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Aziende di successo 2 – Technowash supera la crisi con gli essicatoi ADC…

La bella storia di un’impresa famigliare dal debutto a una Fiera Campionaria alle partnership internazionali con aziende  interessate a condividere l’obiettivo qualità

 “Figlio d’arte” dice di se stesso Daniele Balbi, 38 anni, marketing manager della Tecnowash. Non solo perché il padre Vittorio mise a suo tempo in piedi questa azienda di Cesano Boscone, divenuta leader nell’importazione di essiccatoi e macchine per il lavaggio dei tessuti, ma anche perché a Milano, dalle parti di via Marghera, sua madre Adriana gestiva una piccola lavanderia automatica.

“Così sono davvero cresciuto fra cestoni pieni di biancheria e cataloghi di lavatrici industriali” racconta Daniele Balbi, spiegando come negli anni ’90 questo lungo apprendistato sia sfociato in un tirocinio di sei mesi nella sede americana della Girbau, l’azienda spagnola di cui Tecnowash aveva all’epoca l’esclusiva per l’Italia. Dopodiché è seguito l’inserimento nell’impresa di famiglia assieme al fratello Guido, con una formazione che è spaziata fra i più diversi ambiti: dal tecnico, al commerciale, alla gestione del magazzino. Nel 2008, come titolare di una propria ditta individuale, Daniele Balbi ha iniziato una fiorente attività commerciale anche nel settore degli asciugamani elettrici del marchio americano Xlerator.

Una grande fiera mondiale come Texcare, in programma dal 5 al 9 maggio a Francoforte, rappresenta per Tecnowash e i suoi essiccatoi “americani” l’emozione di un salto dal trampolino. Dove la pista su cui planare in modo vincente è un mercato globale del bianco e del secco soggetto a continue, e a volte radicali, trasformazioni.

Una situazione che dipende anche dalla crisi economica in pieno corso, costringendo i molteplici soggetti coinvolti a dotarsi degli “sci” giusti, possibilmente resistenti e adattabili a qualsiasi tipo di fondo, in modo da spiccare lunghi balzi, e atterrare solidamente in piedi.

L’immagine del trampolino la suggerisce lo stesso Daniele Balbi, marketing manager che, assieme al padre Vittorio, presidente della Tecnowash, e al fratello Guido, responsabile dell’amministrazione, regge le sorti di questa azienda milanese di Cesano Boscone, leader nella distribuzione di essicatoi rotativi ADC. Ed è un’immagine che risulta perfetta per come dà conto di una dimensione adrenalinica di rischio oggi inevitabile per chiunque voglia cimentarsi con un mercato quanto mai dinamico, articolato, soggetto agli influssi di un’infinità di varianti. Figurarsi se poi, come nel caso di Tecnowash, dalla conoscenza di questa complessità discende una predisposizione a competere nei più diversi comparti dove i processi di pulizia svolgono un ruolo fondamentale: dalle lavanderie alle navi, dagli ospedali agli hotel, dai centri sportivi alle caserme, dalle scuole materne alle carceri.

Decisivo risulta possedere nel dna aziendale determinate conoscenze, un passato in cui riconoscere i perché di cambiamenti e innovazioni che hanno fatto la storia del settore. Daniele Balbi cita in tal senso l’esempio delle fiere: “Tecnowash nasce sul finire degli anni ’70 quando mio padre decide di mettersi in proprio sulla base delle esperienze maturate facendo il commerciale di un colosso scandinavo come Wascator, gruppo Electrolux. All’epoca il ruolo esercitato dalla famosa Fiera Campionaria di Milano era quello di uno sterminato supermarket, dove erano esposte vere e proprie novità, che nessuno aveva visto prima in internet o in un qualche canale televisivo. Qualcosa di molto lontano da una realtà attuale come Texcare, dove tutti sanno già tutto di tutti, e vince chi capitalizza meglio una propria visione globale del mercato”.

“Tornando ad allora, è durante la Campionaria del 1980 – continua Balbi – che avviene l’incontro fondamentale con Girbau, marchio proveniente da un Paese come la Spagna, in quel periodo appena affacciatasi alla ribalta europea dopo la fine della dittatura franchista. Una partnership durata per trent’anni con grande successo, nostro e di Girbau, fino alla nascita di Girbau Italia, che nel 2010 ci ha costretto a cambiare completamente rotta”.

Sono mutamenti a cui Tecnowash si dimostra per fortuna e, ancor prima, “per merito”, pronta. In particolare da quando, nel 1999, ancora una volta con una frenetica corsa, ma stavolta fatta davvero a 180 all’ora, inizia la propria feconda relazione con American Dryer Corporation, potenza mondiale degli essiccatoi, nota anche come ADC. “Una volta appreso che l’azienda americana è rimasta priva di un agente italiano – ricorda Daniele Balbi – ci precipitiamo in macchina all’aeroporto di Venezia, dove i manager di ADC stanno imbarcandosi per rientrare negli Stati Uniti. Riusciamo a incontrarli prima del decollo, il tempo necessario per porre le basi di un’intesa che dura tuttora, consentendoci non solo di agire nella stretta attualità, ma anche di programmare quel ‘futuro’ divenuto oggi quasi un optional in un’economia drammaticamente priva di orizzonti, di fattori di sviluppo”.

Ed è proprio sul domani che si gioca in modo decisivo e qualificante la partita di Tecnowash. Ciò è favorito non solo dalla qualità indiscussa del marchio ADC, ma anche dalla gamma universale dei prodotti distribuiti da Tecnowash, essiccatoi la cui portata spazia dai dodici chili della piccola lavanderia ai due quintali e passa della grande struttura industriale. Una copertura totale dalla quale deriva quella capacità di penetrazione nei mercati su cui Tecnowash punta le proprie strategie espansive. “Fondamentale – spiega Balbi – è attivare un volume di affari così ingente, da farci ottenere i prezzi più vantaggiosi da parte delle case madri, in modo da attutire in modo significativo, per noi e per i produttori, i contraccolpi negativi dei pagamenti tardivi che caratterizzano un periodo recessivo come questo”.

“Si comprende dunque che la nostra partecipazione a eventi importanti, e aperti al mondo intero, come Texcare – precisa il marketing manager dell’azienda milanese – è finalizzata a creare partnership con soggetti interessati a esportare in Paesi emergenti, come ad esempio quelli dell’est europeo, prodotti di cui siamo concessionari, a cominciare dalla linea AD. In questo modo contiamo di arrivare entro il 2013 agli stessi livelli di vendita ottenuti quando lavoravamo con Girbau: per il solo mercato italiano 150 macchine, il doppio per quello europeo”.

E’ una prospettiva di sviluppo fondata in buona parte sulla specificità della produzione ADC, a sua volta tarata in modo decisivo su future, e virtuose, trasformazioni del mercato. La “virtù” a cui si fa riferimento non è slogan, ma priorità perseguita dall’azienda americana sul versante dell’ambiente. Ne dà testimonianza l’attuale linea di prodotti ADC Solaris, realizzati fino a una portata di 35 chili, e la cui eco-compatibilità significa in termini concreti un risparmio di consumi del 30% rispetto alla produzione tradizionale della casa americana. Ma Solaris va vista anche come tappa intermedia in direzione di quella linea EcoDry destinata a sostituirla integralmente entro pochi mesi, basandosi su filtri ancora più capienti e su materiali ancora più resistenti degli attuali, in modo da abbinare i vantaggi ecologici di Solaris alle alte prestazioni della linea AD classica. Ciò comporta anche standard di eccellenza applicati a EcoDry, come i pulsanti di emergenza e l’inox adottato sia per i frontali che per i cesti, in modo da ottenere una produzione leader nel comparto specifico del “wet cleaning”, dove le procedure di lavaggio sono finalizzate a una delicatezza indispensabile per determinati capi.

Guardare al futuro significa inoltre investire in prodotti di nicchia che abbinano alta sofisticazione tecnologica e pratici vantaggi di impiego, come gli essiccatoi ADC, della linea Cabinet, cabine-armadio ideate per capi che, a causa dei loro materiali e delle loro finiture, soffrono le tradizionali modalità di asciugatura; è il caso delle tute dei vigili del fuoco, e delle divise utilizzate dal personale del Pronto Soccorso. Analoghe considerazioni valgono per la linea Hepa, ovvero sistemi di filtraggio ad alta tecnologia applicati ad ambienti come le camere sterili degli ospedali.

L’importante è, secondo Tecnowash, trarre tutte le conseguenze possibili da un mercato globale che ha abbattuto confini storici, e introdotto nuovi modelli di relazione e sviluppo. Lo si comprende dal bellissimo sito che i creativi marchigiani di Puntidivista studio hanno realizzato per l’azienda milanese, attivando tutte quelle potenzialità di comunicazione con eventuali clienti e partner ancora una volta da ricondurre alle specificità più virtuose di un presente non solo difficile.

“Fino a pochi anni fa – conclude Daniele Balbi – era impensabile ipotizzare strategie di ingresso in mercati come la Scandinavia, caratterizzati da produzioni di avanguardia in tutto il comparto degli essiccatoi e delle macchine per lavanderia. Oggi invece si può pensarlo concretamente, magari sulla base di intese con marchi di lavatrici interessati a espandersi a loro volta nel nord Europa”.

Sfidare finnici e svedesi sul loro terreno, notoriamente nevoso. E’ più che mai una questione di “trampolino”.

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