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TALENTO ITALIANO — Wash Service, dove il fattore umano fa girare a meraviglia tre lavanderie

Storia di una sfida nata nel pieno della scorsa crisi economica, puntando su innovativi sistemi di identificazione dei capi per servire importanti strutture assistenziali della Lombardia. Con una vocazione a fare impresa che mai dimentica l’importanza delle relazioni e della solidarietà nella condivisione degli obbiettivi e nelle assunzioni dei dipendenti.

A nove anni dalla sua nascita l’azienda creata da Antonio Esposito fattura sei milioni annui e serve settemila posti letto al dì 
“Ascoltami, Antonio, l’Italia è un Paese che sta invecchiando, dove nascono sempre meno bambini.
Con tutta questa carta che prende piede nella ristorazione, io credo che una lavanderia dei nostri giorni dovrebbe lanciarsi nel sanitario, è il grande business del futuro”.
Questo Antonio di cognome fa Esposito e, all’epoca in cui un imprenditore del settore gli parla così, lavora come commerciale in una lavanderia industriale che opera per alberghi e ristoranti. Si dà il caso che l’imprenditore in questione si chiami Maurizio Normanni. “Un vero maestro, per me, prima ancora che il mio principale” rivela lo stesso Esposito.
“Tieni conto che era il 2008, l’anno in cui esplode la più lunga crisi economica del dopoguerra – aggiunge Antonio Esposito – eppure quelle parole lavorano come un tarlo dentro di me. Perché ho da sempre un debole per l’innovazione e così, quando alla Texcare di Francoforte mi imbatto in un sistema Rfid per l’identificazione dei capi, penso subito che sarebbe perfetto in una casa di riposo, dove occorre ridare la biancheria pulita a ogni singolo ospite. È l’intuizione che cambia la mia vita”.
Con conseguenze oggi sotto gli occhi di tutti, ovvero le tre lavanderie industriali che attualmente operano a pieno regime con il marchio Wash-Service: a Cesano Boscone, a Segrate e a Valbrembo, nel raggio di una quarantina di chilometri suddivisi fra le provincie di Milano e Bergamo. Qui nove anni bastano affinché le sagge parole del mentore Maurizio Normanni “inneschino” gli effetti più virtuosi. Quelli per cui  si fa notare Antonio Esposito, capace di inventare dal nulla una filiera che oggi produce un fatturato annuo di sei milioni, trattando la biancheria di settemila posti letto al giorno, e dando lavoro a 42 dipendenti fissi, oltre a un variabile numero di stagionali.
A beneficiarne è una clientela dove compaiono nomi che, in ambito assistenziale, hanno fatto la storia del cattolicesimo lombardo: Opera Charitas Sant’Anna di Pavia, associazione Monte Tabor, fondazioni Don Gnocchi e Sacra Famiglia.
“Se penso a quanti mi davano del matto quando ho fatto il grande passo, mentre le Borse mondiali cadevano in picchiata, beh, riconosco che rischi ne ho corsi – ricorda Esposito – ma senza mai rinunciare a quanto potevano sostenermi la passione per il lavoro, e anche la pazienza di cui bisogna armarsi quando bisogna vendere un’idea, prima ancora di un servizio”. Sicuro che per una rapida e sicura identificazione dei capi passi il futuro di una lavanderia al servizio degli istituti di assistenza, in quel fatidico 2008 Antonio Esposito, dopo avere rilevato una prima lavanderia nel Bergamasco, presenta la propria proposta in tutte le direzioni sanitarie del territorio, offrendo la  disponibilità della propria azienda a test trimestrali gratuiti pur di dimostrare la validità di questo sistema ad alta    informatizzazione.
I fatti gli danno ragione. Al punto che nel 2009 Wash Service acquisisce un servizio di lavanderia importante come quella interna alla sede della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, onlus assistenziale di storica rilevanza in seno alla curia di Milano. Qui, come in tutte le strutture Wash Service, Antonio Esposito si circonda di collaboratori non solo altamente professionali, ma anche in sintonia con le sue idee. “Perché il fattore umano ha un peso fondamentale in tutta la nostra storia – spiega in proposito Esposito. Crediamo infatti che un’azienda cresca meglio sviluppando valori come la solidarietà, le sinergie con altri soggetti, la condivisione degli obbiettivi.
Ecco perché fra i dipendenti qui sono inseriti profughi africani, ma anche persone affette da autismo”.
All’interno della Sacra Famiglia, Wash Service traduce questo credo in un’organizzazione del lavoro dove l’attenzione per le necessità degli ospiti è minuziosa, capillare.
Lo vedi non solo dalla rigorosa separazione sporco-pulito nelle aree di lavorazione, ma anche da “chicche” come la macchina lavacarrozzine a disposizione dei nonautosufficienti, e la cura riservata alla confezione dei sacchetti con la biancheria da restituire agli ospiti.
“Sappiamo quanto gli anziani, ma anche le loro famiglie – continua Antonio Esposito vogliano comprensibilmente sentirsi sicuri nell’affidare i propri capi a una lavanderia, ragione per cui glieli restituiamo nel modo più gentile e caloroso possibile, in modo che si sentano a casa con noi”.
Il titolare di Wash Service ci parla così all’interno della fabbrica acquisita a Segrate, dove Wash Service ha acquisito una struttura “storica” come la lavanderia Casiraghi, avviandone un progressivo restyling, a cominciare dall’intero piano riservato alla biancheria no-stiro che, non dovendo passare per la fase della stiratura, si presta a un trattamento più leggero e una tracciabilità sicura.

“È fra le grandi novità degli ultimi anni – commenta Antonio Esposito – e, come credo si sia capito della
nostra filosofia aziendale, non potevamo lasciarcela sfuggire”.

Di sicuro, è un’inclinazione al nuovo, una sintonia profonda con le trasformazioni del mercato, da cui Wash Service trae lo slancio per nuove avventure. “Come l’importante contratto stipulato con la multinazionale francese Segesta – rivela Esposito – a cui garantiamo la copertura di 1200 posti letto al giorno. L’intesa è stata da subito così felice, che assieme a loro stiamo avviando una nuova attività a Livorno”.
A tanto è (per ora) arrivata la breve ma già gloriosa storia di Wash Service, azienda nata prendendo a schiaffi in faccia la crisi. •

Detergo Settembre 2017
di Stefano Ferrio

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