IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO — Pulisecco Pastore una missione di famiglia

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Servizi a misura di cliente, cura certosina nella lotta alle macchie, trattamenti con accorti dosaggi di secco e acqua, eccellenza nello stiro. Così il signor Roberto, assieme alla moglie Vittoriana, manda avanti il negozio ereditato dai genitori. Con rigore artigianale

Le macchie, eterne e irriducibili nemiche del pulito. Non tutti gli uomini e – ancora meno – tutte le macchine, hanno partita vinta con le macchie.
Prato_della_valle_padovaSenza spingerci troppo lontano, fino ai detective di quei telefilm americani tipo CSI, che passano giorni e notti a cercarle, analizzarle e catalogarle, basta passare in una lavanderia per avere ogni possibile conoscenza sulla loro natura, la loro storia, le loro affinità con altre macchie. E, soprattutto, per individuare i punti deboli che consentono un’azione distruttiva specularmente contraria a quella conservativa di cui si occupa una squadra scientifica.
A patto, ovvio, che sia una lavanderia di un certo tipo. Nella quale innanzitutto, l’impagabile valore aggiunto si chiami esperienza. E quindi memoria consapevole. E quindi fattore umano. A corrispondere perfettamente a questi requisiti è la pulisecco Pastore che, nei pressi dell’ospedale di Padova, da oltre mezzo secolo smacchia alla perfezione guardaroba e tessuti di clienti quanto meno affezionati, vista la riconoscenza provata verso artigiani così competenti e preziosi.
image-02-12-15-06-41Quando inizia a raccontare del suo negozio, l’attuale titolare, Roberto Pastore, tratteggia subito un quadro coerente con le osservazioni appena fatte. “Parlare di macchie, e di sporco in genere, mi viene quanto meno naturale. Infatti sono nato assieme a questo negozio – racconta – e cioè in un 1964 davvero fatidico per mia mamma, Maria Bellucco, che in quello stesso periodo metteva al mondo me e avviava l’attività, assieme a mio padre Benito. Per cui ho respirato sin dall’infanzia una certa aria, ho visto in che modo i miei si conquistavano la loro clientela, e mi sono trovato nelle condizioni di provarci a mia volta”.
image-02-12-15-06-41-2Quel che si dice un “imprinting”. Grazie al quale la storia del negozio continua anche oggi che a gestirlo è il signor Roberto, assieme alla moglie Vittoriana. Di coppia in coppia, dunque. “La lezione fondamentale che ho appreso vedendo mamma e papà al lavoro tutti i giorni– chiarisce Pastore – riguarda la lotta allo sporco. Che, in buona parte dei casi, di sicuro nei più delicati, noi artigiani eliminiamo grazie a delle conoscenze specifiche, e in base a precise regole deontologiche nei confronti del cliente. Che, non appena ci porta quel determinato capo, non va illuso, ma reso edotto sulla situazione, e su come si pensa di risolverla. Ciò si realizza a partire da un primo, accurato controllo, una sorta di diagnosi svolta davanti al cliente stesso. Analogo check si eseguirà al momento del ritiro, per appurare assieme i risultati ottenuti prima del pagamento”.
imgCome prevedibile, il dialogo a questo punto si addentra in una delle problematiche più cogenti per le pulisecco artigianali rimaste sulla breccia. “Io so – spiega Pastore a questo riguardo – che tutti tornano nel mio negozio sulla base della fiducia. Qui infatti mettono i loro capi nelle mani di qualcuno che individua il tipo di macchia, sa come dosare le tecniche di trattamento, si aggiorna continuamente sui nuovi tessuti e i nuovi materiali dell’abbigliamento. Mi dica lei in quale lavanderia automatica trovano soluzioni per lo sporco che si insinua nella finitura di una pelliccia, o che intacca un giubbotto in poliuretano?”.
Una domanda che, oltre a lasciare immaginare la risposta, fa prevedere il passo successivo: “Certo, è ovvio che in un negozio come questo ci battiamo per tariffe coerenti con la qualità garantita al cliente, nonché con i tempi e i modi della lavorazione. Non nascondiamoci, ad esempio, che un uso eccessivo dell’acqua corrode l’integrità e la lucentezza di un capospalla. Occorre dosare i tipi di trattamento. Così come è facile rammentare al cliente le difficoltà di eliminare residui di sangue o di vino rosso, che sono da smacchiare rigorosamente prima del trattamento. Una volta ricordato tutto ciò, è giusto e ragionevole che, a fronte della qualità, qui si spenda di più rispetto a quando si va al self service”.
“Certo, i tempi sono radicalmente cambiati – conclude questo artigiano, che quanto a passione e conoscenze, rievoca la figura di un pittore “macchiaiolo” d’altri tempi. – Oggi il cliente medio, in proporzione, spende meno in vestiario rispetto ai suoi genitori e ai suoi nonni, per cui, quando viene in tintoria, tende psicologicamente a non superare una certa cifra per riavere pulito un capo pagato 50,00 Euro, e non 200,00 Euro. Una ragione di più per far scattare il dialogo, la trasparenza del servizio e, in ultima quanto rivelatrice analisi, il gusto impagabile di un lavoro eseguito a regola d’arte”.
Garantito da chi, a cinquant’anni dall’apertura del negozio di famiglia, oggi serve i nipoti dei primi clienti. Con prezioso servizio di stiratura da anni a cura di un’abilissima signora Sonia. Nel segno di una missione generazionale.

Rivista Detergo Dicembre 2015
Stefano Ferrio