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REPORTAGE — Chimica in lavanderia oggi significa lunga vita al tessile e certificazioni vincenti 

In un mercato in continua espansione si moltiplicano i prodotti che garantiscono una maggiore sostenibilità ambientale, frutto di minori temperature e solventi meno inquinanti. Altri benefici derivati da scelte oculate: maggiore durata dei capi e accresciuta competitività dovuta al rispetto dei regolamenti. A patto di possedere macchine idonee a questi cambiamenti. Questa nuova e diffusa sensibilità ha portato a sviluppi virtuosi anche nell’impiego del percloroetilene in ambito dry cleaning

“La chimica nelle lavanderie del XXI secolo? E’ al centro di una grande rivoluzione, ma per la quale bisogna battagliare molto” esordisce Andrea Perata, division-manager per l’Italia della multinazionale chimica Ecolab. E spiega: “Il nodo della questione consiste nella richiesta da parte delle lavanderie di innovare a parità di costo. E’ un ambito in cui occorre fare molta informazione, ad esempio su un tema chiave come la durata del tessuto.

Se una lavanderia sceglie la via dell’innovazione, investendo in nuove macchine e nuovi prodotti chimici, sarà in grado di trattare il tessile in modo più virtuoso: non solo dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma anche della durata”.

“E se io – continua Perata – sono in grado di fornire a un ristorante un tovagliolo che dura per una media di 120 usi invece che 80, la mia competitività aumenta in modo sensibile. Ecco allora che il 30% in più, speso per acquistare solventi e detergenti di questo tipo, frutta un deciso aumento di business”.

Ricerca, relazioni, informazione. Come si evince da questo primo intervento, sono le tre parole-chiave, una volta che si vuole scoprire quale chimica eccelle e traccia il futuro nelle lavanderie di questo primo scorcio di XXI secolo. E’ definitivamente tramontato il modello del passaggio periodico e immutabile di ben determinati prodotti fra l’azienda chimica e la lavanderia. Oggi, da una parte l’importanza – fino all’altro ieri ignota – del fattore ambientale e della sostenibilità, e dall’altra i continui, spesso radicali, mutamenti dell’indotto tessile, fanno sì che chi lava elabori sempre nuove sollecitazioni rivolte a chi gli fornisce solventi e detergenti, animando scambi e interazioni a piacimento. Per le aziende si tratta, in questo modo, di conseguire certificazioni senza le quali oggi nemmeno si è ammessi a competere in tante gare di appalto.

Due regolamenti stanno guidando questi cambiamenti: il REACH, entrato nel panorama chimico già a partire dal 2007, e il Regolamento Detergenti, datato 2004. “Entrambi promuovono l’uso di componenti più rispettosi dell’ambiente, puntando a etichettature chiare e stimolando una ricerca continua di soluzioni” si apprende da una nota di Christeyns Italia, che crea e commercializza prodotti chimici per la lavanderia a Pessano con Bornago, nel Milanese. “In Christeyns – continua la nota – questi regolamenti hanno profondamente influenzato il modo in cui facciamo business, al punto che il nostro approccio verso una chimica “verde” si spinge oltre tali standard e aiuta i nostri clienti a diminuire il loro impatto ambientale. Una volta sensibilizzati, sono gli stessi clienti a stimolare la nostra ricerca, semplicemente perché sono sempre alla ricerca di sistemi in grado di permettere un minor sfruttamento dell’energia e dell’acqua”.

“Per la sostenibilità non va dimenticata anche la catena di rifornimenti – continua la nota Christeyns – perché oggi occorre essere in grado di fornire i propri prodotti in cisterne stradali, oppure tramite imballi in grado di essere riciclati, così da ridurre la quantità di plastica riversata nell’ambiente. Guardando al futuro, è ragionevole ipotizzare che ci sarà un aumento della pressione sui produttori e sugli utilizzatori di prodotti chimici per migliorare le loro pratiche di lavoro, così da ridurre al minimo i costi operativi”.

“Di sicuro gli ultimi anni sono stati segnati da due fenomeni rilevanti per la produzione chimica: un deciso rallentamento del lavaggio a secco, e un costante aumento di quello ad acqua” esordisce Marco Vaccari, socio titolare con Roberto Castelli della milanese Surfchimica. E continua: “La riduzione del lavaggio a secco ha comportato maggiore attenzione nella produzione di impianti funzionanti per l’utilizzo del percloroetilene, che in questo settore resta dominante. Si trovano in commercio macchine a percloro di gran lunga più sicure e meno inquinanti di una volta, e questa osservazione ci permette di ribadire un principio fondamentale: qualsiasi prodotto chimico si voglia usare, nel secco come nel wet cleaning, ha bisogno di macchine ideate per usarlo, sennò la parola progresso perde completamente di senso”.

“Per quanto riguarda il lavaggio ad acqua – conclude Vaccari – dobbiamo tenere conto di una sperimentazione continua, dovuta anche agli incessanti cambiamenti che stanno condizionando il settore dell’abbigliamento, dove il tessuto coesiste con il sintetico, e dove si confezionano capi dotati di inserti di ogni tipo, dalla pelle al metallo”.

“Si può dire che la chimica del XXI secolo per le lavanderie è molto dinamica e sfaccettata” aggiunge sul tema Moreno Torre, direttore commerciale di un’altra azienda chimica milanese, la Biar. E precisa: “Prendiamo ad esempio il fattore tempo nel lavaggio ad acqua: se si scelgono prodotti enzimatici, si ottengono ottimi risultati a basse temperature e con relativo impiego di mezzi meccanici, ma a patto di dare agli enzimi il tempo di eliminare lo sporco. Se invece non si ha tempo a disposizione, occorre optare per i tensioattivi, che sono più rapidi ma richiedono consumi energetici più alti”.

“Per quanto concerne il secco – continua Torre – il percloro resta ancora dominante, ma deve competere con prodotti a idrocarburi in continua evoluzione. E’ vero che gli attuali impianti a percloro sono più sicuri per l’operatore e per l’ambiente, ma resta l’handicap dei fanghi di distillazione, che restano tossici. Molta ricerca è in corso anche per quanto riguarda i prodotti che puntano sull’uso di ossigeno, che oggi è possibile liberare a una temperatura di 28 gradi, decisamente bassa”.

Altra azienda che fornisce i propri prodotti chimici alle lavanderie è la riminese Montega, il cui Ceo, Stenilio Morazzini dà questo taglio al tema: “La chiave di volta oggi è la relazione con il cliente. Perché è il cliente il primo a segnalare cosa arriva di nuovo nella sua azienda in tema di tessuti, fibre sintetiche, materiali”. “Di conseguenza – continua Morazzini – ho ogni convenienza a instaurare con lui un rapporto di partnership, ad esempio per testare impianti di dosaggio, oggi fondamentali per capire non solo quale, ma anche quanto prodotto usare, informazione di basilare importanza anche per me che glielo fornisco. Per cui da tempo installiamo dosatori in comodato d’uso, e gestibili in remoto anche da parte nostra”.

Naturalmente, per quanto riguarda il dry cleaning, in questo inizio di XXI secolo il percloroetilene continua a recitare ruolo da protagonista. Lo conferma l’americana Olin Corporation, gigante della chimica mondiale, ulteriormente rafforzatosi nella manutenzione del tessile con il brand Dowper™ – percloroetilene esportato in tutto il mondo – acquisito dalla Dow Chemical nel 2015.

La tecnologia di lavaggio a secco con percloroetilene, noto anche come PER – si apprende da un nota della Olin – ha fatto i passi da gigante durante gli ultimi decenni. PER è stato oggetto di studi e ricerche e i suoi rischi d’utilizzo sono stati valutati dalla legislatura europea come conformi alle norme del regolamento REACH.

“Oggi – continua la nota di Olin – l’esposizione del operatore a PER è molto meglio controllata, grazie alle moderne tecnologie delle macchine che catturano e riciclano le emissioni del solvente. Queste machine riducono in modo significativo la quantità di PER necessaria per il ciclo di lavaggio, arrivando a meno di 10 grammi di solvente per 1 chilo di capi da lavare. Un ripetuto riciclo del solvente significa meno solvente e meno rifiuti generati”.

Da qualsiasi angolazione la si voglia vedere, la chimica del XXI secolo porta in lavanderie tante buone notizie.

di Stefano Ferrio – Rivista Detergo Maggio 2018

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