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GUIDA ALLA LAVANDERIA — Lavaggio industriale, procedure e attrezzature per la valutazione degli abiti da lavoro

Sempre più spesso la gestione della manutenzione degli abiti da lavoro, soprattutto quando marcati CE come Dispositivi
di Protezione Individuale, non viene più affidata ai trattamenti domestici ma a lavanderie industriali; la scelta è connessa al fatto che le lavanderie assicurano una manutenzione coerente alla tipologia del capo in modo da garantire il mantenimento delle caratteristiche prestazionali dichiarate dal fabbricante. Ciò in relazione anche a quanto richiede il Decreto Legislativo 81/2008 Testo Unico per la Sicurezza che prevede l’obbligo da parte del datore di lavoro di selezionare i DPI da fornire ai lavoratori e di mantenerli in efficienza.

È quindi molto importante che anche a livello nazionale sia stata pubblicata la Norma UNI EN ISO 15797:2018 “Tessili – Procedimenti di lavaggio e di finitura industriale per la valutazione degli abiti da lavoro”.
La norma specifica le procedure di prova e le attrezzature che possono essere utilizzate nella valutazione degli abiti da lavoro destinati al lavaggio industriale (compresi come detto alcuni Dispositivi di Protezione Individuale); le diverse tipo logie di lavaggio descritte nella norma rispetto al lavaggio domestico vengono eseguite su quantità di materiale più elevato, a temperature più alte e con macchine di dimensioni maggiori; simulano dunque meglio il lavaggio industriale.

Il lavaggio è una delle prove più significative utilizzate nei trattamenti di manutenzione ed è quindi fondamentale valutarne l’eventuale influenza negativa su proprietà rilevanti come stabilità dimensionale, caratteristiche cromatiche,
sgualciture, raggrinzimento delle cuciture, pilling e aspetti visivi in generale. Tale influenza negativa è di particolare
gravità nel caso dei Dispositivi di Protezione Individuale in quanto può diminuire il livello di sicurezza dei prodotti definito in modo cogente dalle Norme di Prodotto.

Rispetto alla edizione precedente è stato modificato il campo di applicazione nel quale (rimossa la restrizione agli abiti da lavoro in cotone, poliestere e loro miste) sono state introdotte altre tipologie di fibre. È una modifica importante in quanto molti abiti da lavoro oggi sono realizzati con fibre chimiche ad elevate prestazioni. Sulla base di questa modi fica del campo di applicazione la differenziazione dei cicli di lavaggio proposti nelle Tabelle (quattro in totale) in funzione della tipologia di materiale tessile è effettuata distinguendo tra “Pieno Carico” e “Carico Ridotto”.
La norma indica a livello generale le caratteristiche delle apparecchiature di lavaggio e di centrifugazione e delle apparecchiature di asciugamento. Le caratteristiche sono state definite immaginando macchine di media dimensione e la norma precisa che nel caso si preveda di sottoporre il capo a più lavaggi ciascuno di questi deve essere seguito da un trattamento di asciugamento.

I detersivi
Di particolare importanza il fatto che la norma specifichi a elevato livello di dettaglio i detersivi di lavaggio: uno contenente candeggianti ottici che non può essere utilizzato nel caso in cui il trattamento preveda anche la valutazione delle caratteristiche cromatiche; uno privo di candeggianti ottici. Nuova e interessante la precisazione che dal momento che il processo produttivo dei detergenti è fondamentale per le loro caratteristiche finali, è fondamentale assicurarne la tracciabilità in termini di produttore, numero di lotto, data di produzione.

Gli agenti candeggianti
Sono previsti tre diverse tipologie di agenti candeggianti la cui composizione chimica è dettagliatamente definita dalla norma; tale composizione deve essere determinata prima di ogni utilizzo mediante analisi volumetriche quantitative; tutti devono essere utilizzati entro trenta giorni dalla preparazione. Gli agenti previsti sono acido peracetico, sodio ipoclorito, acqua ossigenata.
Sono tutte sostanze ossidanti con caratteristiche diversificate; tra le tre l’acqua ossigenata ha un potere ossidante non particolarmente aggressivo; il sodio ipoclorito ha in vece un’elevata aggressività sui colori e quindi potrebbe provoca restringimenti anche molto significativi.

In tutte i tre i casi l’effetto candeggiante è dovuto alla liberazione in fase di utilizzo di ossigeno attivo (nel caso dell’acido peracertico e dell’acqua ossigenata) e di cloro attivo (nel caso del sodio ipoclorito). Tale attività è modulata dal pH del bagno.

Il processo di lavaggio
La norma prevede quattro tipologie di processi descritti in tabelle. In tutte il rapporto bagno nella fase di lavaggio è 1:4 e il rapporto bagno nelle fasi di risciacquo 1:5. Per ciascuna delle quattro tabelle viene definito anche il rapporto peso della merce e volume del cestello che la contiene; è sempre pari a 1:12 nel pieno carico e a 1.17 nel carico ridotto.
La Tabella 1 (presente nella norma) definisce un processo adatto ad abiti da lavoro bianchi o decorazioni colorate con tendenza a variazioni cromatiche; nel processo viene utilizzato come agente candeggiante acido peracetico; viene condotto alla temperatura di 75°C ± 2°C, ha una durata di 20 minuti; prevede tre risciacqui della durata di 3 minuti ciascuno e una centrifugazione finale della durata stimata di 6 minuti.
Il contenuto di umidità nei prodotti dopo lavaggio oscilla dal 50% al 55% nel caso di lavaggio a pieno carico e dal 35% al 40% nel caso di lavaggio a carico ridotto.
La Tabella 2 (presente nella norma) definisce un processo adatto solo ad abiti da lavoro bianchi; nel processo viene utilizzato come agente candeggiante sodio ipoclorito; viene condotto alla temperatura di 85°C ± 2°C nel processo a pieno carico e alla temperatura di 75°C ± 2°C nel processo a carico ridotto; in entrambi i casi ha una durata di 20 minuti; prevede tre risciacqui di 3 minuti ciascuno e una  centrifugazione finale della durata stimata di 6 minuti. Nel secondo e nel terzo risciacquo viene aggiunto un prodotto riducente (sodio metabisolfito o sodio solfito ad esempio) per eliminare completamente i residui di cloro.
Il contenuto di umidità nei prodotti dopo lavaggio oscilla dal 50% al 55% nel caso di lavaggio a pieno carico e dal 35% al 40% nel caso di lavaggio a carico ridotto.
La Tabella 3 (presente nella norma) definisce un processo adatto solo ad abiti da lavoro bianchi o con decorazioni colorate con tendenza a variazioni cromatiche; nel processo viene utilizzato come agente candeggiante acqua ossigenata; viene condotto alla temperatura di 85°C ± 2°C; ha una durata di 20 minuti; prevede tre risciacqui di 3 minuti ciascuno e una centrifugazione finale della durata stimata di 6 minuti.
Il contenuto di umidità nei prodotti dopo lavaggio oscilla dal 50% al 55% nel caso di lavaggio a pieno carico e dal 35% al 40% nel caso di lavaggio a carico ridotto.
La Tabella 4 (presente nella norma) definisce un processo adatto solo ad abiti da lavoro colorati nel quale non viene utilizzato nessun agente candeggiante; viene condotto alla temperatura di 85°C ± 2°C nel processo a pieno carico e alla temperatura di 75°C ± 2°C nel processo a carico ridotto; in entrambi i casi ha una durata di 20 minuti; prevede tre risciacqui di 3 minuti ciascuno e una centrifugazione finale della durata stimata di 6 minuti.
Il contenuto di umidità nei prodotti dopo lavaggio oscilla dal 50% al 55% nel caso di lavaggio a pieno carico e dal 35% al 40% nel caso di lavaggio a carico ridotto.

Il processo di asciugamento
Sono previste due procedure:
A) asciugamento in tumble condotto a temperature non superiori a 90°C; l’abbigliamento viene considerato asciutto quando il contenuto finale di umidità relativa è pari a 0% ± 3%.
B) asciugamento in tunnel a una temperatura dell’aria pari a 155°C; l’abbigliamento viene considerato asciutto quando raggiunge una temperatura comprese tra 135°C e 140°C.
Nell’Allegato A (normativo) vengono descritti sistemi di valutazione del livello di asciugamento alternativi che utilizzano sensori posizionati vicino ai capi o direttamente fissati sul capo.

Conclusione
La norma costituisce un riferimento fondamentale per simulare in laboratorio le condizioni di lavaggio applicate da una lavanderia industriale al fine di verificare il mantenimento delle caratteristiche prestazionali e scegliere il miglior trattamento di manutenzione possibile inteso come quello che ottiene il miglior lavaggio e asciugamento possibile evitando il minor danneggiamento dei capi. Danneggiamento che nel caso dei Dispositivi di Protezione Individuale è, come detto, estremamente rischioso in quanto può diminuire in modo significativo i requisiti di sicurezza che nel caso specifico sono requisiti cogenti. •

di by Gabriella Alberti Fusi

Direttore Tecnico, Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento S.p.A.

Detergo Rivista – Maggio 2019

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