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REPORTAGE — Stiro Made in Italy, il primo al mondo ispirato da artisti e poeti del ‘400 

Conversando con gli addetti ai lavori, salta fuori che manichini, presse e tavole prodotte da questo settore trovano radici anche in un pensiero umanistico ereditato dal tardo Medioevo. A questi risultati porta un lavoro artigiano applicato a produzioni industriali dove il business globale si fonda su un intreccio unico di tecnologia e Bellezza

Manichini tensionati come sculture di Luca Della Robbia.
Tavole aspiranti come disegni tracciati da Leon Battista Alberti nei suoi Libri d’Architettura.
Sì, perché lo stiro Made in Italy, incontrastato numero uno al mondo nelle lavanderie e nelle aziende di abbigliamento confezionato, è “umanistico”. E’ frutto posticipato di quell’Umanesimo, filosofico e artistico, che a partire dal tardo Medio Evo si irradia nei sonetti del Petrarca e nelle Madonne dipinte da Masaccio.
L’illuminante punto di vista giunge non a caso da Mirandola, cittadina emiliana che nel 1463 dà i natali a quel Pico considerato fra i massimi filosofi e scienziati dell’Umanesimo. La stessa Mirandola dove si trova una di queste aziende dello stiro Made in Italy, la Barbanti. “Solo una visione attualizzata dell’Umanesimo spiega l’intreccio inarrivabile fra design e tecnologia che caratterizza lo stiro italiano – conferma la Sales Manager Angela Barbanti. – Con implicazioni mai disgiunte da quanto ha relazione con l’umano. Penso alle macchine oggi prodotte nel nostro indotto, finalizzate anche alla sostenibilità ambientale, con le loro soluzioni di risparmio energetico, nonché al benessere dell’operatore che, nella postura e nei movimenti, si può giovare delle più aggiornate scoperte nell’ambito dell’ergonomia”.

Come si evince da quest’introduzione, la leadership globale dello stiro italiano merita un reportage fra gli addetti ai lavori. Dove ritrovare una seconda visione storica, più protesa verso i nostri giorni, sottolineata dalla milanese Pony, di cui è amministratore delegato Paolo Fumagalli. “Lo stiro Made in Italy ha radici lontane – si legge in una nota di Pony. – Nasce alla fine degli anni ’50, quando piccoli imprenditori, all’interno di realtà artigiane, iniziano a ideare le prime tecniche di stiro applicando piccoli generatori di vapore con ferro ai tavoli aspiranti. Vengono così prodotte le prime macchine Made in Italy che ben presto valicano i confini per essere esportate anche nel resto d’Europa e quindi nel mondo intero”. “Sin dai primordi – continua la nota di Pony – a vincere la competition globale è quel connubio tra qualità artigianale e tecnologia evoluta che oggi favorisce l’automazione dei processi produttivi all’interno delle lavanderie”.

“Mettiamo in fila le foto che raccontano la storia della moda negli ultimi sessanta, settant’anni – propone Corinna Mapelli, co-titolare di un altro brand milanese, Trevil. – Ebbene, lo stiro Made in Italy, per ognuno di quei modelli, ha sempre avuto la soluzione giusta. Anche adesso, in anni dominati da processi di automazione sempre più spinti, i manichini tensionati, le tavole e le presse prodotte nel nostro Paese esprimono una capacità di leggere i bisogni del mercato con una tempestività e un’accuratezza impareggiabili”. “Per rendersene conto – precisa Corinna Mapelli – basta guardare alla diffusione planetaria delle macchine stira-camicie, progettate per il capo che da qualche anno si stira più di ogni altro. D’altra parte, l’Italia è un Paese che ha fatto la storia della manifattura tessile, comprese le nicchie d’eccellenza rappresentate dall’alta moda. Lo stiro nasce e si sviluppa al servizio di questa storia”.

“Solo un indotto costantemente in sintonia con le trasformazioni del mercato può lanciare lo stira-camicie modello americano, ideato cioè per il cliente che lava a casa e manda a stirare in lavanderia” si apprende sullo stesso tema da una nota della Rotondi di Settimo Milanese, che così prosegue: “Queste invenzioni nascono per fornire di macchine aziende attrezzate allo scopo di stirare migliaia di pezzi a doppia pressatura, unendo la qualità del soffio e quello della pressa, in modo da ottenere sul capo stirato sia l’effetto lucente che quello pressante”. “In Italia – fanno sapere dalla Rotondi – il settore è cresciuto rispondendo in tempo reale a qualsiasi domanda di macchina, dallo stiro vaporizzante per la maglieria al tavolo utilizzato per la seta. Oggi il touch screen ha sostituito tanto lavoro manuale, ma sempre nel segno della qualità”.

“La chiave di volta è data dall’intreccio fra design e affidabilità”. Declina così il pensiero sullo stiro italiano Walter Cividini, amministratore delegato della Fimas di Vigevano (Pavia). Di nuovo un richiamo all’estetica, alla nostrana cultura del Bello, coniugata con uno dei valori fondanti del business. Continua Cividini: “Produciamo manichini, presse e tavole in modo industriale, ma con cura artigianale nelle finiture, nei particolari. Una volta appurato che si tratta di macchine altamente affidabili, vanno poi piazzate all’interno di lavanderie sempre più simili a boutique nel design, nel tipo di offerta, nelle attenzioni ai mercati di nicchia: negozi dove un manichino tensionato si farà apprezzare anche per il design e il colore, non importa se posizionato all’esterno o all’interno del laboratorio. In Italia facciamo queste macchine meglio di tutti, puntando su una tecnologia di eccellenza che deve supplire alla scomparsa della professionalità degli operatori”.

Daniele Battistella, titolare della Battistella B.G. di Rossano Veneto, chiarisce come questo primato resti inattaccabile, ma a patto di includere nell’offerta una qualità indispensabile che si chiama tempismo. “Oggi la marcia in più del Made in Italy – spiega Battistella – è nel servizio al cliente, che esige velocità in tempo reale a proposito di consegna e ricambi. D’altra parte, i ritmi dell’indotto, dove si ragiona per varie migliaia di capi stirati al dì, sono sempre più incalzanti, e non lasciano spazio ad alcun vuoto. Non a caso, in un’azienda come la nostra, il peso, le funzioni e l’organizzazione logistica del magazzino acquistano sempre più importanza, diventando una specie di motore pulsante dell’impresa”.

Una testimonianza che arrivi dall’esterno del settore, giunge dalla milanese A13, azienda leader nella fornitura di accessori per lavanderia, fra i quali sono innumerevoli quelli destinati allo stiro. “Questo settore italiano dello stiro – conferma Giuseppe Conti, presidente di A13 – continua a svilupparsi, sostenuto da inesauribili energie creative, ma anche da una capacità di adattamento al mercato fuori dal comune. Lo vediamo dal nostro catalogo, nel quale, su circa quindicimila articoli, una consistente percentuale alimenta l’indotto dello stiro, dove la domanda di imbottiture aumenta in modo esponenziale, generato anche dal moltiplicarsi delle macchine italiane”.

E infine il punto di vista della bresciana Naomoto Europa. “Come produttori sul mercato globale di soluzioni tecniche per lo stiro artigianale/industriale – si apprende da una nota dell’azienda di Castegnato – possiamo affermare che l’alta tecnologia continua a essere al servizio del migliore Made in Italy, ad esempio nel settore dei tavoli, personalizzabili quanto si vuole ma sempre a forma fredda, ovvero privi di impianti di riscaldamento in grado di ostacolare una rapida intercambiabilità”.

“Altra, ultima frontiera conquistata dal Made in Italy – continua la nota di Naomoto – quella dei ferri da stiro a basse temperature, strumenti della più antica tradizione nobilitati da un risparmio energetico quanto mai aggiornato ai tempi”.

di Stefano Ferrio

RIVISTA DETERGO

GENNAIO 2019

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