Dalla macelleria alla lavanderia. L’allergia a contatto con il sangue animale e la volontà di farsi largo nell’ambito del lavoro autonomo e dell’imprenditoria, furono determinanti per acquisire una piccola lavanderia ed iniziare un percorso professionale nuovo ed avvincente. Una storia che si dipana dal 1974 – e in particolare da lunedì 7 gennaio – per ben mezzo secolo. Lavoro, spirito di sacrificio, abnegazione, voglia di crescere e professionalità hanno rappresentato la chiave di volta e il vero valore aggiunto per fare decollare un’attività che dopo 50 anni è un fiore all’occhiello nell’ambito del mercato delle lavanderie industriali. “Chi avrebbe mai pensato di arrivare professionalmente fino a qui”, si domanda Gianni Vasselli fondatore con la moglie Luciana Lorenzi della piccola lavanderia sorta a San Lazzaro di Savena a pochi chilometri dal capoluogo emiliano (dove si trova tuttora) fin dal lontano ’74. “Un’esperienza professionale iniziata insieme, ci ricorda la signora Luciana, a stretto gomito, grazie anche all’esperienza maturata da me in una piccola lavanderia fin da giovane età. Si partiva da zero, si faceva la così detta gavetta, quello che oggi chiamiamo apprendistato. Poi il salto verso la nostra attività autonoma.

Avevo 19 anni siamo partiti con una piccola lavanderia e con molto spirito di sacrificio abbiamo realizzato il nostro sogno: lavare, stirare fino a 9 camicie in un’ora e poi le nostre consegne prodigiose in Apecar, il primo mezzo a disposizione in direzione Bologna. Pensi che quando nacque Francesca (mia figlia) partorii il venerdì e il lunedì mi presentai in lavanderia con la carrozzina, non avevamo alternative dovevamo fare fronte ad un impegno”. Una mescolanza di fatica, passione e motivazione a crescere. Tutto ebbe inizio nel 1974, un anno in cui si sono avvicendati e intrecciati episodi che rimangono scolpiti nella mente di chi li ha vissuti, dal referendum della legge sul divorzio alla strage di Piazza della Loggia a Brescia, dalle dimissioni del presidente americano Nixon a seguito dello scandalo Watergate fino all’ennesima bomba che colpì il treno Italicus Roma – Monaco di Baviera nei pressi di San Benedetto Val di Sembro, proprio, ironia della sorte, nella città metropolitana di Bologna dove decollò l’attività della lavanderia Moderna.

“Una cosa era certa: in Italia si incominciò ad avere paura ed è in questo contesto che iniziò ad operare la nostra lavanderia. Sin dagli albori non abbiamo mai pensato di misurare la nostra capacità con i quintali di biancheria processata, per noi l’essenziale è fare qualità non quantità, sottolinea Gianni Vasselli. Ci accontentiamo dei nostri 60 quintali osservando sempre il solito criterio, lavorare bene. Puntiamo sempre al miglior risultato possibile. Pensi che mia figlia è qui in azienda da trent’anni, entrò in azienda che non aveva ancora compiuto i 18 anni. Oggi l’azienda la gestiamo io e mia figlia perché mia moglie è andata in pensione. Ci occupiamo prevalentemente della ristorazione e dei piccoli medio alberghi. Lavoriamo con prodotti nazionali compreso il tessile, pensi che noi utilizziamo per le lenzuola la tela 30-40 che è una tela che viene solitamente fornita agli hotel a 5 stelle noi la diamo ai B&B a 5 camere.

Per la detergenza siamo partiti molti anni fa con la Unilever per poi passare a Christeyns con la quale abbiamo un ottimo rapporto in quanto garantisce metodi di lavaggio sanificanti di qualità e certificati. Pensi che molti anni prima della pandemia, in tempi non sospetti, introducemmo per primi il lavaggio con il Sanoxy il sanificante di Christeyns ma anche il riciclo dell’acqua riducendo a più del 50% il suo consumo. Oggi i metodi di lavaggio sono molto cambiati e le innovazioni sono continue. Quando abbiamo iniziato, la clientela era quasi interamente nell’ambito della ristorazione oggi c’è stata una variazione del baricentro commerciale con un 30% ristorazione e 70% per cento alberghiero. Qualità del trattamento e puntualità delle consegne. Lavoriamo nella sostanza nella provincia di Bologna in quanto a fronte di un’emergenza ad un nostro cliente dobbiamo riuscire ad arrivare nel più breve tempo possibile – non essendoci sabato, domenica e festività – a dare delle risposte immediate alle necessità che sopraggiungono.

Quali obiettivi e quali prospettive avete? Le innovazioni sono continue, nel 2023 abbiamo introdotto un impianto di depurazione biologico ma la massima aspirazione è continuare in ciò che siamo riusciti a realizzare fino ad oggi. Qual è stato il momento in cui vi siete trovati più in difficoltà? L’impazzimento dei prezzi dell’energia, le difficoltà a reperire materie prime, sono stati momenti di grande preoccupazione. Abbiamo fatto una scelta in relazione all’andamento del mercato, ma in modo coscienzioso, perché riteniamo che se l’attività dei nostri clienti prosegue in modo proficuo anche la nostra avrà inevitabilmente riflessi positivi. Abbiamo mantenuto inalterato il nostro listino prezzi ma per affrontare la lievitazione dei costi abbiamo aggiunto ai prezzi base una percentuale di incremento sottolineando che sarebbe stata provvisoria e così è stato. Scioriniamo qualche dato per tratteggiare un quadro più completo della realtà produttiva, 60 quintali giornalieri per 300 clienti, sono questi i numeri con i quali facciamo qualità. Abbiamo costituito, nel tempo, uno zoccolo duro di clienti con i quali ormai si è sviluppato un rapporto di fidelizzazione.

Per il nostro cinquantesimo abbiamo aperto le porte della lavanderia, per la prima volta, ai clienti e ai fornitori, in modo che abbiano potuto toccare con mano come i loro tessuti siano trattati. Processo, macchinari, lavorazione, metodi di lavaggio e cura del tessuto, sotto la lente d’ingrandimento. La qualità è possibile solo avendo un organico aziendale che lavori bene e per fare ciò è necessaria formazione e dedizione al lavoro. Pensi che c’è un gruppo di nostre operatrici che hanno lavorato da noi trent’anni fa, che ancora oggi, ci vengono a fare visita e con le quali abbiamo uno straordinario rapporto di amicizia”. E i due lunghi anni di crisi sanitaria cadenzati da lockdown, vaccinazioni, mascherine, ansia per la chiusura delle attività ricettive, come li avete vissuti? “Il dover chiudere la produzione dalla sera alla mattina per tre lunghi mesi durante il cataclisma della pandemia è stato avvilente e umiliante. Eravamo in preda all’ansia dell’incerto.

Abbiamo parlato come fossimo una grande famiglia ai nostri dipendenti, fornitori e clienti, abbiamo fatto di necessità virtù: è stato un momento terribile mai capitato in 50 anni. In generale devo dire che fare crescere una lavanderia da molte soddisfazioni e lascia anche qualche cicatrice, i miei 120 punti di sutura alla mano sono un segno tangibile del lavoro svolto. La cura anche dei particolari è un valore aggiunto: noi in lavanderia non usiamo Roll container ma solo sacchi che vengono scrupolosamente lavati ogni volta, in quanto la biancheria rimane più pulita e protetta”. La figlia Francesca Vasselli gestisce con il papà Gianni l’azienda, “misi piede in lavanderia prima di diplomarmi e poi iniziai ad imparare tutti i mestieri, dal laboratorio in tutti i suoi “gangli vitali”, all’ufficio amministrativo, fino alla trincea commerciale. Lavaggio, stireria, logistica, confezionamento, consegna della merce, questo è tutto ciò di cui quotidianamente ci dobbiamo occupare. Qui la flessibilità del lavoro l’abbiamo imparata ben prima delle riforme del mercato del lavoro. Anzi più che di flessibilità parliamo di adattabilità. Perché la difficoltà vera in lavanderia è fare ricorso alla manodopera qualificata. L’automazione delle macchine è fondamentale ma il controllo umano è altrettanto indispensabile. Il ricambio del personale e il passaggio generazionale è un elemento di criticità che è necessario gestire con calma avviando un affiancamento del personale in uscita a quello in entrata: abbiamo già inserito forza lavoro giovane in bassa stagione in modo che i ragazzi si affianchino ai più esperti. In lavanderia essenziale è l’investimento nelle risorse umane. La nostra concezione dell’automazione non è certo quella di sostituire manodopera ma è quella di semplificare l’attività.

Pensiamo a breve di procedere con un investimento in automazione per farci supportare dal digitale almeno nella parte della cernita. Una contapezzi ci permetterebbe di avvalerci di un nastro trasportatore di cernita sul quale l’operatore riverserebbe la biancheria sporca. La biancheria verrebbe trasportata sino davanti alle corsie in cui sarebbe selezionata. Ci consentirebbe inevitabilmente di minimizzare l’errore in quanto tutto sarebbe puntualmente verificato valorizzando il ruolo della forza lavoro esistente in azienda. Pensi al momento dell’inventario tutto quadrerebbe e sarebbe a portata di click. La digitalizzazione è semplificazione dei processi. Già oggi la biancheria viene divisa, una parte del laboratorio tratta l’alberghiero e un’altra la ristorazione. La biancheria è sottoposta a due lavaggi completamente diversi, lo sporco della tavola è molto più ostinato e deve essere trattato ad hoc. Un tovagliolo già intorno ai 100/120 lavaggi è arrivato al capolinea. Un lenzuolo di buona qualità deve durare almeno 200 lavaggi. Con i metodi di lavaggio di oggi i tessuti sono molto meno stressati e inevitabilmente hanno una durata maggiore”.

Un’ultima domanda (a Gianni), pensate nel futuro di ampliare la vostra attività? Non abbiamo mai pensato di allargarci rispetto ai 1200 metri quadri attuali e in particolare dei 500 metri quadri del laboratorio, per cui sarà necessario studiare appositamente la gestione degli spazi esistenti, in particolare dove collocare l’eventuale contapezzi da acquistare”, conclude con qualche venatura di diffidenza Gianni Vasselli. •

di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Marzo 2024