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REPORTAGE — La lavanderia industriale del futuro? E’ una questione di logistica

Lavacontinue a camere separate, camion intelligenti, “Internet of Things”: giovandosi di queste meraviglie tecnologiche, sistemi quanto mai avanzati e onnicomprensivi di trasporto e segnatura caratterizzeranno un’automazione sempre più spinta. Con l’obbiettivo di produrre volumi di pulito ingenti, continui, nonché tarati su una differenziata molteplicità di clienti. Ma senza dimenticare i costi della movimentazione su strada

 

Nell’anno 2018 la logistica è il campo di battaglia che, oltre a misurare l’efficienza e la competitività di una lavanderia industriale, ne definisce la predisposizione, gestionale e strategica, ad “avere futuro”. Come vedremo in questo reportage, una lavanderia industriale non ha un domani senza una logistica avanzata e onnicomprensiva. E risulta facile metterlo a fuoco tramite la voce autorevole di Patrizio Pizzardi, titolare di un’azienda “pionieristica” come la Pizzardi che da ormai sessant’anni a Meda, comune della Brianza, scrive la storia della logistica nelle lavanderie italiane. Un’avventura iniziata da Kali, la piega-tovaglioli meccanica, e proseguita fino a imboccare, una ventina di anni fa, la strada dei sistemi di smistamento della biancheria. “La svolta – racconta Pizzardi – avviene quando si passa da un semplice trasporto a un sistema di automazione integrato con tutta la linea di stiratura. Da lì si arriva a un presente in cui la logistica qualifica in senso integrale la produzione di una lavanderia, da un punto di vista tecnologico e fiscale, tramite una marcatura da cui dipende la somma dei capi di ogni lotto in uscita, con tanto di bolla di riferimento”.

Continuando nel fare chiarezza, rammentiamo che secondo l’Ailog, l’Associazione Italiana di Logistica, si intende per logistica “l’insieme delle attività organizzative, gestionali e strategiche che governano nell’azienda i flussi di materiali e delle relative informazioni, dalle origini presso i fornitori fino alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita”.

Basta questa condivisa definizione per capire due cose: che la logistica è qualcosa di molto complesso e articolato, la cui spiegazione ha bisogno di molte parole, e che è senz’altro una materia di nevralgica importanza nella gestione di un’impresa altamente organizzata, nonché soggetta a flussi produttivi continui e massicci, come una lavanderia industriale del XXI secolo. Carrelli, mezzi di trasporto, sistemi gestionali, codici identificativi, percorsi di movimentazione dei capi: sono solo alcuni dei temi portanti di un settore quanto meno decisivo nel definire costi e ricavi di un’attività basata su tempistiche ferree e numeri inderogabili.

“Attenzione, la logistica è il futuro delle lavanderie in generale, e non solo di quelle industriali” esordisce Claudio Raffaelli, direttore commerciale della Zucchetti, che progetta e produce sistemi gestionali a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo. E spiega: “Ce ne rendiamo conto dal numero crescente di aziende medie e piccole che ci contattano. Semplicemente perché al giorno d’oggi logistica significa non solo immagazzinamento rapido e organizzato, ma anche identificazione e tracciabilità dei capi. D’altra parte, le opportunità attualmente offerte dalla logistica a una lavanderia sono praticamente infinite, come i varchi virtuali che all’uscita delle piegatrici riconoscono immediatamente il pacco a cui assegnare ogni singolo capo tramite nastri trasportatori orizzontali”.

L’immagine diventa presto quella di una pianta che si ramifica ovunque. “Lo stesso magazzino – asserisce in proposito Raffaelli – non è più un deposito organizzato, ma una struttura interattiva, dove antenne posizionate sul soffitto indirizzano i capi leggendo i loro codici identificativi. Ma anche il trasporto su ruote viene coinvolto sempre più spesso nei processi di organizzazione logistica, tramite ad esempio camion short track, al cui interno una cinquantina di antenne regolano la sistemazione dei lotti non appena si chiude il cassone”.

“In una lavanderia industriale parliamo di una logistica di processo che regola l’organizzazione dei flussi di biancheria e delle informazioni a essi associate” precisa Alessandro Rolli, amministratore delegato di Kannegiesser Italia, che produce macchine e sistemi per lavanderie industriali a Opera, nel Milanese. E continua: “L’obbiettivo è quindi fare circolare i lotti di biancheria nel minor tempo e al minor costo possibile, ma se parlassimo solo di sistemi di trasporto a sacchi o a nastro sarebbe alquanto riduttivo. Oggi l’ottimizzazione dei flussi è una scienza trasversale per l’industria di lavaggio e noleggio del tessile, e anche macchine come le linee di lavaggio in continuo contribuiscono a importanti passi in avanti in questo settore. Una lavacontinua con tutte le camere separate, e con risciacquo in bagno statico, consente ad esempio un’organizzazione logistica del lavoro indipendente dalla tipologia di articoli da lavare e quindi semplicemente al servizio delle prerogative di consegna. Ne consegue un risparmio di risorse energetiche e manodopera, e un’ottimizzazione del carico medio giornaliero dei lotti”.

“Molto della logistica oggi va collegato al costante sviluppo dello IoT, l’Internet of Things” si apprende alla Montanari, che a Modena produce sistemi di movimentazione delle merci. “Lo IoT è una modalità che permette, attraverso una serie di sensori e programmi software evoluti – continuano alla Montanari – di giovarsi di un controllo da remoto di tutti i macchinari e sistemi di logistica integrata, al fine di poter intervenire tempestivamente, sia per la risoluzione di eventuali problemi meccanici sulle linee di produzione, che per questioni tipicamente gestionali. Ciò detto, anche avvalendosi di Internet of Things, la rivoluzione logistica all’interno delle lavanderie industriali passa, innanzitutto, nel comprendere le esigenze del cliente, osservando i processi di lavoro e quindi proponendo delle soluzioni innovative e migliorative, a integrazione degli impianti esistenti. Basilare è in tal senso la formazione del personale interno che deve essere pronto a cogliere le nuove sfide in un mercato in continua e rapida evoluzione, dove l’automazione svolgerà un ruolo sempre più fondamentale allo scopo di aumentare la competitività, trasformando il lavoro da “manuale” ad altamente specializzato”.

“Software avanzati finché si vuole – concorda Luciano Miotto, presidente di Imesa, che produce macchine per lavanderia a Cessalto, nel Trevigiano – ma non dimentichiamo le spese di trasporto, che impongono riflessioni strutturali su tutto il sistema logistico delle lavanderie industriali”. “Ha davvero senso – si chiede Miotto, girandoci la domanda – che una grande lavanderia produca ogni giorno quintali di pulito, destinati a fare centinaia di chilometri in camion per giungere al cliente? Dove la voce spesa-carburante potrà solo aumentare con il passare del tempo?”. “Non è forse il momento – continua Miotto – di riflettere sulla distribuzione delle lavanderie nel territorio? Credo sia troppo oneroso continuare con un indotto basato su strutture grandi, ma distanti centinaia di chilometri l’una dall’altra, quando invece un sistema di aziende di più piccole dimensioni, ma meglio distribuite nel territorio, consentirebbe una logistica più economica e funzionale”.

 

di Stefano Ferrio

DETERGO

APRILE 2108

Questo post è disponibile anche in: Inglese

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