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REPORTAGE — Per ogni lavanderia, grande o piccola non esiste futuro senza Wet Cleaning

5DETERGO_Gennaio2017Produttori e fornitori concordi nell’affermare due verità: iniziata un quarto di secolo fa, quella del lavaggio ad acqua è oggi una positiva rivoluzione da cui non si torna più indietro. Ne consegue che il mercato offre, agli impianti industriali come ai laboratori artigiani, una gamma completa di prodotti e servizi grazie a cui trattare ogni tipo di capo, non solo quelli delicati

Wet cleaning, ormai il dado è tratto da un pezzo e non si torna più indietro. Il lavaggio ad acqua, nato come alternativa a percloroetilene e vari solventi chimici, è nel presente, e di certo sarà nel futuro della lavanderia. Come succede per molte delle innovazioni che partono dall’America, dove il wet cleaning attecchì all’inizio degli anni ’90, il contagio nel mercato globale è stato inevitabile.

Ne consegue che nel 2017 “sulla carta”, e nei più diversi modi, tutti garantiscono wet cleaning: dalla lavanderia industriale, che gestisce tonnellate di biancheria per case di riposo e catene alberghiere, alla signora Maria del negozio di pulisecco giù all’angolo. Resta da capire in che modo poi queste imprese piccole e grandi fanno realmente wet cleaning: secondo i crismi di una tecnica di lavaggio ormai consolidata e teoricamente appresa da tutti, oppure “tanto al chilo” come si suol dire, solo per darsi una necessaria patina di immagine? Modalità, quest’ultima, che nel mercato italiano resiste a macchia di leopardo a causa di resistenze che appaiono culturali ed economiche nello stesso tempo, da ascrivere a una mentalità dura a morire ma anche a ragioni di contabilità legate a pianificazione e investimenti.

Era il 1991, quando il wet cleaning esordiva negli Stati Uniti, fortemente sostenuto da una campagna dell’Epa, l’agenzia federale americana per la tecnologia ambientale, che lo proponeva come alternativa a un lavaggio a secco ritenuto molto più impattante sulla salute degli operatori a causa della natura chimica di percloroetilene e altri solventi. Un quarto secolo dopo, quanta strada è stata percorsa da allora?

Fondamentale l’assistenza
alle lavanderie

Procedendo nell’ordine alfabetico basato sui nomi delle aziende, una prima testimonianza è da parte di Moreno Torra, responsabile tecnico di BIAR, 5DETERGO_Gennaio2017azienda milanese che fornisce prodotti chimici per il lavaggio: “Intanto, chiariamo una cosa fondamentale: a differenza che in passato, oggi nessun operatore competente e affidabile della lavanderia può più sottrarsi al wet cleaning, essendo divenuto un metodo di lavaggio adattato a qualsiasi tipo di capo o tessuto, tramite macchine e prodotti specifici. Il sistema base finalizzato al lavaggio ad acqua, governabile in remoto tramite un sistema TLC, e costituito da una lavatrice, un essiccatoio e determinati prodotti chimici, qualifica in modo decisivo una lavanderia dei nostri giorni”. “Se le lavanderie possono ancora avere delle resistenze – conclude Torra – spetta a noi produttori vincerle con l’affidabilità della nostra offerta, che nel wet cleaning deve essere costituita da una chimica leggera, cool, quanto indispensabile per rifinire il lavaggio, e quindi detergenti a ph neutro buoni per le basse temperature, ammorbidenti e rigeneranti. Con questi prodotti si rende semplice il lavoro dell’operatore nel segno dell’eco-compatibilità”.

5DETERGO_Gennaio2017Un’altra risposta di cui tenere conto arriva da Danilo Villa, in Italia responsabile vendite per le lavanderie artigiane di CHRISTEYNS, multinazionale belga dei prodotti chimici per la lavanderia: “Da tempo, nel nostro Paese, i profitti si sono notevolmente assottigliati, con la conseguenza di contenere gli investimenti. Molte imprese, soprattutto piccole, praticano un wet cleaning parziale, senza basarsi su una filiera costituita da apposite macchine, appositi sistemi operativi, appositi detergenti. Spesso c’è un qualcosa di tutto ciò, quando invece il wet cleaning presuppone un cambio di mentalità culturale, prima ancora che un investimento economico”. “A tal fine in Christeyns organizziamo corsi di aggiornamento – continua Villa – a cui abbiamo visto con piacere iscriversi lavanderie di eccellenza, che praticano già il wet cleaning e vogliono farlo ancora meglio. Sono brand che possono dare l’esempio a tutto il resto dell’indotto, e nel frattempo costituiscono partner preziosissimi per aggiornare in tempo reale la lotta allo sporco, sempre condizionata da un mercato che per esempio produce a getto continuo nuovi cosmetici, nuove creme abbronzanti, nuovi tipi di condimento”.

Garantire l’ottimizzazione
in tempi rapidi

“Da parte di chi produce macchine, la via del wet cleaning va imboccata avendo ben presente quali sono le necessità delle lavanderie in termini di accuratezza e tempestività di servizio” spiega Andrea Corazza, direttore comm5DETERGO_Gennaio2017erciale del settore “Laundry” per l’Italia della multinazionalesvedese ELECTROLUX. E chiarisce: “L’obbiettivo di un’azienda d’eccellenza diventa perciò quello di proporre una qualità che deve essere certificata da appositi, riconosciuti istituti per quanto riguarda fattori come: completezza del lavaggio, tempi giusti di asciugatura, rispetto dei requisiti “green” oggi irrinunciabili per la tutela dell’Ambiente. Le resistenze, comprensibili, di un qualsiasi titolare di lavanderia – continua Corazza – vengono meno nel momento in cui avrà la garanzia di dotarsi non tanto di una serie di belle macchine, ma di un vero e proprio sistema per il wet cleaning. E sistema significa ad esempio azione idraulica ottimizzata, nonché una completa gamma di detergenti per la pre-smacchiatura, fondamentali se si deve eliminare ogni tipo di sporco”.

Anche il settore dello stiro ha voce determinante nel wet cleaning. Come 5DETERGO_Gennaio2017ricorda Walter Cividini, amministratore delegato di FIMAS, che a Vigevano produce macchine per lo stiro: “Girando l’Europa, tra fiere e visite a clienti, negli ultimi anni abbiamo recepito una crescita molto decisa di richieste inerenti il wet cleaning, segno che i principali fornitori del settore lavaggio hanno ormai imboccato in modo sistematico questa via operativa”. “Ne consegue – continua Cividini – che sul fronte dello stiro aumentano a vista d’occhio le richieste di macchine pensate per trattare capi lavati ad acqua, e quindi umidi, ma mantenendo un livello di automazione fissato sull’80% del lavoro, indispensabile perché il cliente possa utilizzare manodopera non specializzata. Nella fattispecie, bisogna fornire le aziende di manichini per lo stiro ad assetto variabile, che consentono alle lavanderie di garantire qualità, così come succede con tavoli aspiranti-soffianti, in grado di favorire una perfetta ridefinizione del capo, come fosse appena uscito dalla sartoria o dalla fabbrica”.

Originale anche il punto di vista di Gabriele Giotto, direttore commerciale di 5DETERGO_Gennaio2017GRANDIMPIANTI, azienda bellunese produttrice di macchine e sistemi per il lavaggio: “Oggi le due richieste più ricorrenti della clientela in tema di macchine sono grande versatilità e capacità di memoria, ma per esaudirle occorre diventare partner, prima ancora che fornitori. Ciò è possibile fornendo, con le macchine, un sistema in grado di ottimizzarne l’uso, perché oggi anche in lavanderia è prioritario programmare, diversificare, gestire tempi e flussi di lavoro”. “Grazie alla tecnologia oggi a disposizione – continua Giotto – soprattutto in una materia delicata come il wet cleaning, ci si può dotare di una rete neuronale di know how sempre a disposizione, via smartphone o computer, anche se ci si trova a migliaia di chilometri di distanza dalla propria azienda. Dentro questa rete è importante trovare non solo i dati relativi all’uso della macchina fatto dalla mia azienda di lavanderia, ma anche un’ampia memoria di dati ed esperienze altrui, grazie a cui capire quali quantità di acqua dovrò utilizzare per lavare per esempio cinquanta tute da motociclista”.

“Il wet cleaning serve a fare l’esame al lavandaio dei nostri giorni” asserisce 5DETERGO_Gennaio2017Luciano Miotto, amministratore delegato di IMESA, che a Cessalto, nel Trevigiano produce macchine per la lavanderia. E precisa: “Il lavaggio ad acqua è il lavaggio professionale per antonomasia, perché presuppone conoscenze profonde relativi ai tessuti, alla moda, alla tutela ambientale, all’ergonomia con cui gestire tempi e modi di produzione. Il wet cleaning dimostra perciò sia l’intelligenza del lavandaio, che delle macchine a cui si affida, lavatrici ed essiccatoi che nel parco aziendale devono essere i più versatili e performanti, perché questo richiede il cliente. “Il contesto – conclude Miotto – è quello di un’interattività avanzatissisma, tendente al modello industriale 4.0. Credo che ne vedremo esempi molto concreti a EXPOdetergo International 2018, dove ci si troverà davanti a sistemi che consentono a ogni impresa di attingere informazioni, ma anche di inserirle, in modo che tutti traggano giovamento da un know how che va oggi condiviso, talmente tante sono le problematiche da affrontare”.

La coesistenza
fra acqua e secco

Quando le sfide sono numerose e complesse, come nell’ambito del wet cleaning, occorre un impegno che non trascura nulla. “Infatti, supponendo di giocare a carte, la partita del wet cleaning si vince solo con un tris secco che comprende macchinari, prodotti chimici e manodopera” argomenta sul tema 5DETERGO_Gennaio2017Stenilio Morazzini, Ceo di Montega, che a Misano Adriatico crea prodotti chimici per i trattamenti tessili. “Al giorno d’oggi – continua Morazzini – quando ci si può giovare di una combinazione del genere, il 90% dei capi può essere trattato ad acqua con risultati ottimali. Certo, perché ciò accada, vanno ancora vinte resistenze da parte delle lavanderie, ma in tal senso un contributo importante può arrivare proprio dalle aziende tessili. Infatti alcuni brand d’eccellenza da tempo indicano ‘lavaggio ad acqua’ sulle etichette, indicazione indispensabile quando nei capi si trovano resine, materiali sintetici e applicazioni varie che richiedono il wet cleaning”. Infine, un consiglio da parte di Morazzini: “Seguire manifestazioni che danno costantemente il polso sull’attualità della moda casual, urbana, come la fiera Fabric Start, che si tiene a Monaco di Baviera”.

Emerge costante, da più angolazioni, il tema della relazione con il cliente, ripreso in modo peculiare anche da PONY, azienda milanese del settore 5DETERGO_Gennaio2017stiro. “Il crescente successo del wet cleaning – fanno sapere alla Pony – è legato alla possibilità di detergere a fondo i tessuti in modo più naturale ed ecologico. Ne consegue che ridurre consumi di energia e di acqua diventa il fulcro attorno a cui gira la sfida oggi più probante in una lavanderia, con ricadute anche sull’evoluzione dello stiro”. “Macchinari specifici – proseguono alla PONY – in grado di ridare forma ai capi senza danneggiare i tessuti, non possono tralasciare gli aspetti legati alla produttività e al risparmio energetico. Ma solo curando relazioni costanti con la propria clientela, un’azienda recepisce le necessità che muovono l’evoluzione dello stiro, e potrà così offrire una gamma ideata e perfezionata per il wet cleaning, spaziando dai manichini tensionati ai topper, dai tavoli aspiranti e soffianti alle presse”.

Il wet cleaning ha contribuito in modo decisivo alla rivoluzione totale compiutasi nelle lavanderie del XXI secolo. Lo sostiene Marco Niccolini, direttore commerciale della RENZACCI, che a Città di Castello produce 5DETERGO_Gennaio2017macchine per lavanderia. Il quale così argomenta: “Oggi il pulito è concepito come benessere: di chi indossa il capo lavato, ma anche dell’ambiente in cui è stato lavato. In questa nuova e virtuosa visione del pulito, il lavaggio ad acqua sostiene un ruolo centrale. Perché da una parte si è sostituito al lavaggio a secco tradizionale per la cura di determinati capi e tessuti, a cominciare da quelli delicati”. “Ma da un’altra parte – continua Niccolini – ha condizionato in chiave ecologica anche l’evoluzione del dry cleaning, che oggi si giova di maggiori alternative al tradizionale percloroetilene. Mi riferisco a solventi naturali sempre più competitivi, versatili, in grado di risolvere problematiche legate a mode e tendenze. Tirando le somme, è chiaro che l’affidabilità di una lavanderia oggi si fonda sulla compresenza di macchine altamente professional sia nel wet che nel dry cleaning”.

Wet cleaning via maestra del futuro anche per l’ingegner Corinna Mapelli, 5DETERGO_Gennaio2017comproprietaria di TREVIL, azienda milanese produttrice di macchine per lo stiro. “Sul fronte del wet cleaning, tutto l’indotto del lavaggio ad acqua si è prodotto in un sensibile salto di qualità – racconta – come si vede soprattutto nell’ambito degli essiccatori, che forniscono alla stiratura capi sostanzialmente asciutti, e non più umidi, consentendo all’operatore dello stiro di puntare direttamente a ridefinire nei dettagli la forma del capo, completo di accessori e cuciture del più vario genere”. “Per il nostro settore – continua Corinna Mapelli – lo stiro di un capo lavato ad acqua resta una bella sfida da vincere nel modo più impeccabile, grazie a manichini tensionati e tavoli aspiranti-soffianti che lavorano in automatico giovandosi di contenuti apporti manuali”. “Ormai la tendenza al wet cleaning è così consolidata in tutto il settore – conclude – che il mercato, compreso quello dello stiro, vi si è adeguato fornendo soluzioni di eccellenza per le aziende leader, e altre low-cost, comunque affidabili, alle aziende medio-piccole”.

di Stefano Ferrio

 

RIVISTA DETERGO

GENNAIO 2017

 

 

 

 

 

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