EVENTI — Gli interventi al congresso di Bruges sui trend globali della lavanderia

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dsc03991Questa nuova edizione del WTSC è stata illuminante per fare il punto su un mercato caratterizzato da contrazioni nel settore alberghiero, maggior attenzione all’igiene, investimenti nel biologico. Con un più diffuso senso della responsabilità sociale dell’impresa (CSR).

Quindici anni separano il primo WTSC, che si svolse in Gran Bretagna, dall’ultimo, tenutosi a Bruges, in Belgio, dal 5 al 7 ottobre scorsi. Complimenti ed entusiasmo espressi dai partecipanti indicano che gli organizzatori non dovrebbero aspettare troppo per organizzare una prossima edizione di un evento così seguito.
Di fatto, il congresso mondiale delle lavanderie industriali ha fatto registrare un grande successo, oltrepassando le più rosee aspettative dei partecipanti, convenuti in Belgio da 12 Paesi stranieri.
Tanti i fattori che hanno contribuito ai favori decretati a questo summit. Cercando una sintesi fra tutti gli interventi succedutisi a Bruges, è appropriato parlare di esperti di quei “trend globali” che caratterizzano oggi un mercato in continua espansione. Eccone un’illuminante sintesi.

 Willemmijn Martens, direttrice della catena alberghiera Accor (Benelux)

“La biancheria è un fattore strettamente collegato con il riposo e con il dormire bene. Il letto è la cosa più importante per chi soggiorna in un albergo. È ancora più importante della cabina doccia, del servizio in camera o della colazione. Attualmente le cose stanno cambiando nel settore: gli alberghi acquistano la biancheria, principalmente asciugamani piuttosto che lenzuola. Scelgono un sistema basato su due costi centrali separati: uno consiste nell’investimento iniziale in biancheria, l’altro nella manutenzione dei tessili. Per quest’ultima, comprano appositi prodotti e macchinari, e si affidano ai loro dipendenti per tutti i lavori da svolgere all’interno della loro impresa.

dsc04035In conseguenza degli attacchi terroristici degli ultimi anni, gli alberghi hanno cominciato a generare poco fatturato, e devono quindi trovare i modi per tagliare i costi. Ma c’e anche un’altra motivazione: l’industria alberghiera, più specificamente i proprietari e gestori degli alberghi, stanno evolvendo rapidamente, con conseguenze dirette sull’indotto del noleggio di biancheria. Gli alberghi più piccoli giocano un ruolo più significativo in questo trend, non ancora diventato globale. Essi vedono solo i benefit derivanti dal sistema seguente: ordini la biancheria nuova quando ne hai voglia, hai sempre la quantità della biancheria che ti serve sotto mano, non devi preoccuparti di errori nelle consegne, e puoi anche scegliere in autonomia il modo della manutenzione e della cura dei tessili. Di conseguenza, qualunque lamentela da parte dei clienti può essere attribuita soltanto agli errori del tuo stesso personale.
Gli albergatori si preoccupano caso mai di svantaggi che derivano dall’outsourcing (affidare ai terzi, ndr), come ad esempio perdere il conto di quante volte è stata lavata la biancheria, o quanto è vecchia, oppure usurata. È difficile convincere questi nuovi imprenditori, senza argomenti forti in mano, a cambiare le loro idee.
Invece lavorare utilizzando i servizi di lavanderia permetterebbe agli alberghi di controllare i costi concentrandosi sulle principali attività di un albergo.
Un punto focale da sottolineare è la necessità per gli alberghi di avere da parte delle lavanderie maggiore flessibilità per consegne e servizi.

Sylvie Thonnerieux, manager di ACTE International (Francia)

dsc04099“Ogni attività imprenditoriale ha un qualche impatto sull’ambiente umano e naturale. Occorre ridurre questo impatto, o almeno cambiarlo, in modo che diventi virtuoso. In questo contesto, per anni, l’unica norma condivisa e applicata era la cosiddetta ‘legge leggera’, con la quale ci si appoggiava sulla buona volontà incoraggiata da tutti i tipi di etichette, certificati, codici di condotta creati dalle Nazioni Unite, standard internazionali, ad esempio ISO e codici di comportamento delle aziende stesse. Ora vediamo però che sempre di più viene applicata la “legge pesante”. La responsabilità sociale dell’impresa, nota in sigla come CSR, non è più una opzione, ma è diventata d’obbligo.
Quali sfide comporta tutto ciò per l’industria tessile? Innanzitutto occorre investire sui flussi di immigrati, persone che sono venute in Europa con la speranza di un futuro per motivi sociali, etnici, economici, politici, religiosi, climatici. Possiamo dare loro un lavoro? Dobbiamo rifiutare di fare business con aziende che hanno la schiavitù moderna sulla loro coscienza in termini di lavori forzati, sfruttamento dei minori, traffico umano. Dobbiamo in tal senso stare attenti per quanto riguarda Turchia, Thailandia, Birmania e Corea del Nord. Dobbiamo abbandonare l’idea dello stipendio minimo e iniziare a pagare stipendi giusti. Dobbiamo dare ascolto alle associazioni non governative come Human Rightswatch, per la difesa dei diritti umani, e Greenpeace. E dobbiamo nello stesso tempo rispondere alle preoccupazioni dei clienti B2B – business to business –  e B2C, business to consumer”.

dsc04133Brian Keegan, vicepresidente per sicurezza e sostenibilità in Ameripride Linen&Uniform Services

“Non ci si può permettere di dormire sugli allori rimanendo fermi nei nostri uffici. Vedendo come funzionano le aziende che tingono tessuti e come riciclano acqua, Ameripride vuole essere riconosciuta e rispettata come una azienda CSR. La tutela del nostro personale è da sempre una priorità, come certificato da un programma di sicurezza che ha portato a una diminuzione forte dei numeri di incidenti al lavoro. Ma la visione in chiave CSR ha portato anche verso altri obbiettivi: è stata ad esempio modernizzata la flotta dei camion distributori, ora sostituiti ogni 8 anni, contro i 10 di prima. Abbiamo anche iniziato a usare carburanti alternativi per i camion, e a monitorare i comportamenti di guida degli autisti. La nostra azienda è anche soggetta a un controllo ambientale che viene effettuato da terze parti, mentre il tetto della fabbrica è ora coperto dai pannelli solari”.

Martin Swierzy, Amministratore Delegato di Alsico Group – Germania

“Noi non vendiamo nessuna proprietà. Noi siamo un’azienda che ricicla. L’intera industria dovrebbe, a dire il vero, sostenere questi valori. Ma in realtà tanti potenziali clienti non conoscono la differenza tra un prodotto tessile e un servizio tessile, mentre invece noi possiamo offrire soluzioni che risolvono tanti dei loro problemi. Le opportunità per la nostra industria sono enormi se solo possiamo far capire ai manager come possono implementare i nostri servizi attivamente, costantemente, e salvaguardando la sostenibilità all’interno delle loro attività. Noi davvero non abbiamo bisogno di nessun tipo di “Greenwashing”, ovvero di strategie finalizzate a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Per noi economia, ecologia e responsabilità sociale devono risultare sempre in perfetto equilibrio”.

 Marco Nagore, manager di Risk Group alla Berendsen (azienda britannica specializzata in lavaggio, sicurezza e igiene)

“Oggi le linee guida della comunità imprenditoriale sono cambiate in modo significativo se confrontate con quelle di dieci anni fa. E non possiamo più permetterci soltanto di rispondere, quando invece dobbiamo anticipare le risposte. Ciò richiede una certa flessibilità, certamente. Da imprenditore, dico che bisogna gestire entrambe le cose: i rischi e i vantaggi. Se uno è in grado di farlo ottenendo successo, si può creare un vantaggio competitivo che dà beneficio a clienti e azionisti in generale. E anche l’ambiente può trarne benefici. Pensate soltanto a quanta meno acqua e meno energia consumeremmo se lavorassimo in modo più efficace”.

 David Pottack, vicepresidente senior vendite e marketing alla Unitex Textile Rental Service, presidente in carica di TRSA

dsc03993“Al momento, il fatturato della industria dei servizi tessili negli Stati Uniti ammonta a 19.2 miliardi di dollari annui. In questa struttura, vale la pena ricordare che le più grandi aziende si concentrano sugli abiti da lavoro. Comunque, il potenziale del mercato americano è calcolato in 28 miliardi. Le opportunità più grandi si registrano nel settore dei prodotti igienici per i servizi sanitari e nelle vendite dirette: hanno potenziali di incremento altissimo, e così sarà anche nel lungo termine. Altri servizi che mi vengono in mente sono per la sicurezza, come ad esempio i kit di pronto occorso. L’industria sta lavorando sulla diversificazione da tempo. La percentuale degli abiti di lavoro si sta riducendo, e a tutt’oggi ammonta ad appena il 50%. Il mercato dei tappeti tecnici per il controllo dello sporco è in declino, mentre quello di prodotti igienici sta andando molto bene. Un sondaggio condotto nel 2015 ha rivelato che i manager che lavorano nell’industria si aspettano principalmente, per il futuro, l’aumento della qualità della biancheria per i letti e per il bagno. Da parte dei clienti e dei fornitori si osserva una tendenza verso il consolidamento del lavoro: sempre più posti di lavoro vengono automatizzati per sostituire il personale. Anche perché misurare vuol dire sapere, e tutti i costi sono monitorati continuamente”.

Juha Laurio, amministratore delegato di Lindstrom Group e presidente di ETSA

“I dati del 2012 indicano che il mercato europeo delle lavanderie ammonta a un fatturato di 11 miliardi di euro. Attualmente pero, c’è un potenziale di 26 miliardi di euro, mentre approcci più positivi si spinok-trsa-dsc04149gono fino a 46 miliardi. Ma tutto questo dipenderà solo da ottime performance. La Romania, ad esempio, spende in media mezzo euro a testa all’anno per i servizi di lavanderia. Confrontatelo con la media europea, che è 24,7 euro. La migliore in questo ranking è la Finlandia che spende oltre 60 euro annui pro-capite.
Per quanto riguarda l’outsourcing dei servizi tessili, il 35% delle aziende si appoggia a specialisti del settore tessile per la cura della biancheria piana. Per quanto riguarda gli abiti da lavoro, la percentuale è del 30%. I prodotti per le camere bianche-sterili vengono appaltati alle aziende esterne sempre più spesso, con una percentuale del 65%. I clienti tendono a non rivolgersi così facilmente ai produttori tessili per quanto riguarda prodotti sanitari e tappeti tecnici per il controllo dello sporco.


Chris Sander, amministratore delegato della Johnson Service Group, presidente dell’associazione British Textile Services

“Il Regno Unito è tuttora visto come leader mondiale, anche se in effetti ha una popolazione di soli 64 milioni di abitanti, e la sua superficie è più piccola che dello stato americano dell’Oregon. Il servizio del noleggio tessile ammonta a un fatturato annuale di 1.6 miliardi di sterline. Il settore dell’ospitalità alberghiera e ristorazione copre una fetta pari a 600 milioni, seguito da prodotti per pulizie del bagni. Abiti da lavoro e sistema sanitario sono più o meno alla pari.

flyer-wtsc-april-2015-page1-001Ogni settimana, un centinaio di aziende lavorano circa 25 milioni di capi, e quattromila camion consegnano ai clienti la biancheria. L’industria britannica gode di una forza lavoro di circa 25mila persone e spende 250 milioni di sterline all’anno sugli acquisti di nuovi tessili.
Una delle sfide principali per i britannici è il costo degli stipendi, anche se il governo ha costituito un programma che prevede e richiede l’incremento degli stessi. Gli apprendisti diventeranno anche loro più “costosi”, ma a partire dall’anno 2017.
Un altro punto importante riguarda le fonti di energia. Attualmente nel Regno Unito è utilizzata l’energia nucleare per soddisfare il suo fabbisogno energetico. Nel futuro le grandi aziende dovranno iniziare a usare l’energia solare o eolica per diventare autosufficienti, altrimenti potrebbero ritrovarsi senza risorse entro il 2025. Come accade altrove, l’industria deve saper anticipare quello che sta per avvenire, con più automazione, incrementando efficacia, e tenendo più spesso in considerazione le richieste dei clienti”.

 

 

a cura di Stefano Ferrio

 

RIVISTA DETERGO

NOVEMBRE 2016