IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO — La Suprema, bella come una canzone

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Diversamente non poteva essere per questa lavanderia artigianale inaugurata a Pontassieve, in Toscana, nello stesso giorno, il 4 marzo, che dà il titolo a una delle più toccanti ballate di Lucio Dalla. Era il 1957 quando iniziava questa favola dovuta
all’ingegno dei coniugi Molinari. Oggi tocca al loro figlio Gianni continuarla.

236739-800x498-500x3114 marzo. Giorno che ha un suo perché, per noi italiani.
Questa data, infatti, significa non solo la nascita, avvenuta a Bologna, di uno dei nostri più grandi cantautori, Lucio Dalla. Rimanda anche al titolo autobiografico di una delle sue canzoni più belle e più amate, “4 marzo 1943”, illuminata da parole come “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù bambino”.
A un imprenditore della lavanderia squisitamente italiano, per intraprendenza e gusto delle relazioni umane, come Gianni Molinari, viene quasi ovvio sottolineare che la sua creatura di famiglia, la lavanderia La Suprema, è nata esattamente 14 anni dopo Lucio Dalla, il 4 marzo 1957. Non a Bologna, ma a Pontassieve, in provincia di Firenze, anche se le origini della famiglia vengono dalla stessa Emilia di Lucio Dalla. Radici diverse, che rendono ancora più profondo un humus culturale e imprenditoriale sfociato in un’attività artigianale entrata a pieno titolo fra le eccellenze locali. 20150824_151302Obbiettivo centrato grazie a qualità del lavoro, professionalità del personale, capacità di capitalizzare al massimo le risorse offerte da macchine di prima qualità, ma anche di dimensioni rapportate al “piccolo è bello” che fa da leit-motiv allo sviluppo del territorio.
Tornando a quegli anni ‘50, Severino Molinari e la moglie, Anna Prandini, si trasferiscono in Toscana da Cavezzo, paesino del Modenese destinato a diventare tristemente noto per i danni catastrofici provocati dal terremoto del 2002. Ragione dello spostamento, una lavanderia. Ovvero uno fra i più frequenti richiami di una terra dove, da ben prima di una lingua italiana sciacquata in Arno dal Manzoni, quella di lavare i panni è arte ultrasecolare, non solo professione.
“Si parla di un’attività – racconta Gianni Molinari, unico figlio e quindi naturale erede della coppia – presa in mano a Figline Valdarno da una cugina di papà. Il quale resta talmente impressionato dal volume di affari di questa nuova attività, che decide di provarci a sua volta. La scelta cade sul comune di Pontassieve, borgo di ventimila anime in provincia di Firenze”.
20150729_095051Qui, in quel fatidico 4 marzo del ’57, apre le porte al pubblico una “Suprema” la cui parabola va oggi considerata fra le più virtuose e innovative di un indotto così “nobile”. “Basti pensare – racconta Gianni Molinari – che in un passato non remoto, solo in questo territorio, si aveva a che fare con una quindicina di lavanderie artigianali. Oggi ne sono rimaste sei, che sono comunque un bel numero, a testimonianza di una professione che fa parte della cultura locale, al punto da ritrovarla oggi in varie modalità adattate al mercato: da un laboratorio artigianale come il nostro, al solito self service attivato dentro un centro commerciale”.
Se La Suprema continua a esercitare questo ruolo leader, pur nel contesto di una concorrenza così agguerrita, le ragioni sono molteplici e diverse. E’ ancora Gianni Molinari a farne sintesi: “Quando, dopo la morte di mio padre, ho preso in mano la lavanderia, avevo già acquisito dati fondamentali. Non ultima l’importanza di fare da sempre parte attiva di un’associazione di categoria come Cna. Mio padre vi aderì un anno dopo l’apertura dell’azienda, e oggi io mi pregio di essere presidente del settore tinto-lavanderie di Cna in una regione così ricca di tradizioni come la Toscana”.
La partecipazione da protagonisti attivi alla vita associativa concorre senza dubbio a formare l’identità attuale de La Suprema. “Impossibile, anzi, controproducente, cercare di stare al passo dei self service e dei centri commerciali in termini di prezzi – racconta Molinari. – Qui la scelta è stata diametralmente opposta, e consiste nel garantire sempre la massima qualità artigianale al cliente, con ovvie conseguenze nelle tariffe. Per cui chi entra a “La Suprema” con un piumone o con un vestito da festa sa che li riavrà indietro puliti nel modo più accurato e personalizzato possibile”.
foodstock-33-630x526Così è la filosofia vincente de La Suprema da ormai 58 anni. La stessa che Anna Prandini, oggi ottantottenne, condivise con il marito Severino, perfettamente ereditata dal figlio Gianni, che a sua volta la portò avanti assieme alla moglie Angelisa Favilli, formidabile stiratrice di cui hanno tutti memoria. “Purtroppo – racconta il titolare de La Suprema – un brutto male me l’ha portata via che aveva appena 39 anni. Io allora ho fatto tesoro anche della sua stupenda lezione di vita, accentuando ancora di più le qualità di squadra che caratterizzano il personale che lavora con me: quattro dipendenti a cui tutti riconoscono dedizione al servizio, culto della relazione con il cliente, capacità di capire al volo come cambia il mercato. Ad esempio, la profonda crisi di un settore un tempo fiorente come la pelletteria, ha costretto a restare a casa, e a reinventarsi almeno in parte come casalinghe, oltre 700
lavoratrici. Che oggi non lasciano più automaticamente la roba da lavare in negozio, perché devono correre in fabbrica. Tendono invece a fermarsi, a discutere di prezzi e servizi con il personale, a porre domande a cui noi dobbiamo sempre dare risposte corrette e credibili”.
Così continua, alla grande, la storia della lavanderia La Suprema. Un 4 marzo dopo l’altro.

di Stefano Ferrio
RIVISTA DETERGO N.7/8 LUGLIO/AGOSTO 2015

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