Raggiungiamo Alessandro Rolli amministratore delegato di Kannegiesser Italia, presso la sede italiana dell’azienda tedesca, ad Opera a sud di Milano. Un giro d’orizzonti di quanto è stata la quattro giorni fieristica milanese e del notevole afflusso di visitatori che ha caratterizzato anche l’edizione 2022. Un dialogo, il nostro, che si è sviluppato nell’ambito delle parole d’ordine, tecnologia, sostenibilità ed efficienza economica. Ma è stata anche l’occasione per fare il punto, non solo su ciò che si è visto in fiera, ma anche l’occasione per una riflessione di più ampio respiro sull’evoluzione del mercato e come l’innovazione tecnologica possa offrire delle risposte puntuali alle necessità organizzative. Ma diamo spazio al colloquio.

Siamo a poche settimane dalla conclusione di EXPOdetergo International 2022, quali valutazioni ha maturato della quattro giorni fieristica?
Intanto, mi lasci dire che siamo rimasti favorevolmente sorpresi dalla competenza e conoscenza dei processi da parte di coloro che hanno fatto visita al nostro stand. Di conseguenza anche il livello che noi fornitori dobbiamo esibire deve sicuramente porsi ad un livello più alto. Ottimo, quindi, il valore aggiunto è arrivato dalla qualità della richiesta. Un mercato in grande trasformazione in quanto il periodo del Covid ha favorito un’analisi dei processi in maniera molto più dettagliata mentre la crisi energetica ha portato ad un ulteriore valutazione sull’efficientamento degli impianti. Abbiamo trovato un visitatore, pronto, ricettivo.

Nell’ambito della fiera EXPOdetergo International 2022 avete presentato alcune macchine innovative?

Ci siamo presentati in fiera puntando sul motto: tecnologia, sostenibilità ed efficienza economica. Abbiamo cercato di cristallizzare questi tre messaggi che sono dei milestone del processo produttivo. La nostra proposta di valore. Nella nostra “cittadella dell’innovazione Kannegiesser” (in fiera) avevamo un impianto totalmente automatico, un robot per la piegatura delle spugne. Avevamo a disposizione una linea stiro molto innovativa, il primo introduttore al mondo certificato ergonomicamente. A tutto ciò si è aggiunto un modello di essiccatoio con il quale si ottiene uno straordinario recupero dell’aria, del calore e, quindi, un basso impatto energetico.

Avevamo anche a disposizione una lavacontinua PT VARIO che purtroppo non è stato possibile ammirare in funzione in quanto le regole fieristiche non lo hanno permesso. La nostra proposta in termini di prodotto, devo dire, sta cambiando rapidamente: se prima avevamo una proposta squisitamente in termini di prodotto, oggi parliamo di sistema. La lavacontinua, ad esempio, non è più solo equipaggiata con un sistema di recupero delle acque, ma in molti casi c’è un sistema di scambiatore di calore integrato oppure dei sistemi di recupero con scambiatori centralizzati (STS) che gestiscono l’acqua e le risorse energetiche di più impianti. Inoltre è possibile incrementare ulteriormente la temperatura dell’acqua attraverso altri scambiatori aria/acqua (EMS) che possono essere installati sopra i mangani, i tunnel di finissaggio e gli essiccatoi. Quindi un pacchetto completo, una piattaforma o meglio una tecnologia trasversale che al momento siamo gli unici a poter offrire.

Nella realizzazione delle vostre “megamacchine” avete sempre posto l’accento sui concetti di efficienza ed efficacia. Come si declinano concretamente?
Partiamo dalla definizione. L’efficienza si concretizza in un rapporto positivo tra ciò che è input in termini di energia e ciò che è output in termini di risultato. Ma lo stesso concetto vale per i pezzi prodotti. L’efficacia è strettamente legata all’obiettivo non considerando però come è stato raggiunto. Tutte le lavanderie sono efficaci in termini di obiettivo ma non è detto siano efficienti. Ci sono parametri per misurare l’efficienza e analizzando sistemicamente l’azienda mettiamo in luce le criticità cercando di migliorare il risultato in termini operativi. La sfida è trasformare un’offerta in una proposta che abbia un valore in termini di ritorno congruo dell’investimento.

Negli ultimi anni avete scommesso sull’Ergonomia come elemento essenziale sia per il “tempo” sia per la “sicurezza”. Il tempo e il suo utilizzo è fondamentale nello sviluppo dei processi produttivi. Quale gradimento avete avuto? Come è stata accolta dal mercato questa innovazione e filosofia aziendale applicata concretamente alle macchine?
Abbiamo sempre cercato di disegnare le postazioni di lavoro nel modo più prossimo alle esigenze e alla comodità dell’operatore. Perché il presupposto è che un operatore che si affatica di meno produce di più e anche meglio. Quindi sviluppiamo macchine che siano human friendly e che rendano l’ambiente più adeguato per i lavoratori. Sull’ergonomia negli ultimi anni si sono sviluppati diversi concetti. C’è un’ergonomia legata alla macchina che è necessariamente posturale, ma anche un’ergonomia cognitiva e organizzativa.

La macchina trasmette dei segnali che vengono recepiti dalla forza lavoro, quindi l’ergonomia cognitiva si basa su un approccio multisensoriale. E poi c’è l’ergonomia organizzativa, che è più legata alla logistica di processo all’interno di un’area, che tiene in considerazione i tempi ma anche la collocazione più idonea del materiale da processare. Ci siamo dedicati molto all’ergonomia e per farne capire l’importanza abbiamo dedicato un workshop e alcuni momenti di approfondimento. Questo percorso si è concluso con la certificazione del primo introduttore a livello mondiale che è EMR – Remote Synchro, che è un introduttore creato secondo criteri ergonomici.

I parametri ergonomici li abbiamo voluti misurare perché da un punto di vista tecnico non era mai stata fatta una valutazione sul campo, di quelli che erano i benefici nel concepire l’interazione uomo/macchina in un certo modo. I test hanno avuto luogo con tute e guanti sensoriali che ci hanno permesso di definire carichi di lavoro e curve posturali che l’operatore ha nella giornata lavorativa. Tutto misurato dalla scala di Borg che definisce gli sforzi che vengono compiuti nel fare una determinata operazione. Due giorni di test con differenti campioni, uomini e donne di differenti altezze e in diverse condizioni.

Abbiamo effettuato la comparazione tra un sistema tradizionale di introduzione con un sistema più evoluto e, siamo giunti, in sintesi, ad ottenere un beneficio del 37% in termini di sforzo profuso in meno sulla scala di Borg. Un test ampiamente probante e scientifico, quindi. Un Ente terzo, “Ergocert” ci ha di conseguenza certificato la macchina. Per ritornare alla sua domanda iniziale possiamo dire che i clienti hanno assunto una consapevolezza diversa anche in relazione all’ergonomia, anche perché la forza lavoro in questo ambito è una risorsa scarsa e c’è una sensibilità sempre maggiore rispetto alle condizioni di salute dei lavoratori. Il lavoratore può in questo modo produrre in sicurezza, con meno problemi fisici ed anche in modo più motivato.

Possiamo aggiungere anche una consistente riduzione degli infortuni e del così detto stress da lavoro correlato, che si riflette in una riduzione dell’assenteismo della forza lavoro. Abbiamo avuto anche una risposta confortante dalla fiera EXPOdetergo International e la direzione è quella giusta. Perché è una scelta corretta dal punto di vista valoriale che si traduce in una decisione conveniente dal punto di vista economico. L’obiettivo nei prossimi anni sarà quello di disegnare, produrre e commercializzare macchine che abbiano requisiti ergonomici.

In questi mesi le lavanderie industriali sono oggettivamente preoccupate per l’impennata dei costi energetici. Come è possibile cercare di alleviare questo problema cercando di risparmiare e di efficientare il processo produttivo?
Il mercato delle fonti energetiche è estremamente volatile. Se pensiamo che ad agosto il prezzo del gas è arrivato al massimo livello, oggi, invece, (all’inizio di novembre) è sceso in modo consistente. Da questo punto di vista è complicato per una lavanderia industriale cambiare direzione in corsa. Le nostre macchine a GAS possono funzionare a Gas metano o a GPL intervenendo con una piccola modifica sul setting del bruciatore, quindi il cliente può optare per una soluzione o l’altra.

Il suggerimento che possiamo dare è alla fonte, ovvero qual è il sistema di generazione del vapore utilizzato dalle lavanderie industriali? Oggi i moderni generatori di calore possono essere anche ibridi o prevedere di essere alimentati in modi diversi. Sono risposte complicate da fornire. In questo momento siamo di fronte ad una grande speculazione e per qualsiasi soluzione si possa optare potrebbe rivelarsi anche non del tutto idonea tra sei mesi. Noi consigliamo di puntare su altro, aumentare l’efficientamento (per cui si consuma meno gas), pensare a macchine che recuperino caloria ed energia. •

 

 

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Rivista Detergo Novembre 2022
di Marzio Nava

 

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