L’economia circolare nell’ambito tessile è praticabile? La risposta è affermativa! Certo bisogna valutare i costi e la qualità finale del prodotto. La strada è stata intrapresa e conviene percorrerla. Applicare l’economia circolare al tessile può ridurre gli impatti ambientali e climatici di un’industria che è spesso al centro dell’attenzione, mantenendo i suoi benefici economici e sociali. L’attenzione deve essere focalizzata su tutta la filiera tessile partendo dalla produzione della fibra, per arrivare dopo la fabbricazione e l’utilizzo del prodotto, alla gestione del post-consumo, come la scelta di materiali da recuperare per una seconda vita e la ricerca di metodi facilitanti le fasi di riuso e riciclo dei rifiuti tessili. Da questo punto di vista le strategie comunitarie sono chiare in materia di sostenibilità dei prodotti tessili: il tessile viene identificato come un settore centrale tramite cui l’UE può aprire la strada a un’economia carbon neutral e circolare. Abbracciare i principi della sostenibilità vuol dire far fronte a molte criticità, ottenendo nello stesso tempo alcuni vantaggi strategici aziendali come ad esempio quello di attrarre e acquisire un target di consumatori green. La sostenibilità del tessile è quindi anche conveniente? Quale percorso avete intrapreso nell’ambito delle vostre policy aziendali?

“Il settore del lavanolo annualmente sostituisce circa il 15% della biancheria utilizzata nel noleggio. Questa quantità di prodotto a fine vita viene normalmente destinata a stracci, pezzame e tappeti”, ne parliamo con Alessandro Erba, Export Manager, Industria Tessile Gastaldi & C. S.p.a. “Partendo da questa importante risorsa, e sull’ulteriore scadenza del 2030, anno entro il quale la Comunità Europea obbligherà la tracciabilità dei processi di recupero e la gestione del prodotto di fine vita, si è sviluppato il progetto di recupero e riciclo dei materiali tessili. Il progetto di economia circolare si fonda su 2 fondamentali pilastri: uno tecnologico e uno manifatturiero. Da un punto di vista tecnologico è stata creata una piattaforma digitale in grado di tracciare l’intero processo di recupero e riciclo del rifiuto tessile garantendo al prodotto in output di processo di avere il suo personale “passaporto digitale” che garantisce la totale tracciabilità del prodotto.

Oltre a tracciare l’intero processo produttivo, la piattaforma è in grado di gestire i bilanci di massa e misurare le performance ambientali. Per quanto riguarda il processo manifatturiero, una filiera produttiva 100% MADE IN ITALY recupera il rifiuto tessile dalle lavanderie industriali, lo trasforma in materia prima che viene poi sminuzzata e filata; il filo così ottenuto, viene utilizzato per riprodurre una serie di articoli tessili 100% riciclati e riutilizzabili sempre all’interno del settore del lavanolo. Si consideri che, nella media globale, per produrre 1 kg di cotone servono circa 2.100 litri di acqua. In aggiunta, per la coltivazione di cotone, che occupa il 2,5% della superficie agricola Mondiale, viene utilizzato il 19% del totale degli insetticidi e il 9% di tutti i pesticidi utilizzati.

Questi dati indicano chiaramente come un processo circolare porti immediatamente a preservare risorse fondamentali come l’acqua e proteggere dall’uso indiscriminato di agenti chimici nocivi sia per l’ambiente che per l’uomo. Ultimo, ma non per questo meno importante, il fatto che tutto il processo manifatturiero di recupero garantisce anche una serie di risparmi importanti in termini di emissioni di CO2; si stima infatti che il consumo globale di cotone sia responsabile del rilascio di circa 220 milioni di tonnellate di CO2 e che per 1000kg di cotone tradizionale si emettono 1800kg di CO2eq. Gastaldi ha dato un nome al prodotto frutto di questa importante filiera: “OPERA”, un tovagliato certificato GRS (Global Recycled Standard) attualmente disponibile sul mercato e con la possibilità di personalizzazione, punto di forza dell’azienda grazie al ciclo produttivo verticale”, conclude Alessandro Erba.

Incontriamo Cristina Salvati, Amministratore di Masa S.p.A., la quale sottolinea, “al momento per noi tessitori in termini di rispetto dell’ambiente e di tessuto riciclato ci sono, nella sostanza due strade da intraprendere, quella dell’utilizzo di cotone riciclato nella versione con poliestere (ottenuto dalle bottiglie di plastica) ma anche solo 100% cotone, oppure il cotone biologico. I vantaggi del cotone di origine biologica sono l’esclusione di pesticidi, fertilizzanti, diserbanti e oltre sostanze tossiche nocive per l’ambiente. Noi acquistiamo già alla fonte il filato con queste caratteristiche. Ad oggi la fascia di mercato che può accogliere questa tipologia di articoli è piuttosto limitata, in parte perché la consapevolezza green nel nostro settore specifico non ha ancora attecchito, ma soprattutto in quanto il costo, essendo superiore alla lavorazione standard, per il momento rappresenta uno scoglio.

È il solito gioco tra la domanda e l’offerta di mercato e oggi questo tipo di filato è oggettivamente più costoso. Probabilmente quando questi articoli saranno richiesti in numero crescente anche il prezzo scivolerà verso il basso. Noi siamo comunque pronti perché utilizziamo questi filati da un po’ di tempo e prossimamente saremo anche certificati in quanto siamo convinti della strada intrapresa ma è necessario farlo in modo serio ed oculato, sottoponendo a certificazione e/o monitoraggio e verifica tutta la filiera. La nostra linea green al momento essendo la filiera tutta italiana è dedicata solo al tovagliato”, conclude Cristina Salvati.

“Al momento non ci sono ancora tecnologie che ci permettano di poter riutilizzare un tessuto che possa fornirci una fibra e un filo con le caratteristiche di durata e resistenza richieste dalle lavanderie industriali”, ne parliamo con Roberto Littamè, responsabile dell’azienda Tessiltorre. “È giusto che si vada nella direzione di creare prodotti realizzati da un’unica fibra per facilitare il recupero di questi tessuti, preferibilmente composti da 100% cotone per poter sviluppare altri prodotti che non necessariamente appartengono al nostro mercato”. Perché fa esplicito riferimento a prodotti ad unica fibra? “Perché oggi la tecnologia per dividere una mischia cotone/ poliestere è chimicamente molto impattante sull’ambiente.

Non solo nel nostro settore, ma soprattutto nella moda, il trend è già quello di realizzare capi con un’unica fibra sia essa lana o cotone”. Come vede attualmente il mercato a proposito del riuso? Francamente non vedo particolare attenzione e attrazione, almeno in Italia, ma non escludo che prossimamente possa cambiare qualcosa anche se al momento vedo una certa resistenza. Anche noi nella nostra gamma di prodotti proponiamo una mischia con cotone vergine e poliestere rigenerato che sta suscitando un certo interesse, ma oltre questo, francamente, non vedo altro. Il tessile made in Italy, in particolare del nostro settore è già molto virtuoso in termini di rispetto dell’ambiente.

È vero che il filato viene da fuori confine, ma sia la tintura sia il candeggio sono realizzati in Italia, almeno per quanto ci riguarda. Il tintore deve soggiacere a tutta una serie di norme stringenti, utilizza solo determinati tipi di coloranti, effettua il riciclo dell’acqua. Nel candeggio c’è un processo di depurazione delle acque che oltre a portare ad un risparmio d’utilizzo determina un basso impatto sull’ambiente. Siamo sicuri che tutti capi moda provenienti dall’estero siano sottoposti a questi vincoli così stringenti?

Incontriamo Andrea Rovea, CEO di Parotex il quale afferma, “il tema della sostenibilità è molto complicato e molto ampio. La gestione e il processo per produrre filati riciclati e rigenerati presenta degli aspetti che sono dannosi per l’ambiente in termini di emissioni di CO2. Le auto elettriche in termini di emissioni sono molto meno nocive per l’ambiente rispetto a quelle con carburanti di origine fossile, ma dobbiamo considerare l’intero processo. Le batterie delle auto elettriche sia per produrle che per smaltirle sono molto impattanti dal punto di vista ambientale. Il tema del riciclo anche nel nostro settore si è già posto negli Stati Uniti prima del Covid però oggi sono ritornati a richiederci un prodotto standard. Sono ritornati sui loro passi? La richiesta c’è ancora anche se è ridimensionata rispetto al passato.

Discorso diverso riguarda l’Europa del nord in cui il tema della riciclabilità è in auge da più di 20 anni essendo quasi un loro tratto genetico. Nell’Europa mediterranea quella del riciclo è una tematica molto trascurata: dai noi, in Italia, la priorità è il prezzo più che il prodotto ed è inevitabile che un filato rigenerato costi un po’ di più. Il costo maggiore in alcuni casi è giustificato in altri è strumentalmente tenuto alto. Il tema è, quanto è disposto il cliente a pagare di più per un filato rigenerato? Nel 2017 ci siamo certificati GRS con un articolo che conteneva e contiene tutt’ora almeno il 50,1% di prodotto rigenerato/ riciclato l’abbiamo proposto negli Stati Uniti e ha avuto un buon riscontro come anche in Nord Europa, in Italia, invece, fatica a prendere piede. Questo è un prodotto che costa mediamente tra il 5 e il 10% in più rispetto a quello standard, quindi nella sostanza ha un costo di 10/12 centesimi in più a tovagliolo.

Poi dobbiamo aggiungere che troppo spesso ci sono prodotti che vengono presentati come rigenerati senza alcuna certificazione GRS e ciò influisce sulla credibilità del mercato. Questa è una situazione che imporrebbe una regolarizzazione perché, per chi come noi è certificato ha un costo aggiuntivo da sopportare che inevitabilmente si riflette sul prezzo finale. La visita ispettiva dell’ente certificatore riguarda tutta la filiera produttiva inclusa la tintoria e il candeggio. Il nostro prodotto è denominato Re: New ed è composto dal 46% di cotone vergine, il 26% di cotone rigenerato e 26% di poliestere riciclato. Consideriamo sempre che bisogna fare i conti con la realtà e che i prodotti devono essere manutenuti in lavanderia industriale e che la vita media di una tovaglia si aggira tra 1 anno e mezzo e 2 anni. E il combinato disposto dell’azione meccanica, della detergenza e della temperatura di lavaggio fa la differenza sulla durata del prodotto.

Tutto ciò lo verifichiamo settimanalmente avvalendoci del supporto scientifico dei laboratori di analisi del tessuto. La cosa migliore sarebbe lavare i prodotti in base alla scheda tecnica aziendale del prodotto stesso combinandola in modo opportuno con l’azione manutentiva della lavanderia, cosa che troppo spesso non avviene. Un’ultima cosa riguardo alla certificazione, pensi che sul mercato americano per quanto riguarda la “batteria letto” mi chiedono lenzuola certificate perché essendo “garantite”, le aziende acquirenti riescono ad ottenere degli sgravi fiscali, ma questo avviene anche nei Paesi del nord Europa. Ci aspettiamo possa avvenire anche in Italia e in altri parti europei”, conclude Andrea Rovea.

Cosa ne pensate dei così detti filati rigenerati? “I filati rigenerati di cotone non hanno la stessa tenacità rispetto al filato madre inoltre comportano la presenza di altre fibre”, è questa la prima valutazione di Lorenzo Lanfranchi, Sales Manager di Coritex S.n.c. E aggiunge, “la resistenza del filo è un valore che indica la forza del filo. In altre parole parliamo di resistenza del filo sino al punto di rottura. Il valore ottenuto quando viene misurata la resistenza del filato viene espresso in chilometri di rottura (RKM) ovvero dopo quanti km, sollecitato dal suo stesso peso, il filo si rompe. Da questo punto di vista c’è una lacuna da colmare in termini di resistenza. Inoltre le lavanderie industriali hanno la necessità di ammortizzare il costo di acquisto della biancheria nel più lungo tempo possibile quando si fa un acquisto di qualità.

Le due richieste pressanti sono: riduzione dei prezzi e durata del prodotto. Ciò fa slittare in avanti nel tempo l’idea dell’introduzione di un prodotto riciclato ma onestamente parlando la biancheria da tavola ha già insito il concetto basilare del riutilizzo, cosa non da poco. In più la nostra produzione punta in gran parte su articoli in 100% cotone che sono più facilmente riciclabili rispetto ai misti sintetici e che a fine vita alimentano l’economia circolare dei filati rigenerati. Riscontriamo quotidianamente che la clientela finale non è ancora sufficientemente ricettiva ai prodotti riciclati e la dimostrazione l’abbiamo dalla ristorazione che utilizza carta o tnt usa e getta. Aldilà del riciclo la biancheria da tavola ha un lungo riutilizzo che la propone come prima scelta a livello di prodotto green, messaggio che andrebbe passato in maniera forte nei confronti della ristorazione e della sua clientela. “Questa è dal mio punto di vista la battaglia più importante da combattere, al momento, per un’economia green e circolare”, conclude Lorenzo Lanfranchi.

“Nella nostra visione di sostenibilità abbiamo puntato sulle fibre sostenibili ed eco-friendly”, ci dice Letizia Cimmino, Amministratore di Forniture Tessili Cimmino S.r.l..“Un esempio eclatante è la realizzazione della nostra spugna con composizione 50% cotone e 50% bamboo. La fibra di tessuto ricavata dalla pianta di bamboo gode di tantissime qualità quali biodegradabilità e resistenza, inoltre il tessuto è traspirante e riciclabile. Le piantagioni richiedono 1/3 della quantità di acqua rispetto alla pianta di cotone e sono coltivate senza l’uso di sostanze chimiche. Una caratteristica particolare del tessuto in bamboo è la sua qualità anti-batterica: nella fibra è presente un bio agente anti-microbico, definito “bamboo kun” che aiuta a ridurre i batteri che prosperano sui capi e di conseguenza sulla nostra pelle, limitandone forme allergiche.

La fibra di bamboo conferisce alla spugna una lucentezza e morbidezza anche dopo tanti cicli di lavaggio. Negli ultimi anni inoltre, abbiamo avviato un progetto di ricerca sulla sostenibilità nell’industria tessile con il Dipartimento di Igiene dell’Università di Roma Foro Italico. Abbiamo iniziato a testare i tessuti a metraggio colorati destinati al tovagliato con l’obiettivo di valutarne l’impatto sull’acqua. Sono stati selezionati 12 tovagliati di colori diversi con opportuni lavaggi in acqua distillata senza l’ausilio di detergenti, variando alcuni parametri, tra cui un’azione meccanica, più o meno intensa, ed i processi di asciugatura, all’aria piuttosto che in asciugatrice. I cicli di lavaggio/asciugatura per ognuna delle modalità predette sono stati ripetuti fino a dodici volte.

L’acqua di lavaggio è stata analizzata rispetto al rilascio del colore, alla torbidità, al carbonio organico totale (TOC) ed agli effetti su diversi stadi larvali dell’organismo bersaglio Artemia franciscana, in accordo al D.Lgs 152/2006 per i recapiti di scarichi salini in mare. In tutte le condizioni esaminate i parametri monitorati hanno mostrato una progressiva diminuzione dei valori relativi nel corso dei cicli successivi di lavaggio e asciugatura. Dopo 12 cicli il colore e la torbidità risultavano rimossi al 99%. Tra il primo e l’ultimo lavaggio si è osservata una diminuzione significativa della tossicità sull’organismo bersaglio. Già oggi ci sembra di avere conseguito buoni obiettivi seguendo questo filone ma altri ne stiamo mettendo in cantiere”, conclude Letizia Cimmino.

“Il nostro mercato di riferimento è quello italiano ma siamo attivi anche a livello internazionale”, ci dice Andrea Perego, CEO di Tessitura Perego S.r.l. “I clienti dal nord Europa ci chiedono i prodotti riciclati. Abbiamo inserito in pronto magazzino una linea chiamata EcoLine che utilizziamo per produrre tovaglie con poliestere ricavato dal riciclo delle bottiglie di plastica e dal cotone ricavato dagli scarti, o meglio dalla seconda scelta e dagli sfridi di confezione. La nostra filiera sta completando la certificazione GRS per filatura, finissaggio, tessitura e confezione. Nell’ambito della certificazione sarà certificata anche la nuova linea EcoLine. Le caratteristiche di questo prodotto sono molto simili a quello del prodotto tradizionale.

Anche in termini di costi è un prodotto, nella sostanza, paragonabile a quelli tradizionali. L’abbiamo fatto principalmente sul tovagliato ma stiamo testando anche la spugna composta da, ordito e trama costruiti da una mescolanza di poliestere e cotone riciclato, mentre il Riccio che è a contatto con la pelle, è composto da 100% cotone naturale. Siamo fiduciosi che questi prodotti eco-sostenibili incontreranno il gradimento del mercato, considerando il crescente interesse per la sostenibilità e l’attenzione all’ambiente nel settore dell’abbigliamento. Siamo certi che questo trend si estenderà anche all’ambito dell’hospitality, dove prevediamo una crescente adozione di soluzioni eco-sostenibili.” •

di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Marzo 2024