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ASSOSECCO/GUIDA LAVANDERIA — Dall’etichetta al lavaggio, istruzioni per l’uso

Guardando l’etichetta di composizione possiamo prevedere i possibili inconvenienti che si potranno verificare durante l’uso e la manutenzione.
Essa dà molte informazioni utili circa l’eventuale presenza di difetti sui capi in ricezione, ma anche sui possibili inconvenienti che si possono evidenziare o originarsi durante il lavaggio stesso.
Ce ne parla l’ing. Cianci che collabora con Assosecco per le perizie specialistiche su capi danneggiati. In questo modo gli associati possono contare sulla professionalità e competenza di un laboratorio di analisi al vertice della qualità nel nostro Paese

Confrontando tra loro, grazie alle etichette, tutte le fibre che possono comporre i capi, variabile per variabile, e tenendo conto delle proprietà delle singole fibre componenti, potremo prevedere il loro comportamento durante l’uso e la manutenzione (eventuali difetti originatisi durante l’indosso in maniera non vistosa si evidenziano con il lavaggio), per regolarci poi di conseguenza.
L’acetato, la seta e il lino hanno una bassa resistenza all’abrasione, come indicato in figura seguente.

Capo in lino: con lo sfregamento indosso e/o il lavaggio e/o la smacchiatura si asporta del legno assieme al colore, e quindi il tessuto sbiadisce.
Non smacchiare i capi in lino, in quanto lo sfregamento provoca chiazze più chiare per abrasione delle fibrille di legno colorate.
Fodera in acetato/viscosa: il cliente lamenta, dopo il lavaggio, la lacerazione della fodera giacca localizzata sul bordo inferiore, come da foto seguente.

La fodera è costruita con un filo nero di ordito in viscosa e filo bianco di trama in acetato. Si nota l’integrità dei fili di viscosa e la rottura dei fili di acetato.

Fodera in acetato: lacerazione per abrasione del fondo. Quando si ricevono capi in acetato
o in mista acetato e altre fibre è bene controllare la presenza di abrasioni nelle zone più sollecitate
del capo.
VISCOSA: nel grafico seguente è rappresentata la resistenza meccanica a secco e a umido delle varie
fibre. Alcune fibre quali il cotone e il lino (molto resistenti), sono più resistenti ad umido che a secco.
La viscosa presenta di per sé una bassa resistenza meccanica e quando è umida perde ulteriormente
un 60% del suo valore. È pertanto necessario controllare nei capi in viscosa o misti viscosa la presenza
di lacerazioni o microfalli, nelle zone del tessuto a contatto con oggetti metallici quali fibbie, spille, medagliette, bottoni a spigolo, ecc.

Coprimaterasso in viscosa: il contatto con il telaio del letto o con la rete provoca la lacerazione della viscosa.

Nel diagramma seguente è rappresentato il comportamento al lavaggio delle varie fibre.

INFELTRIMENTO DELLA LANA: è causato dalla presenza delle scaglie sulle fibre come da foto seguente:

In ambiente umido e basico le scaglie si aprono e l’agitazione meccanica del lavaggio provoca lo scivolamento delle scaglie tra di loro, con compattamento del tessuto.
Il lavaggio dei capi di lana richiede particolari precauzioni: è possibile il lavaggio ad acqua a mano a temperature non superiori ai 35°C, utilizzando saponi neutri e riducendo al minimo l’agitazione meccanica altrimenti la lana infeltrisce (il capo si compatta riducendo le sue dimensioni in entrambi i sensi); tale rientro detto di “infeltrimento” è irreversibile.

Oggi esistono nuove macchine professionali ad acqua Wet Cleanig (il simbolo di lavaggio si indica
con W (VEDI SIMBOLO NELLA TABELLA)  che consentono di lavare in acqua qualsiasi capo in lana senza provocare infeltrimenti .

Si utilizza un lavaggio delicato a culla e si inseriscono nel lavaggio opportuni prodotti necessari per evitare l’infeltrimento.
Due scuole di pensiero per evitare infeltrimenti sui capi in lana:
– Impiego di prodotti per abbassare il pH e portarlo ad acido: in ambiente acido la lana non infeltrisce in quanto le scaglie delle fibre non si aprono.

– Impiego di prodotti tipo silicone che ricoprono le fibre riducendo l’attrito.

Rilassamento dei capi in cotone: le fibre di cotone a causa della loro bassa elasticità accumulano durante il ciclo tessile (filatura, tintura, finissaggio, tessitura) delle tensioni che poi in acqua vengono rilasciate con rientri conseguenti

Poliestere o nylon “in puro” o in mista: rientro per calore in fase di stiro o per mancanza di termo-fissazione; tali fibre sono sensibili al calore secco. I piumini, ad esempio, vengono stirati su manichino e, se il calore secco è alto, il tessuto si accorcia e il cliente se ne accorge dal raccorciamento delle maniche, come indicato in figura

di Vittorio Cianci  – Titolare di LART (Laboratorio Analisi e Ricerca tessile), Carpi (Modena)
Rivista Detergo – Giugno 2018

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