In questo periodo estivo abbiamo voluto mettere al centro di questa cover le nostre aziende produttrici, quelle della manutenzione tessile. Un arcipelago di aziende appartenenti a differenti segmenti di mercato. Dalla chimica al tessile, dalle macchine per il lavaggio ad acqua a quelle per il lavaggio a secco, dallo stiro professionale ai ricambi, dal tessile fino alla logistica e alla automazione. Aziende che devono affrontare una complicata situazione generata dalla diffusione globale del COVID-19. Il contraccolpo psicologico della pandemia era inevitabile. Crisi della produzione, del lavoro e del consumo, perché con la pandemia il mondo si è fermato. Il timore del futuro nasce da uno strano cocktail di disorientamento e disincanto. Ma girovaghiamo con la lente di ingrandimento tra i diversi settori di cui abbiamo parlato, per capire effettivamente che aria tira.

Partiamo con il settore relativo alle mega macchine quelle, per intenderci, delle lavacontinue, tunnel di finissaggio, piegatrici, mangani, essiccatoi e impianti di disinfezione. Un mercato (come molti altri) strettamente legato ai consumi. Oggi i costruttori di macchine si trovano di fronte ad una grave vulnerabilità. Da un lato bisognerebbe fare innovazione finanziando la crescita tecnologica ma in questo momento è indubbiamente complicato. Anche il modello di business delle aziende clienti dovrà necessariamente cambiare, non si potrà più ragionare in termini massivi. Il Covid ci porta a pensare e a lavorare in maniera diversa. Bisognerà lavorare in un mercato in cui gli standard qualitativi e di welfare saranno completamente diversi. Partendo dal realizzare soluzioni per i clienti nuovi potenziando anche gli aspetti di service in una azienda. Le aziende andranno ridisegnate anche da un punto di vista organizzativo, modellandole su uno standard di efficienza più elevato.
Questi mesi hanno creato una cultura presso l’utilizzatore finale di forte sensibilità verso l’igiene, la disinfezione e la sanificazione. Molte macchine al netto della formula chimica hanno sempre avuto un approccio ottimizzante nei processi di sanificazione. Per cui l’innovazione tecnica e tecnologica è sempre andata di pari passo con l’innovazione dei prodotti chimici. I clienti si chiedono sempre di più cosa ci sia dietro ad un processo di lavaggio industriale? C’è senza dubbio l’aspetto positivo, molto diffuso in questi mesi, della sensibilizzazione dei clienti che sono sempre più coinvolti dal punto di vista tecnico. Come stiamo assistendo c’è e ci sarà un calo dei volumi ma anche la necessità da parte dei clienti di accrescere la loro profittabilità e il risultato operativo dell’azienda che non è in assoluto determinato solo dal volume della biancheria trattata. Il valore aggiunto della macchina nel processo di sanificazione è dato dalla capacità della macchina stessa di rispondere ai requisiti essenziali in termini di tempo, in termini di capacità di creare nel lavaggio l’azione meccanica più opportuna, ma anche di ridurre tutti i tempi che non concorrono al processo di lavaggio (i tempi di scarico e di ricarico delle camere di lavaggio, i tempi in cui si inietta vapore per raggiungere la temperatura ecc.), in quanto tempi che riducono l’efficacia. Aumentando i tempi attivi di processo, lavorando sulla meccanica delle valvole, sulla dimensione dei tamburi, sul design, della macchina stessa, si riesce a ridurre i tempi morti determinando per il cliente un notevole vantaggio competitivo.
E il mondo dello stiro professionale? Anche queste aziende si sono divise tra lo smart working e la chiusura selettiva delle loro attività. Selettiva, perché alcune attività sono rimaste attive per fornire risposte alle richieste dei clienti (più che alla rete commerciale) che avevano necessità di avere supporto e consigli per difendersi e difendere i clienti dal Covid. Senza giri di parole lo stiro ha subito un consistente calo degli ordini. Quello che è possibile riscontrare è che in Italia il dato è meno negativo di quanto ci si potesse attendere e anche nell’ambito della Comunità europea qualche reale segnale di ripresa esiste. Assolutamente in linea per tempi e modalità, differenti per area geografica, con gli effetti della contaminazione virale. Alcune aziende dello stiro (e non solo) hanno avviato la costruzione della cabina ad Ozono, altre, l’avevano già da tempo nella propria gamma. Un comportamento comune da parte delle aziende è sempre quello di affiancare il “cliente”, proprietario della lavanderia, considerando che a prescindere dall’emergenza in corso, qualsiasi investimento effettuato non possa essere sbagliato. Le realtà con le quali ci si confronta sono attività artigiane che debbono necessariamente combinare qualità a durata, con l’affidabilità della macchina. I clienti sono stati aiutati direttamente dalle aziende a decodificare i protocolli comportamentali, derivanti dal Ministero della salute, il cui rispetto è necessario per potere tenere aperta l’attività.

Le aziende si sono organizzate per mettere a punto sistemi che possano neutralizzare la carica virale. Certo, tutte le aziende che producono ozono lo fanno con tecnologie differenti. Vengono prodotte anche macchine a vapore che si avvalgono di generatori di vapore secco a 170/180 gradi centigradi in grado di distruggere batteri e virus. Ma è anche vero che alcune altre aziende dubitano che in termini di sicurezza il vapore sia efficace in ogni occasione, in quanto “un capo non può essere sottoposto per 20 minuti al vapore (è questo il tempo necessario per la sanificazione) e per altro non sarebbe neanche adatto su alcune fibre”, aggiunge un operatore del settore. La ricerca e sviluppo, comune denominatore per molte aziende, continua in vista della ripresa a pieno regime, anche in attesa delle fiere che ci saranno il prossimo anno. Ricambistica e assistenza tecnica sono ovunque disponibili ad ogni necessità. È chiaro che c’è e ci sarà una coda critica dal punto di vista economico e sociale, finché non si ripartirà e non si ritornerà a regime. Nonostante tutto, il settore dello stiro guarda con fiducia al futuro, “ci sono molti progetti in standby che in un determinato momento dovranno ripartire e quindi ritorneranno a dare ossigeno e linfa anche al
mercato delle macchine utensili”. La differenza riscontrabile in questo delicato momento non è solo tra imprese solide e imprese meno solide, ma è anche tra imprese che possono contare solo su un mercato limitato territorialmente e altre che sono realmente presenti in tutti gli angoli del mondo.
Cosa ci succederà con i volumi di lavoro? Dai negozi alle lavanderie nei centri commerciali, durante il lockdown, le attività sono rimaste chiuse, ma quando sono ripartite hanno visto un incremento di lavoro dovuto al fatidico cambio degli armadi, ma poi, si è rientrati ai ritmi ordinari e quindi si sta cercando di capire quanto inciderà la percentuale di smart working sui volumi sui quali la lavanderia del futuro potrà contare, partendo dalla considerazione che la camicia rappresenta dal 40 al 50% del totale dei capi trattati in una moderna lavanderia italiana ed europea.
Passiamo sul versante delle macchine ad acqua e a secco. Da questa pandemia emerge un grande bisogno di cambiare e rivoluzionare il servizio. Il Covid non ha fatto altro che accellerare questo processo. I clienti chiedono una rivoluzione della lavanderia ed esigono che il pulito non sia disgiunto dal benessere, e la pulizia dalla sanificazione. Il servizio di disinfezione deve essere concepito come un servizio  proprio della pulitintolavanderia che si prende cura del cliente nella sua totalità fino alla sanificazione. In momenti di crisi come l’attuale corrispondono anche a dei momenti in cui si creano delle opportunità. “Dopo ciò che mangiamo la cosa più intima che abbiamo è ciò che indossiamo”, ci riporta un operatore del settore. Altre aziende del medesimo ambito di attività hanno sviluppato
delle linee di macchine non solo dedicate alla detergenza ma anche alla sanificazione certificata, avendo sviluppato una collaborazione feconda con le facoltà universitarie di microbiologia. Il prodotto della collaborazione ha portato alla modifica delle macchine non solo per detergere ma anche per garantire la sanificazione degli abiti. E la modifica è stata apportata su macchine non solo nuove, ma anche già in uso da qualche anno. “Si sono riscontrati straordinari miglioramenti e quindi è stata data una soluzione anche a questo tipo di problema. Ci sono macchine in uso, che se non fanno una regolare manutenzione potrebbero diventare incubatori di focolai batterici, quindi? “Si è pensato di dotare la macchina di un sistema che la pulisca in maniera automatica evitando di creare un problema al cliente nel futuro e, lo è stato fatto, con tutti i solventi ad oggi conosciuti per il lavaggio (percloro, idrocarburi, Sensene™ ecc.)”
E le imprese della chimica come reagiscono al timore generato dalla pandemia virale? Mettendo a punto programmi di protezione ad hoc per le lavanderie commerciali ed industriali. C’è in questo periodo una grande attenzione per i prodotti chimici registrati, come i disinfettanti. È da molto tempo che alcune aziende chimiche sostengono le operazioni di validazione dei cicli di lavaggio (un laboratorio di microbiologia misura in lavanderia l’abbattimento dei batteri e dei virus dopo il lavaggio) in relazione alle norme e ai protocolli di sicurezza. In questo modo le aziende possono tranquillamente presentarsi nel mercato alberghiero, della ristorazione, ospedaliero, delle case di riposo e degli abiti da lavoro. Possono, quindi, presentarsi al mercato sostenendo che i trattamenti di lavaggio sono certificati perla disinfezione. Così che con il materiale riutilizzabile e lavabile,
trattato in questo modo, si possono dormire sonni tranquilli perché l’usa e getta è dannoso per una molteplicità di ragioni, non ultima, quella per cui se un virus attecchisse su una superficie di un materiale usa e getta continuerebbe in modo indisturbato a circolare senza essere debellato.
Le aziende tessili, invece, che lavorano a stretto gomito con la filiera turistica e della ristorazione sono quelle che stanno accusando maggiormente il contraccolpo della chiusura delle attività e degli stretti vincoli a cui sono state sottoposte per la riapertura. Oggi il mondo si è capovolto. Il Covid ha congelato l’industria delle vacanze. Come è già stato sottolineato più volte, il turista orienterà sempre più le proprie scelte verso quelle strutture in grado di dimostrare in modo completo le misure igieniche messe in atto, in particolar modo, in relazione al trattamento della biancheria e dei tessili utilizzati nelle strutture stesse. Molte nostre aziende tessili ritengono il tema della sostenibilità ambientale più che mai attuale. Il Coronavirus ha anche evidenziato quanto l’igiene e la sanificazione delle superfici con cui veniamo a contatto, siano fondamentali, più che mai nell’ambiente della ristorazione. Il monouso e la carta non sono scelte considerate adeguatamente corrette ed immuni da rischi, in quanto non è possibile assicurare l’adeguata sanificazione della superficie e la conseguente eliminazione di germi e batteri tra un cliente e l’altro. Il tovagliato tessile riutilizzabile viene sanificato dopo ogni uso attraverso un sistema di lavanderia industriale. Rispetto per l’ambiente e corretta sanificazione del tovagliato, è questo che ci permette di essere più sereni e sicuri.
Nell’ambito dei sistemi gestionali e di trasporto nelle lavanderie e segnatamente quelle del lavaggio a secco, l’automazione, la digitalizzazione, l’affidarsi ad un sistema gestionale efficace, porta necessariamente ad un’innovazione di processo. Nonostante le difficoltà economiche, a cui questo settore non è certo immune, l’idea da parte di alcuni operatori di lavanderia di migliorare e rendere il proprio servizio più efficiente e curato, sembra non solo un’idea ma è una realtà. È essenziale crederci e investire in qualità per fare la differenza. Infatti, una corretta gestione e organizzazione della produzione è essenziale per evitare, ad esempio, la perdita di un capo o il suo danneggiamento, che comporterebbero necessariamente una perdita della clientela ma anche un rilevante danno all’immagine dell’attività. Ma anche lo sviluppo dei sistemi interattivi in lavanderia permette un completo scambio informativo tra azienda produttrice e clientela per ottimizzare i processi, minimizzando le inefficienze.

di Marzio Nava

 

DETERGO

Luglio/Agosto 2020