EDITORIALE – E se rilanciassimo la partecipazione alla governance aziendale dei lavoratori?

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Si fa un gran parlare della nostra Costituzione Repubblicana, alcune volte a proposito molto spesso a sproposito. In pochi sanno che alcune parti della nostra Carta costituzionale non sono mai state attuate. Un esempio tipico ed eclatante è quello relativo mancata attuazione dell’art. 46 della Costituzione. L’art. 46 della Costituzione recita, “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

Perché non ripartire dall’attuazione dell’art. 46 della Costituzione che per più di settant’anni è rimasto lettera morta? La primavera scorsa il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, ha depositato presso la Corte di Cassazione una Proposta di legge di iniziativa popolare intitolata, “La Partecipazione al Lavoro – Per una governance di impresa partecipata dai lavoratori”. La Cisl ha avviato contestualmente la campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che ha come scopo, appunto, l’attuazione dell’art. 46 della Costituzione. Dal dopoguerra, soprattutto in Italia, c’è stato un predominio della visione conflittuale dei rapporti tra capitale e lavoro, in modo schiacciante almeno fino alla politica dei redditi dell’inizio anni ’90, e ciò ha portato ad uno scarso coinvolgimento dei lavoratori nella gestione aziendale.

Oggi vale la pena spendersi e adoperarsi per favorire armonia e coesione tra le parti nell’ambito del lavoro. La partecipazione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro che si vanno sempre più smaterializzando, pensiamo sia una sfida da cogliere. L’ingresso di rappresentanti dei lavoratori in organismi aziendali è un modo per coinvolgere e responsabilizzare il lavoratore all’andamento economico dell’impresa. Come hanno ripetutamente sottolineato molti insigni giuslavoristi, già nel nostro impianto normativo in tema di lavoro sono presenti innumerevoli esempi concreti di coinvolgimento dei lavoratori. Prendiamo ad esempio la detassazione dei premi di risultato in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro. In questo caso si fa esplicito riferimento all’imposta sostitutiva dell’Irpef pari al 10% ai premi legati a incrementi di produttività.

Nel caso specifico di coinvolgimento dei lavoratori dipendenti, oltre alla detassazione è prevista una forma di decontribuzione che si traduce in un parziale esonero contributivo che riguarda tanto la parte di contribuzione a carico del datore di lavoro, quanto quella a carico del lavoratore. Ma ci sono anche altre norme nel nostro stratificato codice del lavoro che puntano a coinvolgere i lavoratori. Anche molti accordi sindacali propongono piani di azionariato ai dipendenti, per un ulteriore coinvolgimento partecipativo degli stessi anche nella gestione. La strada è già tracciata ora serve, per una piena implementazione, la volontà delle forze politiche e anche quella delle rappresentanze del mondo del lavoro. Questa si chiama economia sociale di mercato, quindi, un nuovo modello di sviluppo. In poche parole, in linea con ciò che diceva il grande giornalista Indro Montanelli, “Lo Stato dà un posto. L’impresa privata dà un lavoro.”

di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Marzo 2024