LSG, Lavanderia Spolaore Giuseppe è questo il senso dell’acronimo. Da qui si è partiti sessant’anni fa. Il fondatore, Giuseppe assaggiò il mondo della lavanderia facendo l’autista e imparando i segreti del mestiere e le buone pratiche. Poi l’occasione da cogliere al volo: una lavanderia di Oriago di Mira (VE) con i vecchi proprietari che non riuscivano a garantire una continuità aziendale. Stiamo parlando degli anni 60 in cui la lavanderia era al servizio principalmente dei piccoli alberghi di Venezia, delle locande e dei “signorotti” dell’epoca. Una lavanderia gestita in modo artigianale con la presenza dei figli in una dimensione totalmente familiare. I mezzi di trasporto? I barconi a remi che spingevano la biancheria fino a Venezia per mettersi al servizio della città. Guardare l’album di famiglia dei proprietari di questa lavanderia industriale ci permette di rievocare anni in cui il lavoro era piccolo, artigianale ed epico. Soprattutto manuale in cui il sacrificio e l’abnegazione si distribuivano equamente per tutta la famiglia. Foto in bianco e nero, consunte e ingiallite dal tempo in cui una delle immagini che s’impone è quella raffigurante la distesa di lenzuola ad asciugare in balia del vento. Dagli albori nel 1964 ad oggi, sono passati 60 anni un bel tratto di strada in cui si sono avvicendate alla guida tre generazioni e in cui le tecniche di lavaggio e dei trattamenti dei tessuti si sono specializzate tanto da proporre oggi, metodi di pulizia e soluzioni all’avanguardia sempre più oculate e personalizzate. Alta tecnologia e automazione, anche se l’occhio vigile ed esperto dell’operatore è fondamentale per garantire un’elevata qualità.

Siamo a Mirano e qui ha una delle sedi la lavanderia LSG, l’altra si trova da qualche anno a Marghera. Incontriamo i cugini Massimiliano (figlio di Franco) e Cristiano (figlio di Ferdinando) Spolaore, i figli di due dei tre soci della lavanderia. Franco, Ferdinando e Roberto, naturalmente Spolaore. Solo una parte della squadra di cui fanno attivamente parte anche Mattia e Marco (figli di Franco), Matteo (figlio di Ferdinando) e Sara (figlia di Roberto). “Le ferie, il riposo erano un lusso che all’inizio di questa avventura non ci si poteva permettere”, ci dice Cristiano. “Dall’inizio degli anni ‘90 siamo passati alla sede attuale di Mirano introducendo le prime macchine industriali, come la lavacontinua”.

Dagli anni novanta ad oggi in quale settore in particolare vi siete concentrati? “Principalmente due, quello alberghiero e quello della ristorazione”, ci dice Massimiliano. “Il nostro bacino d’utenza è concentrato prevalentemente a Venezia centro storico e Lido, tanto è vero che siamo organizzati con 4 imbarcazioni di nostra proprietà con le quali effettuiamo il servizio quotidiano. Questo è il primo bacino, ma poi ci occupiamo della provincia di Venezia, Treviso e Padova. Volutamente non intendiamo andare oltre il nostro raggio d’azione regionale. Siamo concentrati soprattutto sul turismo di lungo periodo e per scelta abbiamo escluso il turismo stagionale, salvo quello del lido di Venezia. La stagione è lunga in quanto inizia a marzo e finisce a novembre. Venezia è una città turistica tutto l’anno. Per lavorare a Venezia è necessario essere organizzati e conoscere la piazza da molto tempo”.

Quali sono le caratteristiche peculiari di Venezia?
“Venezia è una città unica al mondo. Per lavorare in questa città è necessario conoscere le maree e sapersi adeguare velocemente in relazione al cambiamento meteorologico”, ci racconta Cristiano. Conoscere i canali che si possono percorrere da quelli che non si possono percorrere è fondamentale. È necessario capire le caratteristiche del turismo di Venezia. Un turismo vasto ma nella sostanza mordi e fuggi. Venezia è una città piccola e molto raccolta in cui il passaparola rimbalza da una parte all’altra della città ad una velocità straordinaria. È necessario garantire un servizio di qualità, gli hotel sono contigui l’uno all’altro e fare bene il lavoro, in queste situazioni, fa la differenza. Molte lavanderie “extraterritoriali” hanno provato a lavorare a Venezia ma non hanno mai attecchito. La nostra lavanderia ha mezzi di proprietà e dipendenti stabili. Le nostre barche hanno dimensioni adeguate al trasporto. In città in determinate calle, piccole e anguste, si arriva con il sacco in spalla in quanto non sono accessibili con altri mezzi. Il rispetto dei tempi di consegna è fondamentale per noi di LGS. “

Che tipo di clientela avete?
“Non c’è una specializzazione dimensionale. Il nostro servizio copre i grandi e i piccoli alberghi. Il raggio d’azione, per noi fa la differenza, in quanto abbiamo pensato, modellato e realizzato un’organizzazione logistica che garantisca la puntualità di consegna. Inoltre, la valutazione dei costi e l’ottimizzazione dei tempi fanno la differenza.”

Le due vostre sedi sono differenziate per tipologia di attività?
“Nella sede di Mirano che è la principale, lavoriamo a “magazzino”, ci dice Cristiano, nel senso che tutto viene contato e viene trattato in modo indistinto, collocato a magazzino, pronto per la consegna. A Marghera, invece, lavoriamo a “partita” in quanto abbiamo dislocato qui la lavorazione dei clienti più grandi. E quindi ogni partita di biancheria o tovagliato appartiene ad un hotel e ad un cliente. Le nostre lavacontinue sono miste, nel senso che con la stessa macchina trattiamo lenzuola, spugne e tovagliato”.

Il lavanolo come è evoluto nel tempo?
“Prende la parola Ferdinando (detto Marino), papà di Cristiano, “negli anni ‘60 il lavanolo non esisteva. La biancheria era di pro prietà del cliente, hotel, ristorante ecc. Poi negli anni ‘80 sono iniziati i primi noleggi soprattutto con il tovagliato. Oggi lavoriamo solo con il lavanolo. Abbiamo differenti aziende tessili fornitrici e la nostra prassi è sempre stata quella di affidarci a tessiture italiane che garantiscano la qualità del prodotto. E per qualità intendiamo durata, facilità dello stiro ma anche bellezza estetica.”

Quanti dipendenti avete?
“Sommando le due sedi abbiamo circa 60 dipendenti. L’organizzazione del lavoro risponde alle richieste della domanda di mercato e quindi oltre a lavoratori stabili ne abbiamo qualcuno con contratto a termine strettamente legato ai picchi di lavoro.”

Quanta biancheria e tovagliato processate quotidianamente?
“Trattiamo circa 200 quintali al giorno. Questo è il nostro standard considerando che abbiamo a disposizione due lavacontinua”. Ma ritorniamo alle nuove leve, Cristiano e Massimiliano

Quali obiettivi vi prefiggete?
“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di organizzare le due sedi in modo diverso. Una per l’alberghiero e l’altra per la ristorazione. Specializzandosi si riesce ad elevare la qualità. Attualmente abbiamo una fetta maggiore di alberghi (65%) rispetto ai ristoranti (35%), questa è la nostra mole di lavoro. L’obiettivo è mantenere ciò che abbiamo in termini di clientela, cercando di migliorare la qualità. Vogliamo lavorare in modo organizzato con una giusta redistribuzione tra i tempi di lavoro e quelli di riposo. L’innovazione tecnologica e digitale sono alla base dei processi automatizzati, anche in lavanderia, in quanto permettono di alleggerire il peso del lavoro manuale accrescendo i livelli di produttività. Vorremmo fare delle nostre due lavanderie due sedi di qualità specializzate in alberghiero e ristorazione.”

Nel mercato delle lavanderie industriali sussiste la criticità a reperire forza lavoro, l’avvertite anche voi questo problema?
“È molto complicato fare lavorare le persone in lavanderia e soprattutto garantirne la continuità. L’avvento della tecnologia e dell’automazione ci aiuta molto ma non elimina la difficoltà di fondo, l’assenza di manodopera qualificata. Certo, dipende molto anche da cosa offriamo come datori di lavoro non solo in termini salariali ma anche in termini di piacere a lavorare in un determinato contesto lavorativo. Ogni lavoratore deve sentirsi parte di una squadra, di una famiglia, sviluppare una sorta di senso appartenenza al brand. È complicato ma è necessario mettere il personale e noi stessi, nelle condizioni di lavorare meglio possibile. Il lavoro in lavanderia è di per sé semplice però occorre dinamismo, motivazione e attenzione.”

E il passaggio generazionale che è sempre un elemento di criticità?</em > “Siamo alla terza generazione e dovremo capire in futuro se i nostri figli vorranno cimentarsi con questa attività, al momento non possiamo sbilanciarci. Noi abbiamo trascorso la nostra infanzia e adolescenza in lavanderia che per noi era una casa. Finita la scuola venivamo in lavanderia, una parte consistente dell’estate la trascorrevamo qui. Sono stati anni di crescita, di educazione ma anche di divagazione e divertimento”, concludono Cristiano e Massimiliano. •

di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Luglio/Agosto 2024