto assorbimento di umidità, traspirante, lucido e con buona resistenza al calore ed ai raggi UV. Le macchine necessarie alla sua produzione emettono livelli bassi di CO2 ed i residui rilasciati dall’operazione vengono riciclati per diventare dei fertilizzanti.

L’unica pecca è che il materiale finale risulta un po’ rigido e delicato. La sua alta capacità isolante permette l’utilizzo del Corn Fiber anche nel campo edile, nei cappotti, nelle coperture ventilate, nelle intercapedini interne e nei solai. Nell’ambito casa ed abbigliamento può essere utilizzato sia per confezionare abiti di ogni genere e per imbottire materassi, cuscini e divani, che per realizzare giochi per bambini.

CRABYON®: tessuto ecologico, antibatterico dai residui dei crostacei.
Dagli scarti dei crostacei delle industrie alimentari si estrae il chitosano, sostanza derivante dalla chitina che irrigidisce e protegge i gusci dei gamberi. Il chitosano estratto viene poi mescolato a fibre naturali quali lino, cotone e lana, per creare un tessuto ecologico, antiallergico e completamente biodegradabile, utilizzabile anche in campo medico.

Il Crabyon, oltre ad essere permeabile all’aria e un ottimo assorbente di umidità, previene la disidratazione e protegge l’epidermide da allergie. Inoltre il Crabyon è particolarmente indicato per la realizzazione di qualsiasi indumento, soprattutto intimo, sia per adulti che per bambini, per tessuti medici e materassi. •

di Laura Bravi
Consigliere Assosecco

Rivista Detergo  – Numero 1, Gennaio 2022

 

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