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THE SECRET OF MY SUCCESS – Ecopolis, laundry as a lifestyle IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO – Ecopolis, lavanderia come stile di vita

Half of the employees of this cooperative in Brescia are people that contribute to the growth of the business in spite of their psychiatric condition. A business where Work means building relationships, not merely following the rules, to reap both social and economic benefits.

Do you think what we used to call “the market” (at the risk of mistaking the Wall Street Stock Exchange with the array of vendor stands in a small town plaza) still exist? Would it be better to speak of “markets” in the plural now as we constantly hear the media say though no-one knows exactly what the heck they are?

The story and identity of Ecopolis, a non-profit industrial laundry cooperative operating in Brescia since 1988, surely makes us lean towards the second definition. This is because the story demonstrates how the rather obscure definition of “markets” does not necessarily indicate a group of Stock Exchanges filled by agitated ear-bud wearing, dress-shirt cuff waving floor traders shouting orders, but different ways to think about the economy and then translate it into relationships and lifestyles.

Alternative markets inspired by something other than algorithms fill the unique story of Italian Law 180 that in 1978, thanks to the tenacity and far-seeing capabilities of psychiatrist Franco Basaglia, marked the end of mental hospitals confinement. As an immediate consequence, patients released from mental institutions and those diagnosed with psychiatric conditions in the years thereafter were able to join the national workforce.

The story of Ecopolis shows how far we have come since the approval of Law 180. Its current headquarters in Brescia are the in middle of the industrial area. The building in itself is unremarkable and reminds us that the “factories” behind these deceivingly similar facades are driven by innumerable and sometimes extremely different entrepreneurial “souls”. Upon entering, the facility feels like other industrial laundries, with a large tunnel washer surrounded by busy workers that operate in perfect synchrony with its three large, powerful dryers. This is a splendid result considering that Ecopolis was founded in 1986 thanks to an agreement stipulated between the Brescia ULSS 41 local Health Authority (now called Azienda 18) and SOL.CO, the social work cooperative consortium of Brescia.

Ever since then there have been work hours to be abided by, deadlines to meet and productivity goals, the daily bread of any company called to operate and freely compete with all others in the sector. This is the only way to keep orders coming in from essential customers like nursing homes, to which Ecopolis provides two types of service: linens and staff uniform rentals and cleaning of guest garments. This is all taken care of by thirty-five employees, half of whom is affected by different kinds of mental disorders. Together they form a company founded not only based on a business plan, but also on the relationship between employees, meaning their constant and necessary capacity to communicate, understand and support each other especially in times of crisis, nervous breakdowns and temporary mental blackouts.

This being said, the work rules, meaning Work with a capital letter, are the most important aspect of our enterprise – explains Donatella Mulas, director of Ecopolis – because Work provides employees with a social identity and not merely a paycheck. Moreover, Work means interacting with others to accomplish the task on hand, honoring commitments, sharing objectives”.

That is why our concept of profitability differs from that of our competitors – continues Donatella Mulas – Some of our staff is clearly subject to a specific routine and schedule: some may work four hours a week, others twelve. We must also deal with more or less unexpected periods of crisis and difficulties each of them may face due to their condition. Hence meeting a 6,7% profitability goal for us is an occasion worth opening a bottle of champagne, as we know that like all others non-profits, this revenue will be reinvested into other social welfare projects”.

Bottles are also uncorked on other occasions that are not necessarily business related such as the time when an ex-employee of Ecopolis recovered enough to be hired by a supermarket and came to share the happy news with her colleagues. We sincerely rejoice when someone comes back to work after a crisis, knowing they return to an environment where there are no physicians or therapists, only “colleagues”, to a place where the word “colleagues” means companionship for the long haul, where people share not only a job, but their lives and efforts to build a better future.   

di/by Stefano Ferrio

Metà dei dipendenti di questa cooperativa bresciana sono soggetti che, nonostante i loro problemi psichici, contribuiscono alla crescita dell’azienda. Un’impresa dove Lavoro significa relazioni e non solo regole, utili sociali oltre che economici

Ma esiste ancora “il mercato”, come si usava dire una volta, rischiando di scambiare quello della Borsa di Wall Street con le bancarelle della piazza del paese? Oppure è meglio parlare di “mercati” al plurale, come oggi continuiamo a sentirli chiamare dai media, senza mai capire bene cosa diavolo siano?

La storia e l’identità della cooperativa sociale Ecopolis, una onlus che a Brescia opera nella lavanderia industriale dal 1988, fa nettamente propendere per la seconda definizione. Perché è una storia che dimostra come, dietro una definizione di per sé poco comprensibile – “i mercati” – si possano scoprire non infinite Borse, piene di agitati replicanti in maniche di camicia e auricolare innescato, bensì diversi modi di concepire l’economia, per poi tradurla in relazioni e stili di vita.

Di mercati alternativi, ispirati non solo da algoritmi e marketing, è piena la storia tutta italiana della Legge 180, che nel 1978, grazie alla tenacia e alla lungimiranza dello psichiatra Franco Basaglia, metteva la parola fine all’internamento psichiatrico nei manicomi. Una delle prime conseguenze fu l’inserimento lavorativo dei degenti di allora e di quanti, negli anni successivi, avrebbero manifestato sintomi di disagio psichico.

Quanta strada sia stata percorsa dall’approvazione della 180 è dimostrata dalla storia di Ecopolis, il cui attuale capannone, situato in piena zona industriale di Brescia, ci rammenta che, dietro facciate fra loro così simili, le cosiddette “fabbriche” nascondono un’infinità di “anime” di impresa, a volte molto diverse fra loro. Anche una volta entrati, le sensazioni sono quelle di una lavanderia industriale come tante, con questa grande lavacontinua attorno alla quale si affaccenda un personale sincronizzato con i tempi dei suoi tre potenti essiccatoi. Già questo è uno splendido risultato, appurando che Ecopolis prendeva vita nel 1986 dalla convenzione stipulata fra l’allora Ulss 41 di Brescia (oggi Azienda 18) e il consorzio di cooperative sociali bresciane noto come SOL.CO.

Da allora orari da rispettare, scadenze da onorare e livelli di produttività da osservare sono il pane quotidiano di un’azienda chiamata a competere in regime di perfetta concorrenza con le altre del settore. Perché solo così si mantengono commesse fondamentali come quelle garantite da case di riposo a cui Ecopolis fornisce due servizi: noleggio di biancheria piana e divise del personale, pulitura degli indumenti degli ospiti. Se ne occupano trentacinque dipendenti, di cui metà sono soggetti con patologie psichiche di vario genere. Tutti assieme compongono un’azienda fondata non solo sui business-plan, ma anche sulle relazioni fra i dipendenti, e cioè sulla loro costante e necessaria capacità di comunicare, capirsi, supportarsi a vicenda, soprattutto quando arriva il momento di una crisi, di un cedimento, di un temporaneo black out psichico.

Detto questo, sono le regole del lavoro, anzi, del Lavoro con la maiuscola, a dare il senso più importante della nostra impresa – spiega Donatella Mulas, presidente di Ecopolis – perché il Lavoro assicura identità sociale, e non solo un reddito, a chi lo svolge. E perché il Lavoro significa relazioni con gli altri attraverso mansioni da svolgere, impegni da onorare, obbiettivi da condividere”.

Ecco perché una differenza rispetto alle nostre concorrenti si può cogliere nella concezione degli utili – continua Donatella Mulas. – E’ infatti chiaro che parte del nostro personale è soggetto a ritmi e orari particolari: c’è chi può lavorare quattro ore al giorno, e chi dodici alla settimana. Inoltre bisogna sempre fare i conti con le crisi e le difficoltà, più o meno impreviste, che ognuno di loro può affrontare a causa del suo disagio. Ecco perché centrare utili per noi significa stappare bottiglie di champagne, sapendo che, come succede in tutte le onlus, quegli utili saranno poi da reinvestire in altri progetti di utilità sociale”.

Bottiglie idealmente stappate anche in altre occasioni, non strettamente legate al business. Come quando una ex dipendente di Ecopolis, guarita al punto da essere assunta da un supermercato, è tornata a fare festa con i colleghi. E come ogni volta che qualcuno torna dopo una crisi, sapendo di ritrovarsi in un ambiente dove non ci sono né medici, né personale educativo, ma solo “colleghi”. Dove però questa parola significa anche compagni di strada, persone con cui condividere non solo un lavoro, ma anche un progetto di vita.  

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