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REPORTAGE — Un nuovo concetto di pulito unisce fornitori, lavanderie industriali e clienti

 

Tovaglie in tessuto pregiato nella ristorazione, asciugamani di origine controllata negli hotel. Ovunque crescono standard di qualità che le aziende supportano grazie a una tecnologia sempre più evoluta, fatta di lavaggio a camere separate, macchine alimentate da nuovi solventi, complementarità fra acqua e secco. Perché una corretta manutenzione del tessile oggi sta a cuore a chi produce macchine, a chi le adopera per lavare e a chi utilizzai capi puliti

Fiere come Host, appena conclusasi a Milano, sono eventi fatti apposta per cogliere radicali cambiamenti, culturali e tecnologici, fondati su idee trainanti di benessere e tutela di certi valori, ad esempio ambientali. Con ricadute quanto meno ovvie anche nell’indotto della lavanderia industriale, ovunque permeato da una nuova idea di Pulito.

“Pulire in una lavanderia industriale significa eliminare da ogni capo un sovrappiù di materia che non gli appartiene e che per motivi estetici o igienici è meglio rimuovere. Oggi possiamo farlo in modo più efficace.” Secondo Alessandro Rolli, managing director per l’Italia della multinazionale tedesca Kannegiesser, è fondamentale partire da qui per ragionare a proposito di un nuovo concetto di pulito. “Il risultato – continua Rolli – è misurabile sul tessuto e soprattutto sul bagno di estrazione tramite analisi dell’acqua di pressa. Proprio la qualità di questa acqua misurata attraverso la conducibilità ci racconta alcune importanti dinamiche di processo, svelandoci quanto efficace è stata la cosiddetta fase di risciacquo”.

“Infatti – chiarisce Rolli – la biancheria, dopo il lavaggio, veicola l’acqua verso le fasi successive normalmente con un rapporto di 0,4/0,5 litri per Kg biancheria. Quanto più le caratteristiche di questa acqua sono assimilabili a quelle iniziali – la cosiddetta acqua di ingresso – tanto più efficacie è stata la rimozione, attraverso il risciacquo, della chimica utilizzata nelle fasi precedenti”.

“La tecnologia di lavaggio moderna a camere separate e indipendenti, pienamente realizzata dalla VARIO di Kannegiesser, ad esempio – conclude Rolli – risulta decisiva nel garantire risultati eccellenti in termini di controllo del PH e salinità, nonché longevità della fibra, e minori interruzioni nelle fasi di stiro”.

Uno degli aspetti più affascinanti comunicati dalla lavanderia industriale in questo scorcio di XXI secolo consiste nel virtuoso connubio di grande e piccolo, di quantità e qualità, di masse imponenti e obbiettivi differenziati. Lo si coglie davanti ai giganteschi tunnel-lavacontinua, realizzati per trattare vari quintali di biancheria al giorno. “Ma perché questi mezzi imponenti abbiano piena efficienza è necessario che siano dotati di quell’elevato grado di flessibilità oggi richiesto dalla clientela” argomenta Matteo Gerosa, direttore commerciale per l’Italia della Jensen, multinazionale danese che produce macchine per lavanderia. “Uno degli accorgimenti tecnologici tramite cui garantire flessibilità è il risciacquo statico, fondamentale per la cura differenziata delle varie tipologie di colore con cui ci si misura. In Jensen ce ne rendiamo conto di fronte al successo incontrato dall’opzione FlexRinse che applichiamo ai nostri tunnel di lavaggio”.

Flessibilità è un concetto che si accompagna a quello di differenziazione, ed è indubbio che al giorno d’oggi le lavanderie industriali debbano soddisfare una domanda molto più sfaccettata rispetto al passato, dove ad esempio far coesistere tonnellate di biancheria piana con capi d’abbigliamento come gli indumenti degli ospiti delle case di riposo o gli abiti da lavoro. Ciò comporta un parco macchine che inevitabilmente si amplia, variando per dimensioni, alimentazione e finalità. A tale proposito Marco Niccolini, direttore commerciale della Renzacci, che produce macchine per lavanderia a Città di Castello (Perugia) ha una visione da proporre sulle lavanderie industriali: “Fino a pochi anni fa il concetto di lavaggio a secco era dato ovunque sul viale del tramonto. Oggi, grazie all’impulso dato ai nuovi solventi, il dry cleaning è tornato a fare testo anche nelle lavanderie industriali, dove in certe prestazioni resta la soluzione ideale, e dove sono scomparse da tempo le grandi macchine utilizzate per il lavaggio a secco, ingombranti nonché inadatte a servire certi segmenti di mercato”.

“Oggi, grazie per esempio a queste nuove macchine a SENSENE™, più piccole e maneggevoli – continua Niccolini, lo scenario è radicalmente cambiato. La lavanderia industriale, come quella di quartiere, scopre la complementarità fra acqua e secco, ed è un progresso reso possibile da scelte tecnologiche mirate, scaturite da una nuova filosofia del pulito. Ciò significa maggiori conoscenze e competenze, e il cliente, che è il primo a saperlo, cerca quelle lavanderie industriali che, lavorando anche a secco, sono tornate a lavorare per tutti”.

Maurizio Moras è il responsabile per le lavanderie industriali dell’Imesa, che a Cessalto, nel Trevigiano, produce macchine per lavanderia. “Il dato di partenza – ci dice – è una rivoluzione di pensiero che coinvolge tanto il fornitore di servizi che il cliente. Lo vediamo nel settore horeca, dove, per quanto riguarda la ristorazione, non si può più disgiungere un ottimo menù dalla qualità tessile del tovagliato su cui andremo a servirlo”.

“Ma anche l’albergatore si sta orientando in modo convinto verso una qualità diffusa ovunque, a cominciare dalla biancheria. Ce ne rendiamo conto in camere di hotel dove si trovano sempre più frequentemente asciugamani a origine controllata”.

“Ne consegue – continua Moras – che le lavanderie industriali devono adeguarsi a un mercato così esigente solo attraverso macchine nuove e tecnologicamente evolute. Chi ha macchine vecchie può abbassare i prezzi ancora per poco, e lo sostengo vedendo le nuove generazioni di imprenditori che entrano nelle lavanderie di famiglia con idee molto chiare. La più importante riguarda un concetto di pulito che pretendono nella propria vita privata, e intendono per questo garantire ai loro clienti”.

“Il concetto di pulito è al centro di un’evoluzione così dinamica e articolata, che non possiamo più disgiungerlo da investimenti costanti e massicci in ricerca” esordisce Stenilio Morazzini, Ceo di Montega, che a Misano Adriatico crea prodotti chimici per la lavanderia. “Le alte temperature di una volta sono ormai lontani ricordi – continua Morazzini – legati a un’epoca in cui produrre era la priorità, anche a costo di sprechi energetici oggi insostenibili. L’attuale sensibilità ecologica, molto più rilevante rispetto a un tempo, innerva una ricerca che, oltre ai lavaggi a basse temperature, comprende detersivi e solventi, nella cui offerta crescono il peso e l’efficacia dei prodotti a base di enzimi e tensioattivi ad alta compatibilità ambientale”. “Pulito è oggi più che mai l’equivalente di sanificazione – conclude Morazzini – come quella prodotta dall’effetto combinato di una molecola di ossigeno e di una di acido acetico: la prima garantisce un’alta qualità di bianco, e la seconda provvede all’eliminazione di ogni residuo alcalino, per la piena soddisfazione dell’utilizzatore finale”.

Si percepisce quindi che, nelle lavanderie industriali, alla fine della crisi economica è seguito un netto innalzamento dei livelli di qualità. “Con l’effetto di un’offerta sempre più differenziata” commenta Livio Bassan, amministratore delegato di Christeyns Italia, multinazionale belga dei prodotti chimici per la lavanderia. “E con una competizione – continua Bassan – che spinge le lavanderie di eccellenza a occupare nicchie di mercato specifiche, da servire con macchine dedicate da affiancare alle grandi lavacontinue. Ragione per cui avremo a che fare con strutture sempre più complesse, dove la crescente importanza della tutela ambientale e del risparmio energetico riflettono un sentire comune e diffuso, che comprende fornitori, indotto della manutenzione del tessile e utilizzatori finali”.

 

Rivista Detergo – Novembre 2017

 

 

 

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