Per valutare correttamente il valore residuo dei capi d’abbigliamento o degli articoli tessili d’arredamento, li abbiamo suddivisi per classi di articolo e per composizione, tenendo conto da un lato delle sollecitazioni cui essi sono sottoposti durante l’uso e la manutenzione (ad esempio divano, tenda, maglia, cappotto, impermeabile, vestito, ecc) e dall’altro delle proprietà delle singole fibre (lana, seta, poliestere, fibra metallica, ecc.), che presentano valori di residenza differenziati ai vari fattori di alterazione cui sono sottoposte durante l’utilizzo dei capi e articoli tessili. Il tempo di vita dei capi si misura a partire dalla data di vendita del negozio al cliente e non dalla data di produzione della ditta costruttrice.

Il prezzo di acquisto del capo, necessario per stimare il valore residuo, deve essere documentato dal negoziante o dal produttore del capo. Per capi antichi documentati o di particolare valore (>€ 1.000,00) è necessario che il cliente indichi per iscritto, al momento della consegna in caso di eventuale danno con il lavaggio, il valore del capo; il documento deve essere sottoscritto dalla lavanderia in caso di accettazione della pulitura. Per gli abiti da sposa, in particolare di seta, privi di etichetta di manutenzione e composizione (maggioranza dei casi), oltre alla dichiarazione per iscritto del valore del capo, la lavanderia non si assume alcuna responsabilità sul risultato del lavaggio, che sarà a rischio del cliente.

 

 

 

 

 

di Ing. Vittorio Cianci
Direttore LART – Laboratorio Analisi e Ricerca Tessile
Detergo Magazine Number 12, December 2022

 

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