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COVER STORY — La flotta Imesa alla conquista delle lavanderie industriali

Un prestigioso convegno ha celebrato nella fabbrica trevigiana di Cessalto l’apertura del nuovo capannone che consente il “grande salto” nella fascia delle lavatrici da 120 chili, possibile grazie a un know how aziendale reso straordinario dall’alta tecnologia del sistema di identificazione Iris tramite radiofrequenze. Così i fratelli Miotto ottimizzano le virtù di un’ autentica industria 4.0, che sta passando da 75 a 100 macchine prodotte ogni settimana

Lavatrici da 120 chili e sistema di identificazione Iris tramite radiofrequenze. Potenza di macchine e dinamicità di gestione grazie a un codice universale come il touch screen. Da perfetta azienda 4.0, in procinto di produrre 100 pezzi di eccellenza a settimana.

Così, nell’anno 2017, la flotta Imesa prende il largo nel mare aperto della lavanderia industriale, issando per prima il vessillo del più creativo e dinamico Made in Italy in un contesto di grandi competitor internazionali. Dove Imesa oggi lancia un’offerta resa unica e appetibile da un “easy use” noto a miliardi di “umani” perché modellato sullo stesso “tocco” che basta per utilizzare un telefonino.

“Flotta” risulta dunque termine congruo per definire la forza d’urto e la completezza di un parco macchine imponente e aggressivo, arricchito da una “fresca” gamma di lavatrici da grandi carichi ad altissimo coefficiente tecnologico, destinato a “navigare” in un mercato globale sempre più competitivo, e del tutto coerente con l’avvio del nuovo capannone realizzato all’interno della fabbrica di Cessalto.

Qui il presidente di Imesa, Luciano Miotto, e il direttore commerciale Carlo Miotto hanno fatto gli onori di casa in occasione del convegno “Nuove soluzioni di lavanderia industriale”. E’ un titolo squisitamente esplicito dell’inedita forza di novità con cui questo brand trevigiano fa tesoro di quasi cinquant’anni di storia per porsi subito da protagonista in un indotto di lavanderia industriale dove Imesa fa sfoggio di un know how caratterizzato da una crescita costante e progressiva. Siamo infatti al cospetto di una ricchezza di impresa che si traduce in volume d’affari, creazione di posti di lavoro e innovazione tecnologica, così come testimoniato da numeri su scala annua esemplari: i 15 milioni di fatturato, i 4mila pezzi prodotti e gli oltre cento dipendenti con cui, alla fine del 2016, Imesa ha potuto lanciare, dopo lunga e accuratissima preparazione, l’operazione Lavanderia Industriale.

A un certo punto del convegno, Luciano Miotto ha detto una frase che in poche parole spiega “il tutto” con cui possiamo misurarci all’interno di questa fabbrica-gioiello della migliore imprenditoria veneta: “Il prodotto non è mai finito”. Essa risuona molto più forte e chiara di un semplice slogan, nel momento in cui si prende atto dell’inesauribile slancio innovativo con cui Imesa si impone nel mondo della lavanderia come il “Brand delle 4 E”, che nella lingua inglese del mercato globale stanno per Energy Saving, Ergonomy, Ecology e Easy Use. Traducendo in italiano, efficienza operativa, ergonomia creata dal design più funzionale, impatto ambientale ridotto e “uso facile”, derivato dalla continua ricerca tecnologica, sono infatti le qualità che spiegano la costante evoluzione grazie a cui Imesa garantisce al cliente una perfetta sintonia, in tempo reale, con lo sviluppo del Mercato. A partire da un’indispensabile eliminazione integrale dello sporco: quello visibile delle macchie, e quello invisibile dei carichi batterici.

Ecco spiegarsi come il “varo” della flotta Imesa altro non può essere che un Evento: sia per il settore lavanderia, che per le istituzioni politiche ed economiche del territorio in cui opera l’azienda fondata da Gianpietro Miotto e oggi condotta dai suoi due figli. Da qui il convegno che, magistralmente condotto da Katy Mandurino, giornalista del Sole 24 Ore, ha affrontato il presente della lavanderia industriale dividendosi in due momenti. Nel primo, di carattere istituzionale, prendono la parola il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin, l’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato, la sindaca di Cessalto Franca Gottardi, la presidente di Unindustria Treviso Maria Cristina Piovesana, e il presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno, Mario Pozza. Con dibattito che spazia dalla virtuosità dei finanziamenti mirati ai fondi europei da far fruttare, alla burocrazia da debellare, ai rapporti scuola-lavoro da coltivare in tempo reale.

Nella seconda parte del convegno “si entra” concretamente in lavanderia con gli interventi di Livio Bassan, amministratore delegato di Christeyns Italia, multinazionale belga dei prodotti chimici per la lavanderia (nonché presidente della fiera Expodetergo), Marco Gastaldi, amministratore delegato dell’azienda tessile Gastaldi, ed Egidio Paoletti, A.D. di Alsco Italia, azienda fornitrice di abiti da lavoro e biancheria piana.

“Christeyns, che fa del minimo impatto ambientale e del risparmio energetico una mission aziendale non può trovarsi che in piena sintonia con Imesa – dichiara Bassan – lungo quella strada virtuosa che, grazie a partner aziendali di questa levatura, ha portato una lavanderia di eccellenza a operare a 40 gradi invece che ai 60 di un tempo, e a consumare fino alla metà dell’acqua necessaria rispetto a non molti anni fa”.

“Aziende come Imesa rappresentano un asso nella manica per quanti diffondono nel mondo l’eccellenza del made in Italy – incalza Marco Gastaldi – soprattutto per come le loro macchine garantiscono lunga vita a capi tessili che anche sulla loro durata fondano la propria superiorità sul più inquinante monouso”.

“In aziende come Imesa l’obbiettivo è un Benessere che, attraverso servizi come la completa  tracciabilità del capo, del quale si certifica l’intero ciclo, ingloba e supera il Pulito verso cui si puntava nello scorso secolo” ha poi aggiunto Egidio Paoletti, che è anche vicepresidente di Assosistema, massimo organo associativo delle imprese della lavanderia.

A mettere assieme e naturalmente d’accordo, frasi di così autorevoli testimonial, sono le ‘“ammiraglie” della flotta Imesa salpata sulle rotte della lavanderia industriale. Parliamo della LM 100 e LM 125, la cui grande capacità, robusta quanto performante, poggia su massima funzionalità e massimo risparmio.

Alla funzionalità provvedono un free standing al 100% per cui non occorre ancoraggio, una stabilità brevettata, una forza centrifuga oscillante fra 350 e 400 G, la doppia chiusura motorizzata, l’apertura porta a 180 gradi, il sistema basculante Tilting, il facile accesso a ogni parte meccanica, e un software integrale sempre personalizzabile a misura di cliente.

Quanto al risparmio, va spiegato tramite accorgimenti di straordinaria e comprovata efficacia: i carichi di acqua bilanciati, i consumi energetici tarati sul carico, la duttile programmabilità dei tempi di lavaggio, l’ottimizzazione di tutti i consumi, l’arresto del ciclo in modalità Anti-Grinze, e le tre alternative di riscaldamento basate su elettricità, produzione di vapore e ottimizzazione dell’acqua calda.

Tutte qualità puntualmente replicate dalla serie ES di essiccatoi Imesa per carichi da 55 a 75 chilogrammi.

“Siamo felicemente lanciati in un’avventura così prestigiosa – racconta alla platea del convegno Luciano Miotto – mettendo in campo quella passione e quella dedizione che io e mio fratello Carlo abbiamo ereditato da nostro padre Gianpietro, sotto la cui guida siamo entrati in azienda. Energia che condividiamo con tutti i dipendenti e collaboratori che fanno di Imesa una squadra straordinaria, proiettata a ottimizzare gli spazi del nuovo capannone per ultimare il grande salto dai 77 pezzi settimanali prodotti nel 2016 ai 100 conseguenti a un così importante ampliamento strutturale”.

Nuove fasce di mercato, eccellenza di macchine, compattezza di squadra. Sono tutte componenti di un boom Imesa che va sempre ricondotto a una filosofia aziendale caratterizzata da altissimi livelli di interattività. Ciò si verifica sia nel controllo remoto, garantito da un sistema che attualmente segue 5.500 macchine sparse in ogni angolo del mondo, sia nella completa tracciabilità del capo oggi richiesta come una necessità irrinunciabile in settori come la sanità, l’assistenza agli anziani e l’accoglienza turistica.

Cessalto centro del mondo, alla pari di New York, Singapore e Berlino. Non più un miracolo, ma un’evidenza favorita da un mercato “glocal”, in cui globale e locale si fondono in modo inestricabile come succede dentro Imesa. Nella cui brochure di presentazione si legge una frase fondamentale: “Dal cliente al cliente, senza mai perdere le tracce”. Ovvero potenza e easy use che si fondono nella semplicità del palmare tramite cui Iris, di proprietà Imesa e appositamente sviluppato da Asac, si rivela unico sistema di marcatura RFID che ingloba in un semplice “touch” raccolta e cernita dei capi, localizzazione permanente, conservazione di ogni passaggio nel database, massima accessibilità d’uso, possibile anche per chi non scrive o non legge nella lingua del Paese in cui ci si trova.
Così la flotta Imesa naviga oggi, con vento in poppa, in tutti i mari della lavanderia.

 

 

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di Stefano Ferrio

DETERGO MARZO 2017

 

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