Modena, la lavanderia chiude e dona in beneficenza i vestiti dei clienti: denunce e polemiche. Il caso segnalato da Federconsumatori che ha ricevuto le segnalazioni: i clienti si aspettavamo di riavere i propri capi e non ci sono state comunicazioni.

Partiamo da questa recente notizia apparsa sulla stampa per affrontare un tema che resta molto dibattuto non solo nel campo nella mautenzione tessile ma in tutti i casi in cui un oggetto, di proprietà di un consumatore, resta in giacenza da un professionista per un servizio. Nei casi in cui si verifichi una prolungata giacenza di capi ed indumenti presso l’impresa di tintolavanderia a causa del mancato ritiro da parte della clientela, possono nascere alcune questioni, spesso anche conflittuali, sulle responsabilità a carico dell’impresa, sugli obblighi di custodia e sull’eventuale possibilità di disfarsi delle giacenze non ritirate. Al riguardo occorre fornire alcuni elementi di valutazione e di indirizzo che potrebbero essere utili a rendere omogeneo il comportamento delle imprese di tintolavanderia nell’esercizio della loro attività e nei rapporti con la clientela.

Premessa
Al fine di affrontare la materia risulta utile partire da una premessa non scontata. In questa materia bisogna diffidare delle notizie di stampa e informarsi bene su cosa prevede la legge. Molti anni fa una sentenza della Cassazione (n. 10519/99) resa su di una controversia concernente la nota questione della eventuale eliminazione degli abiti e dei capi non ritirati e lasciati in giacenza presso la tintolavanderia, fu riportata in modo improprio su giornali e TV offrendo informazioni forvianti. Dunque, volendo entrare nel merito, al fine di chiarire quali siano gli obblighi ed i diritti dell’impresa di tintolavanderia rispetto alla clientela, può risultare utile valutare la situazione alla luce delle diverse norme attualmente vigenti.

Obblighi di custodia e responsabilità della tintolavanderia
Va precisato, in primo luogo, che quando la clientela porta alla tintolavanderia determinati capi per l’effettuazione dei relativi servizi (lavatura, pulitura, tintoria, stiratura, smacchiatura ed affini), oltre all’obbligazione principale, oggetto del contratto, la tintolavanderia stessa deve contestualmente assumersi anche l’obbligazione accessoria avente ad oggetto la custodia dei capi medesimi.

AI fine di stabilire fino a quando l’obbligo di custodia permanga in capo alla tintolavanderia e quale sia il relativo regime di responsabilità, occorre distinguere fra:
• il periodo necessario per l’esecuzione del servizio di tintolavanderia, oggetto del contratto;
• l’eventuale periodo successivo di giacenza dei capi non ritirati dal cliente.

Periodo di tempo contrattualmente stabilito
Secondo l’orientamento della giurisprudenza in materia, “nei casi in cui l’obbligazione di custodire ha natura meramente accessoria rispetto a quella dedotta in contratto (servizio di tintolavanderia), l’obbligo di custodia deve essere adempiuto, a termini della disposizione contenuta nell’art. 1177 codice civile, secondo le regole stabilite per l’adempimento delle obbligazioni in generale. l’eventuale ulteriore termine convenuto con lo stesso cliente in Ne consegue che la responsabilità del prestatore d’opera…. sussiste soltanto se tale obbligo non sia stato adempiuto per mancanza della diligenza del buon padre di famiglia, e cioè, solo se non siano state adottate quel complesso di cure, cautele e attività che il debitore medio impiega normalmente per soddisfare i propri obblighi” (Cass. 12/11/79, n. 5847).

Ciò significa che nei casi di deterioramento, distruzione, perdita o furto dei capi consegnati dal cliente alla tintolavanderia per la prestazione dei relativi servizi, la tintolavanderia stessa, al fine di sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti del cliente danneggiato, è tenuta a provare di avere usato nella custodia dei capi medesimi la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1768 cod. civ.) ed è tenuta a provare, altresì, che l’evento è stato imprevedibile o inevitabile: in sostanza, il primo presupposto per liberare la tintolavanderia dalla responsabilità inerente all’obbligo accessorio di custodia è la prova liberatoria che quell’evento si è verificato in conseguenza di un fatto ad essa non imputabile (art. 1218 cod. civ.) (in tal senso la giurisprudenza costante della Cassazione).

La fase successiva alla scadenza del termine
Al riguardo occorre fare riferimento ad un importante orientamento della Giurisprudenza la quale ha stabilito che “nel caso in cui il deposito è connesso con un contratto di lavoro autonomo, l’obbligo di custodia, per il cui adempimento si richiede la diligenza del buon padre di famiglia, resta limitato al tempo necessario per l’esecuzione del lavoro”. Da ciò consegue che la tintolavanderia – una volta decorso il termine contrattuale per la riconsegna o caso di decorrenza di quello stabilito – non è da ritenersi responsabile nei casi di deterioramento, distruzione, perdita o furto dei capi “salva l’ipotesi che tale perdita sia derivata da una particolare negligenza” (Cass. 23/1/86, n. 430).

Quindi, ciò che occorre sottolineare è che: la mera decorrenza del termine di riconsegna dei capi al cliente non esime completamente la tintolavanderia dalle responsabilità di custodia in quanto la stessa deve comunque continuare a tenere un comportamento idoneo ad assicurare la conservazione dei capi secondo criteri minimi di diligenza e prudenza senza incorrere, quindi, in atteggiamenti di particolare negligenza che potrebbero configurare la cosiddetta “colpa lata”

Nella pratica è in questo lasso di tempo che sorgono numerose incertezze proprio nella individuazione del termine per la riconsegna dei capi, soprattutto nei casi in cui non sia stato previsto espressamente un termine preciso ovvero qualora, anche sulla base degli usi, sia ammessa una tolleranza per la riconsegna dei capi al cliente. In tali casi, a seguito dall’avvenuta prestazione del servizio, al fine di poter declinare le proprie responsabilità di custodia nel senso sopra indicato (salvo che nel caso di comportamento di particolare negligenza), è utile e necessario che la tintolavanderia provveda rapidamente a comunicare al cliente che il servizio è stato ultimato, facendo presente, altresì, di non poter continuare a svolgere la custodia in modo adeguato. •

di Andrea Saviane e Avvocato Luca Bandera
Confartigianato Veneto, Ufficio Comunicazione&Studi

Detergo Magazine

Numero 2 Febbraio 2022