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MARKETING – Opt for “Made in Italy” Slub fabric table overlaysMARKETING – Coprimacchia “fiammati”, puntate sul “Made in Italy”

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Opt for “Made in Italy” Slub fabric table overlays

by Andrea Genevois *

When speaking about fabrics, one is mightily tempted to include some historical insights about early experiments in laundering attempted during prehistoric times, or the contributions made by ancient Egypt to weaving, decoration and dyeing. And, in the world of industrial laundries, to speak of linens — when the subject is tablecloths — means going back to the origins of this type of work when warping a loom with colored yarn required enormous quantities of material, and piece dyeing was not reliable. Which is why white table linens, in a check pattern or damask, shone on tables like symbols for clean and bright. Only toward the end of the 1970s did the demand for white fall off substantially in favor of a range of colors which quickly multiplied to almost countless variations.

Looking beyond all the problems related to colors, restocking and optical brighteners, nowadays white, after a period during which it was consigned to the low-end, has regained popularity. A position that brought its own set of problems.

On one hand is the question of costs — laundries typically try to limit their investment in linens, both through diminishing their customers’ stock, and through reducing per-item costs.

On the other hand, in the wake of global design trends where fabrics with an irregular texture and linen design are concerned, demand is shifting from light colors (often with an ivory weft) to white, with a savings of 10% over colored fabrics and 20% on dyed warp and weft.

Deserving of special attention are “slub” fabrics, currently perhaps the most in-demand product by the Italian market. At which point it seems appropriate to mention that “slubbing” is nothing other than singeing of fibers at irregular intervals, with longer steps to lighten the thickness of the yarn. In another case, the slub fabric is obtained during spinning by reducing the “stretch ratio” at various intervals so that in this area part of the yarn has a lower weight (indirect titration). This portion can have a random or evenly-spaced repetition of slubs.

The result is a yarn that, for the same weight, has unquestionably lower tensile strength.

A moment of reflection: to make this article price-competitive it undergoes a lowering of its weight in both the warp and weft yarns, until it becomes a product that lacks body, and one that, even if sized, becomes flimsy when ironed.

This is the structural formula that could guarantee the highest cost-benefit ratio: WARP- 31 THREADS-24/2- WEFT Ne 14/1 slubbed- 20 beats. A fabric structure with lesser measurements would not hold together.

This product is always imported, but a bit of math shows that the difference in price is not as significant as it might appear at first glance.

I think it makes sense to purchase imported napkins, because it is a budget item that rarely arrives at its physical demise, since most are either lost or ruined along the way, but what I fail to understand is the purchase of table overlays. In fact, all features being equal, a finished, washed  102/102 table overlay costs 2.80 Euros.

A certified Italian product, made with the best yarns, in Italy costs about 3.30 Euros, the difference of a single rental.

The advantages are a superior product, with obvious improvements in ironing and a decidedly more presentable appearance on the table, since an imported slub table overlay, after a few washes tends to soften along the edges, sometimes due to selvage, more often due to the use of inferior yarns.

My recommendation is clear: buy Italian table overlays, especially when considering slub products.

* Andrea Genevois, born in Rome in 1965, graduated from the Università degli Studi La Sapienza in Rome, with a degree in Business and Economics. He took a master’s course in management at the Luiss University in Rome. In 1984 he became a sales agent for Industria Tessile Gastaldi, where, between 2000 and 2008 he was made sales manager for Central-Southern Italy and head of professional training for new sales personnel.  In March of 2009 he began working with Totex srl as sales manager, as well has head of research for optimum products for laundry use.

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Coprimacchia “fiammati”, puntate sul  “Made in Italy”

di Andrea Genevois *
Quando si parla di tessuti, forte è la tentazione di dare alcuni cenni storici sui primi esperimenti di tintoria già tentati in tempi preistorici, o sui progressi fatti nell’antico Egitto nella tessitura, nel decoro, nelle tinte. Parlare del bianco, quando il tema è la tovaglieria,  vuol dire, nel mondo delle lavanderie industriali, tornare un po’ alle origini di questo lavoro, quando, per armare un telaio con un ordito tinto, erano necessarie ingenti quantità di materiale, e la tintoria in pezza non era affidabile. Ragione per cui la tovaglieria bianca, su disegni a quadro o damascati, campeggiava su tutte le tavole come simbolo di candido e pulito. Solo dalla fine degli anni Settanta è sensibilmente diminuita la richiesta di bianco a favore di una gamma di colori diventata ampissima in pochissimi anni.
Tralasciando tutte le problematiche relative ai colori, al loro riassortimento e agli ottici di finitura, oggi il bianco, dopo un periodo di stazionamento nella fascia più povera, è tornato ad essere preso in considerazione. Con nuove problematiche.
Da un lato abbiamo la questione dei costi: tutte le lavanderie cercano di contenere l’investimento in biancheria, sia attraverso  la diminuzione delle dotazioni presso i clienti, sia attraverso la diminuzione della spesa sul singolo capo.
Dall’altro, sulla scia di un design di livello mondiale, per quanto riguarda tessuti a tela, a trama irregolare, disegni lino,  la domanda si sta spostando da colori tenui (spesso in trama avorio) al bianco, con un risparmio del 10% sui colorati e di oltre il 20% sui tinti trama e ordito.
Un discorso particolare va fatto sui “fiammati”, forse oggi il prodotto maggiormente richiesto dal mercato italiano. Intanto mi sembra opportuno ricordare che la “fiammatura” non è altro che un bruciapelo a intervalli irregolari, con step più lunghi per alleggerire lo spessore del filo. In altro caso il filato fiammato viene ottenuto in filatura riducendo a tratti il “rapporto di stiro” per cui in questa zona si ottiene una porzione di filato a titolo più basso (titolazione indiretta) Questo tratto può avere una ripetizione di tipo random (casuale) o periodica. Ne consegue un filato che, a parità di titolo, ha senza dubbio, una resistenza tensiometrica inferiore.
A questo punto va bene una riflessione: questo articolo, per renderlo competitivo sul prezzo di  acquisto, è già stato abbassato di titolo, di fili di ordito e di trame, fino a diventare un prodotto senza corpo, che, anche se apprettato, risulta senza nervo allo stiro.
Una struttura che potrebbe garantire il miglior rapporto costo-beneficio è questa: ORDITO-31 FILI-24/2- TRAMA Ne14/1 fiammato-20 battute. Una struttura al di sotto di queste caratteristiche non sta insieme.
Questo prodotto è monopolio dell’importazione, ma facendo due conti si evince che la differenza di prezzo non è così significativa come può sembrare a prima vista.
Ritengo razionale acquistare tovaglioli di importazione, in quanto è una voce che molto difficilmente arriva  al proprio esaurimento fisiologico alla propria esautorazione fisiologica, in quanto persi e rovinati in gran parte, ma quello che proprio non capisco è l’acquisto dei coprimacchia. Infatti, a parità di caratteristiche, un coprimacchia finito lavato 102/102 ha un costo medio di 2,80 euro.
Un prodotto italiano certificato, fatto con i filati migliori, in Italia costa circa 3 euro e 30, la differenza di un solo noleggio.
I vantaggi sono quelli di avere un prodotto migliore, con evidenti miglioramenti allo stiro e una presentazione in “mise en place” decisamente più ordinata, in quanto un coprimacchia fiammato di importazione tende dopo qualche lavaggio ad ammorbidirsi sulle estremità, a volte  per problemi di cimossa, spesso per l’uso di filati scadenti.
Il mio suggerimento è chiarissimo: acquistate coprimacchia italiani, soprattutto quando si parla di fiammato.

* Andrea Genevois, nato a Roma nel 1965, consegue il diploma di laurea in Economica e Commercio all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Partecipa a un “master” in management all’università Luiss. Dal 1984 collabora come agente con l’Industria Tessile Gastaldi, dove, dal 2000 al 2008 diventa il responsabile commerciale per il centro sud e responsabile della formazione professionale dei nuovi agenti. Da marzo 2009 collabora con la Totex srl come responsabile commerciale, nonché addetto allo studio di prodotti ottimali per l’uso in lavanderia

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