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REPORTAGE — Lavanderie industriali, l’innovazione di qualità ecosostenibile

L’economia circolare è un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Il modello economico lineare “take make dispose” si basa sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia ed è sempre meno adatto alla realtà in cui ci troviamo ad operare. Le iniziative a sostegno dell’efficienza – che lavorano per la riduzione delle risorse e dell’energia fossile consumata per unità di produzione – da sole possono ritardare la crisi del modello economico, ma non sono sufficienti a risolvere i problemi dati dalla natura finita degli stock di risorse.

Si pone quindi come necessaria la transizione dal modello lineare ad un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – sappia cogliere ogni opportunità di limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale. Centrale è dunque capire quali strumenti, misure, procedure e prodotti, abbiano predisposto le imprese che gravitano nell’ambito della manutenzione tessile e che abbiano attivato il modello dell’economia circolare.

La Renzacci S.p.A di Città di Castello, presente sul mercato sia nel lavaggio a secco sia nel lavaggio ad acqua, negli ultimi anni ha investito moltissime risorse nella ricerca per lo sviluppo di tecnologie ecocompatibili, legate alla progettazione dei suoi macchinari per il lavaggio, in particolare sviluppando il sistema Oceano, un processo di lavaggio ad acqua per le lavanderie industriali. In virtù della valutazione dell’economia circolare nelle lavanderie il Direttore Commerciale Marco Niccolini precisa, “abbiamo due macchinari che lavorano in forte sinergia, l’uno della serie di macchine ad acqua Eco Care e l’altro della serie degli essicatori a circuito chiuso. Con
il funzionamento della macchina ad acqua, una parte della stessa del ciclo di lavaggio, in particolare delle acque di risciacquo, viene totalmente riciclata attraverso un sistema denominato Super Storage System, il quale essendo collocato sotto la macchina permette di non consumare uno spazio eccessivo, elemento essenziale nella gestione degli spazi in lavanderia. La cosa interessante è che l’acqua recuperata attraverso l’asciugatore a circuito chiuso (con totale recupero d’aria attraverso la completa eliminazione di cappe di aspirazione), come risultato del suo processo di funzionamento, viene rinviata e riutilizzata per nuovi cicli di lavaggio determinando così una notevole riduzione di costi: con un risparmio fino al 60% di acqua e fino al 40% di energia”.
Per quanto riguarda l’ambito della “chimica gentile” Livio Bassan amministratore delegato di Christeyns Italia, multinazionale
belga del “Laundry technology”, sottolinea come, “l’economia circolare in lavanderia si sta progressivamente imponendo con l’uscita dal ciclo lineare del take make dispose grazie a nuovi sistemi pensati per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Già in passato con l’avvento della lavacontinua si determinarono decisi risparmi di acqua passando da 30 litri/kg di biancheria lavata a 10 litri/kg. Le nuove tecnologie utilizzate, prodotto dell’uso combinato di macchine, detergenti e tessuti sono riuscite a ridurre i consumi di acqua fino a 3 litri/kg e a recuperare almeno il 60% per arrivare fino all’80% dell’energia prodotta; l’utilizzo di scambiatori di calore acqua/ acqua, che recuperano l’energia dalla temperatura delle acque di scarico delle macchine, ma anche l’utilizzo di scambiatori aria/acqua, che permettono di massimizzare l’utilizzo dell’energia calorica dei mangani, costituiscono metodi ecocompatibili, in quanto determinano una forte riduzione degli sprechi di energia nell’ambiente. La lavanderia oltretutto, ha sempre avuto una vocazione all’economia circolare in quanto trattando tessuti e materiale riutilizzabile, ha da sempre salvaguardato l’ambiente evitando accuratamente, ad esempio, l’utilizzo di carta e altri materiali che hanno un grande impatto negativo sull’ecosistema generando rifiuti. La nostra mission, rilancia Livio Bassan, è definitivamente quella di aumentare la qualità sia del lavaggio che dell’ambiente, proponendo sistemi che facciano risparmiare consumando meno, in linea con il leitmotiv, meno è meglio”.

Anche PONY, di Inzago alle porte di Milano, che produce tecnologie ed impianti applicati allo stiro, è attenta al tema della tutela dell’ambiente e del risparmio energetico. Paolo Fumagalli Presidente precisa “l’intera gamma degli stira camicie PONY presenta un efficace sistema integrato di recupero dell’aria calda denominato H.A.R.S. il quale raccoglie aria calda dal pressa-spalle e la riutilizza nell’intero ciclo di stiratura. In questo modo si accorciano i tempi di stiratura, si riduce il consumo energetico e si limita notevolmente
la dispersione di calore nell’ambiente di lavoro rendendolo più salubre per l’operatore. Tutte le caratteristiche costruttive delle nostre macchine e la scelta dei componenti è orientato nella direzione di un progressivo risparmio energetico: lo spessore delle coibentazioni, le resistenze in acciaio, i motori di ultima generazione, l’impiantistica elettro-pneumatica a basso consumo, senza dimenticare le soluzioni per il recupero delle condense mediante pompe che lavorano fino a 80 gradi. Esempio concreto della tecnologia energy-saving è DB360, manichino a sistema pressato con doppio corpo rotativo. Le caratteristiche peculiari di questa macchina permettono una riduzione dei consumi di circa il 30% rispetto ad analoghi macchinari sul mercato”.
Per quanto riguarda DBG Service di Sedriano, alla periferia Milano, azienda specializzata nel lavaggio e nella finitura di capi d’abbigliamento, accessori in pelle o tessuto al servizio di lavanderie, tintorie, aziende della moda, interpelliamo Gerardo Delli Bovi Direttore e amministratore dell’impresa. Il direttore ci illustra l’ottica dell’ecosostenibilità di questa azienda a vocazione artigianale, “recuperiamo in alcune cisterne le acque che poi reimmettiamo nel ciclo di lavaggio, abbiamo ridotto in modo consistente l’uso dei detersivi privilegiando nel lavaggio l’uso di ozono che produciamo per elettrolisi e ci stiamo adoperando per eliminare in parte l’uso della plastica per il confezionamento dei capi utilizzando sacchi biodegradabili. Noi utilizziamo come fonte di energia principale il gas, che è complicato da sostituire, ma attraverso degli scambiatori recuperiamo temperatura da utilizzare per riscaldare a 45 gradi l’acqua
accumulata nelle cisterne indispensabile per il lavaggio”.

Passando a Ecolab, azienda che opera nel settore dell’acqua, delle tecnologie e dei servizi per l’igiene e l’energia, la cui sede italiana è a Vimercate, incontriamo Valentina Fontana, che ricopre il ruolo di Marketing manager, “siamo qualcosa di più di semplici fornitori di tecnologie e servizi, vogliamo essere un catalizzatore per i nostri clienti, per un cambiamento positivo. Per fare ciò abbiamo cura di ogni parte del ciclo produttivo dei nostri prodotti chimici e abbiamo sviluppato sistemi di recupero di acqua ed energia che consentano di minimizzare i consumi, per riutilizzare l’acqua pulita già immessa nei sistemi di lavoro, filtrandola, controllandone i parametri critici, a seconda delle destinazioni d’uso, riducendo gli sprechi, ottimizzando i processi. In quest’ottica anche i prodotti chimici super concentrati e impianti di dosaggio efficienti e precisi, consentono di ridurre i consumi di acqua, di trasportare meno acqua grazie a formulazioni molto concentrate, come le emulsioni della linea textile per la lavanderia o i prodotti della linea Oasis di Institutional. L’attenzione per la sostenibilità è elevata anche nel processo produttivo, a partire dal riutilizzo di pallet di legno e all’utilizzo di contenitori con plastica riciclata. Questo sistema di reintegro e riutilizzo, insieme all’uso di contenitori con plastica
riciclata diventa elemento essenziale nelle certificazioni ambientali Eu-Ecolabel di determinati prodotti chimici, a prova dell’elevato valore di sostenibilità ambientale, non solo della formulazione stessa, ma anche del suo packaging”.
Carlo Miotto Ceo della Imesa S.p.A. di Cessalto in provincia di Treviso ci illustra la chiave interpretativa dell’eco compatibilità
della sua azienda con la nuova serie di lavatrici avveniristiche LM 26-32. “La nostra soluzione eco compatibile è nella nostra tecnologia. Il lavaggio ad acqua eco compatibile, senza utilizzo di solventi, adatto al trattamento di tutti i tessuti, impiega la tecnologia più evoluta per la scelta del corretto programma di lavaggio e dosaggio dei detergenti. La serie LM 26-32 si avvale del sistema tecnologicamente
avanzato IM11 un touch screen che permette di gestire in modo integrato programmi eco-compatibili personalizzabili pensati per il risparmio dell’acqua e dell’energia intervenendo sul controllo dei cicli di lavaggio con conseguente
risparmio economico. IM11, inoltre, utilizza un accelerometro che consente di seguire in tempo reale gli spostamenti del gruppo lavante, composto da cesto e vasca. I benefici che ne derivano permettono gestione dei carichi difficili, riduzione delle vibrazioni, riduzione della rumorosità, analisi degli sbilanciamenti dinamici. Inoltre, IM11 permette di monitorare l’efficienza, il funzionamento ed i consumi delle macchine così come la pianificazione degli interventi di manutenzione.”

di Marzio Nava

DETERGO

GIUGNO 2019

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